Pietralata! Rogliano/Marzi: Luogo-Simbolo Gioachimita? di Leonardo Falbo

Nella vicenda umana e spirituale dell’Abate Gioacchino da Fiore – così come nella vasta produ zione storico-letteraria sul Calabrese <> – il luogo di Pietralata assume valenze e significati rilevantissimi. Sia nelle testimonianze “dirette” che in quelle raccolte in epoche successive, il toponimo – ancorché variamente riportato e indicato – non solo ritorna frequentemente al pari di altri (Celico, San Giovanni in Fiore, Cosenza, Corazzo, Casamari ecc.), ma si staglia come luogo particolare, luogo simbolo, per alcuni aspetti “decisivo” e di “svolta”, nella vita monastica, nel senso religioso, nell’impegno esegetico e nella produzione scritta dell’Abate. Nel grande e continuo suo pellegrinaggio materiale e spirituale, Pietralata rappresenta, infatti, un momento di discontinuità , il luogo di più profonda riflessione, di più intenso lavoro speculativo; il momento delle decisioni più importanti e significative che caratterizzano la vita e l’opera del Monaco e – nel contempo – un elemento non trascurabile della ricerca e degli studi gioachimiti. L’idea di Gioacchino di dar vita ad un nuovo movimento spirituale e di profondo rinnovamento religioso maturò proprio a Pietralata. <>. Dello stesso parere è Fabio Trocarelli che in un suo recente lavoro scrive: <>. Questo testo, sebbene incompiuto, <>. Da Pietralata, che egli nominò “Pietra dell’Olio” – dunque – Gioacchino partì per la Sila per gettarvi le fondamenta della Congregazione Florense. Il luogo “Pietralata” è riportato in quasi tutte le fonti gioachimite, sia coeve che successive; ma qualche indicazione più particolare del sito si rileva nel testo Vita di Gioacchino (attribuito ad un autore anonimo, ma di Ruggero di Aprigliano, fraterno amico dell’Abate). << Å e questi il signore di Oliveto, nella villa del quale c’è un luogo, fra i monti, chiamato Pietralata che Gioacchino nominò Pietra dell’Olio; e in esso scelse un porto di quiete e un angolo appartato>>. Innumerevoli sono le contrade e i siti in provincia di Cosenza (e non solo) che possono condurre a deduzioni circa la localizzazione dell’eremo di Gioacchino! Ma suggestioni (anche le più fantasiose), ipotesi (anche le più ardite) e quant’altro devono – comunque – essere suffragate e supportate da riflessioni, argomentazioni e deduzioni storiche, bibliografiche e cartografiche, che denotano – in definitiva – l’aspetto “scientifico” della ricerca (che non deve necessariamente dare risultati in termini di “vero/falso”). Non pochi studiosi di Gioacchino hanno creduto di individuare la località  proponendo siti diversi, a volte con argomentazioni e deduzioni non sempre coerenti e supportate da adeguati riferimenti storico-bibliografici e cartografici. Tra gli altri – e più recentemente – don Giovanni Lavigna ha creduto di individuare Pietralata presso Mesoraca <>, nonostante lo stesso reverendo affermi che nel 1187 Gioacchino <>. Posto che Mesoraca non è affatto vicino a Corazzo, mentre lo è certamente Pietralata, l’ipotesi presenta un’intrinseca contraddizione di base. Inoltre, il toponimo Petraia si riscontra per centinaia di siti tra il Cosentino e il Catanzarese!. Don Livigna dice quel che Herbert Grundmann lascia intendere; la sua ipotesi, infatti, ha come base alcuni elementi di ricerca dello studioso tedesco, che tentano d’individuare non tanto la località  di Pietralata quanto il famoso personaggio che gliene avrebbe fatto dono: tal Oliveto/i Pietro/ Domenico (come riportano le più “accreditate” biografie di Gioacchino), che lo storico identifica con Ugo Lupinus, conte di Catanzaro, personaggio influente nella corte di Palermo. Ma, a tal proposito, il Grundmann, non solo chiarisce che si tratta di “congetture”, ma aggiunge: << Å non si riesce a scoprire il fratello vescovo di Ugo (le biografie riferiscono di un fratello vescovo del personaggio proprietario di Pietralata, nda) a meno che non sia quel Roberto che dalle testimonianze risulta vescovo di Catanzaro nel 1167>>. In verità  il Grundmann, che definisce pietralata <>, non giustifica affatto la “trasformazione onomastica”Oliveto -i/Lupinus, né appare molto convincente allorché, con riferimento al lavoro di Domenico Martire, La Calabria sacra e profana, che – come si vedrà  successivamente – parla di annotazioni manoscritte che fanno riferimento sia ad un Pietro che ad un Domenico Oliveti, chiarisce: <>. Non solo. Il Grundmann, indicando Pietralata in un luogo <>, non corrobora ulteriormente la sua tesi. La questione, peraltro, non è recente. Qualcuno ha ritenuto di localizzare Pietralata nella Sila. E’ il caso di Domenico Bianchi che in un suo opuscolo del 1870 scrive: <>. A meno che l’autore non indichi la Sila in senso lato e generico (cosa probabile) risulterebbe singolare denominare un sito di elevata altitudine con espressione che riporta agli ulivi e all’olio! D’altronde, lo stesso autore aggiunge: Ritornò a Pietralata: quivi non dimorò che pochi mesi e, desideroso d’internarsi nei più fitti boschi della Sila in cerca della massima solitudine che giammai fosse stata per il passato, stimando questa l’unica delizia per la sua vita, cominciò a camminare lungo le più altre e fredde cime di quei monti>>. Nella prospettiva dell’individuazione del sito, non pare azzardato supporre che il “luogo-simbolo” Pietralata si trovasse in territorio di Rogliano (Cosenza), precisamente nel rione “Marzi” oggi comune autonomo. Innanzitutto, non pochi riscontri e significative circostanze concordano a localizzare – più correttamente – Pietralata in <>, <>. E il territorio Rogliano-Marzi ricade esattamente in tale area geografica. Non solo. Il sito oggetto dell’ipotesi non è molto distante da Celico, per cui l’episodio che lo stesso Domenico Bianchi riporta a proposito della visita fatta da Gioacchino al padre morente può essere visto quale supporto all’ipotesi stessa: la narrazione, infatti, lascia intendere che l’Abate raggiunse Celico (da Pietralata) nell’arco di una notte. Riprendendo dal testo di Ruggero di Aprigliano (ma consultando anche quello di Luca Campano), Domenico Martire, nella sua importante quanto discussa (sul piano storiografico-scientifico) opera, scrive: << Å venendo Gioacchino richiamato dal Papa Clemente III, per veder l’esposizione sopra l’Apocalisse, incaricatagli dal suo predecessore, e avendolo nella presenza de’ Cardinali udito, e ben conosciuto in esso il dono dell’intelligenza, che sopra tutta la sacra Scrittura havea, massimamente sopra l’Apocalisse, gli concedette altresì facoltà , e più ampia, di potere in tal mestiere applicarsi, con anche esimersi affatto dalla cura del Monastero. Quindi Gioacchino ed pochi monaci ritirossi in un luogo chiamato Pietralata alle montagne della villa d’Oliveto, di cui era padrone un tal Pietro suo amico, ed anche famigliare (molto amico, nda) dell’imperatore di Costantinopoli>>. Questo passo è contraddistinto da due note. Nella prima, relativa a Pietralata, si legge: <>; nella seconda (Pietro) si chiarisce: <>. Nel territorio di Marzi, in un habitat particolarmente favorevole alla vegetazione dell’ulivo, vi è una località  denominata, da tempo immemorabile,”Pietralata” (ove si staglia un monolito) vicino ad un fondo <> (vi si trova una <>), su un antico sentiero (indicato come <>), diramazione di un’antica strabella che portava nei pressi di Corazzo. Si tratta probabilmente di quel percorso che congiungeva il Lametino con il sud-Cosentino, e in particolare l’area della Diocesi di Martirano con il Roglianese, attraverso il bacino fluviale del medio Savuto che, proprio nei pressi di Pietralata, riprendeva l’antico tracciato della via Popilia: un percorso “storico” teatro di importanti eventi storici, passaggio obbligato di eserciti e carovane. Si ricordano, tra gli altri, i passaggi e gli episodi funesti relativi ad Enrico Lo Sciancato, figlio di Federico II, nel 1242, e ad Isabella d’Aragona, moglie di Filippo l’Ardito, nel 1271, (sepolti entrambi nel duomo di Cosenza) nonché il passaggio dell’Imperatore Carlo V <>. Quella degli Oliveti era una “storica” famiglia patrizia di Marzi con rappresentanti negli uffici politici e giudiziari, proprietaria di non poca parte dell’agro marzese, allora territorio di Rogliano. Numerosi documenti catastali del Settecento e dell’Ottocento riferiscono di personalità  della famiglia Oliveti, con ricorrenza di nomi Pietro e Domenico (un Pietro Oliveti nel Settecento risulta Giudice di Tribunale in Lagonegro). Altre indicazioni – ancora – lasciano dedurre, con elevata e significativa rispondenza, la presenza di Gioacchino nel territorio Rogliano-Marzi, non ultima il toponimo di una contrada vicino a Pietralata: Colle d’Abbate. Il Papa Clemente III, dopo aver concesso (8 giugno 1187) a Gioacchino la facoltà  di lasciare la cura del monastero per impegnarsi maggiormente negli studi e di ritirarsi a Pietralata, con Bolla del 29 dicembre 1188, incluse tra le donazioni fatte alla Sambucina <>. ° ° ° * LEONARDO FALBO Laureato in Filosofia presso l’università  degli Studi della Calabria, insegna Italiano e Storia negli istituti superiori. Si occupa di circuiti culturali, con particolare attenzione alle vicende calabresi. Oltre a diversi lavori di storia su riviste e giornali, ha pubblicato: Vincenzo Gallo – ‘U Chitarraru. Drammaturgo e Pedagogo, Cosenza, Editoriale Progetto 2000, 1991. Fascismo e Antifascismo in Calabria – Il caso di Rogliano, Cosenza, Edizioni Orizzonti Meridionali, 1995. Un Santo per il popolo. Vita, prodigi e profezie di frà  ‘Ntoni da Panettieri, Cosenza, Editoriale Progetto 2000, 2003. Hanno collaborato alla ricerca: Don Enzo Gabrieli (vice Postulatore per la Causa di Canonizzazione del Servo di Dio G. da Fiore). Luigi Costanzo (bibliografia e archivistica). Aurelio Scaglione (territorio e cartografia). Antonello Stumpo (elaborazione fotografica). Gaspare Stumpo (informazione e ricerca catastale). Le foto si riferiscono al sito “Pietralata”, località  in agro del Comune di Marzi in provincia di Cosenza (Italia). Per informazioni: gasparestumpo@libero.it

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