Commercio, le ragioni della crisi. Di Gaspare Stumpo.

A Rogliano si riaccende il dibattito, mancano però le proposte. 

 

A Rogliano la notizia della chiusura delle due macellerie dei fratelli Vincenzo e Giovanni Ambrogio, ha provocato numerosi commenti sia tra i cittadini-clienti, sia nel mondo politico locale.

Nonostante le saracinesche abbassate già  da tempo, non tutti, infatti, da queste parti si erano resi conto della drastica decisione del gruppo Ambrogio di sospendere contemporaneamente le attività  situate nel centro storico di Rogliano (nella foto, Corso Umberto).

Il tutto dopo decenni di sacrifici e per giunta dopo numerosi investimenti indirizzati all’ammodernamento dei locali e all’ampliamento dell’offerta per quanto riguarda i prodotti di settore.

Una vicenda che ha fatto scaturire, in ogni caso, l’ennesima discussione sullo stato dell’economia del territorio.

Il mercato cambia e si evolve – abbiamo detto – ma con ripercussioni negative soprattutto nei confronti di medie e piccole botteghe di paese, costrette a misurarsi, ormai, con la grande concorrenza dei nuovi ipermercati urbani.

Una situazione che per certi aspetti oggi sembra rasentare il paradosso: da una parte si sente dire dai molti negozianti che i prezzi, in loco, restano sostanzialmente concorrenziali (dai dati non si registra nemmeno un calo delle attività  in sede fissa), dall’altra, invece, si assiste ad un mutamento dell’attenzione della clientela verso altre realtà  commerciali, anche dell’immediato circondario.

A ciò potrebbe avere contribuito una mancanza di strategie e di coordinamento tra aree comunali contermine, tra enti locali e negozianti, tra commercianti stessi, in grado di attrarre flussi o quantomeno di mantenere costante l’andamento della richiesta rispetto al passato.

L’insieme di questi fattori, unitamente alla carenza di ricchezza (che da queste continua a manifestarsi in molti strati della popolazione), di innovazione e di iniziative di riqualificazione degli spazi urbani, il fenomeno di depauperamento del commercio locale, a meno di miracoli, sembra destinato, probabilmente, a proseguire anche in futuro.

A nostro avviso, la scelta dei fratelli Ambrogio di gettare la spugna assume contorni preoccupanti.

Siamo convinti, infatti, che la decisione dei due imprenditori roglianesi della carne di “chiudere bottega” dopo quattro generazioni, non solo porta via un pezzo di storia del commercio di questa città , ma rappresenta, pure, un chiaro segnale di allarme per l’economia del comprensorio.

Dispiace, però, constatare che in tutta questa vicenda, aldilà  dei soliti commenti di piazza, nessuna presa di posizione è pervenuta dal mondo politico e istituzionale, sia come momento di vicinanza verso un’Azienda e verso una Famiglia che ha fatto del lavoro un principio fondamentale del proprio vivere, sia per trarre dall’esperienza utili indicazioni per il futuro e mantenere alta l’attenzione sul fenomeno.

E’ sbagliato – a nostro avviso infatti – adeguarsi passivamente agli eventi solo perché questi appartengono ad un’epoca di grandi cambiamenti ai quale rassegnarsi (attratti o intimoriti) e magari senza grandi sforzi.

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