Le Comunità  montane devono avere un futuro.

 Il parere di Giovanni Marsiglia.

“Le comunità  montane per avere un futuro debbono disporre di un assetto funzionale proprio stabile, coerente con la dimensione territoriale, accompagnato da una potestà  tributaria e finanziaria che responsabilizzi le amministrazioni sull’uso delle risorse”.E’ quanto sostiene in una nota il capogruppo di maggioranza presso la Comunità  montana del Savuto, Giovanni Marsiglia, intervenuto, nelle scorse ore, nel quadro della discussione che in questi giorni sta interessando gli enti montani calabresi. “Questi enti – spiega Marsiglia – non possono sopravvivere a lungo se su di essi non si spostano nuove funzioni, o peggio, se si cerca di scaricare su di essi funzioni <rogna> che nessuno vuole svolgere, o se sono lasciate alla mercé dei trasferimenti di comuni membri e regioni”. Secondo l’esponente dei democratici di sinistra, che per diverso tempo ha ricoperto pure il ruolo di presidente di comunità  montana, “a un ente di secondo livello, cui si attribuiscono funzioni e autonomia fiscale, va assicurata una rappresentanza politica che passi direttamente dall’elettorato”, mentre “all’attuale investitura comunale occorre sostituire l’elezione diretta degli organi”. Sempre a giudizio di Marsiglia “va anche contrastata la duplicazione su un unico territorio comunale di due forme associative analoghe: comunità  montane e unioni di comuni, in quanto – ha sottolinea – genera confusione e fa lievitare inutilmente i costi dell’intervento pubblico”. “Le comunità  montane si interrogano sul loro futuro – prosegue il dirigente della Quercia. Ogni qualvolta una riforma modifica gli assetti locali, il mondo che ruota intorno a questi enti entra in fibrillazione”. Per Giovanni Marsiglia, quindi, “la prima sensazione è di sconforto, poiché – scrive – sia a livello statale che regionale, persiste l’atteggiamento di non affrontare in maniera organica le questioni ancora irrisolte. Contrariamente a quanto avvenuto per le cosiddette città  metropolitane che, sebbene inesistenti, hanno ottenuto pieno riconoscimento costituzionale, le comunità  montane, operanti da ormai un trentennio, non hanno una copertura costituzionale immediata e diretta”.”E’ maturo il tempo – afferma il capogruppo dell’Ulivo – di dar corpo a una comunità  montana potenziata, che sappia indossare gli abiti di un grande comune di montagna, cui siano attribuite specifiche funzioni collegate alle peculiarità  del proprio territorio”. “Occorre coraggio – conclude Marsiglia – per dare una svolta decisiva al percorso intrapreso agli inizi degli Anni Settanta con l’istituzione delle comunità  montane, che non possono più essere lasciate nel guado”.

G.S.

 Giovanni Marsiglia.

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