L’EDITORIALE di Gaspare Stumpo

DUE DOMENICHE FA, vale a dire lo scorso 14 dicembre, il sindaco di Rogliano, Pietro Oliveti, ha annunciato che il pit Savuto sta per entrare nella sua fase operativa. Oliveti, che oltre ad essere il primo cittadino del maggior centro del comprensorio, è anche presidente dell’Unione dei comuni “Terre del Savuto”, nonché responsabile dello stesso pit n° 10, ha precisato “che le schede di progetto delle operazioni dei comuni del Savuto prevedono investimenti per un importo complessivo di circa 8 milioni di euro”.Per chi non fosse a conoscenza dell’argomento, il pit, ovvero il piano integrato territoriale, non è altro che uno strumento di supporto allo sviluppo locale, che dovrà  indirizzare fondi ad attività  artigianali e turistiche, in particolare alla neo imprenditoria giovanile, e favorire nello stesso tempo utilizzo di nuove tecnologie. Premesso il finanziamento di 8 milioni di euro, circa 16 miliardi delle vecchie lire, resta al momento solo una previsione (sarebbe gran cosa l’ottenimento dell’intera somma e in tempi relativamente brevi), su questo argomento, ma più complessivamente sulle idee e sulle proposte che attengono all’economia del territorio, nei giorni scorsi si è registrato un intervento particolarmente critico nei confronti della Regione Calabria (maggioranza di centrodestra e minoranza di centrosinistra) da parte dell’attuale sindaco di Santo Stefano di Rogliano, Francesco Garofalo. Secondo Garofalo “si registra un fermento di idee e di iniziative da parte degli enti locali che non giustificano i ritardi accumulati dalla Regione nel valutare gli elaborati”. “I sindaci e gli amministratori comunali del Savuto – ha spiegato il primo cittadino – aderenti al pit, all’Unione dei comuni e ad altre iniziative similari, si stanno distinguendo per il grande impegno, ma assistono all’assenza della politica regionale”. Come dire, in questa zona gli amministratori stanno cercando in tutti i modi di mettere in piedi un sistema di idee, ma dall’altra parte sembra non ricevino le giuste attenzioni. Cronaca di una storia già  sentita. Le prime critiche al servizio di Metropolitana Leggera di superficie arrivano dal giovane sindaco di Panettieri, Salvatore Parrotta, portavoce, nell’occasione, delle istanze di una comunità  (la sua) costretta a vivere condizioni di marginalità  rispetto al resto del comprensorio, soprattutto per questioni relative ai collegamenti. Parrotta, come del resto molti altri amministratori di comunità  piccole o interne, porta il malcontento di quelle popolazioni “figlie di nessuno”, per le quali sarebbe ora, finalmente, di produrre maggiori sinergie istituzionali e investimenti concreti sul piano della viabilità  e delle infrastrutture. Ad oggi e non a caso, serve rimettere i sesto le strade che collegano i nostri paesi, la Salerno-Reggio Calabria, la 106 Ionica. Da queste parti bisogna completare la superstrada Piano Lago-Medio Savuto, finanziare investimenti sulla viabilità  rurale a vantaggio delle aree a vocazione agricola e turistica. Altro che spot televisivi e Ponte sullo Stretto (a proposito, di recente è stato realizzato a cura di Enrico Di Giacomo, Giampiero Neri e Renato Accoriniti, tre pacifisti siciliani, un calendario con sedici fotografie per dire No al Ponte, il cui ricavato sarà  utilizzato per attività  a favore dell’ambiente). Nei giorni scorsi, intanto, come ogni fine anno, sono stati diffusi i dati relativi al Rapporto sulla qualità  della vita in Italia, curato dall’Università  La Sapienza di Roma e dall’Università  delle Marche. Dallo studio, attraverso il quale i due atenei hanno monitorato il tenore di vita, gli affari, il lavoro, l’ambiente, il tempo libero, i servizi, la criminalità , il disagio sociale e personale, è emerso nel complesso che la provincia dove si vive meglio in Italia è quella di Belluno; quella dove si vive peggio è Reggio Calabria. La provincia di Cosenza non sta meglio, anzi, è l’ultima nella classifica (parziale) del tenore di vita. Un brutto segnale, una involuzione che rischia di far scivolare il nostro territorio in un baratro senza precedenti, che dovrebbe, invece, risvegliare attenzioni oggi troppo (troppo) sopite. Ma forse di questi tempi ci interessa di più la fine della love story tra Valeria Marini e il produttore cinematografico Vittorio Cecchi Gori. Una ultima cosa: nel 2004 si festeggeranno gli Ottanta Anni della Radio. In Italia, infatti, il servizio di radiodiffusione ebbe inizio nel 1924, quando entrò in funzione la prima stazione radiofonica. E’ un avvenimento a cui ci piace pensare con un orgoglio, soddisfazione e perché no, anche con un pizzico di nostalgia. Molti di noi impegnati nel mondo del giornalismo e dell’informazioni, negli Anni Settanta e Ottanta, hanno mosso i primi passi proprio all’interno delle radio private, con poco e senza la grande tecnologia del momento. Anche Radio Hit festeggerà  i suoi 25 anni di attività . Ricordi che si mescolano a ricordi. Una buona settimana a tutti

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