Aiello C: conclusi i festeggiamenti in onore di S. Geniale

Restaurato l’antico busto del martire

In una giornata baciata da un caldo sole primaverile, domenica scorsa, si sono conclusi i festeggiamenti dedicati a S. Geniale. Quelli di quest’anno, in forma più solenne in virtù della ricognizione canonica sulle spoglie del martire voluta da Monsignor Agostino, metropolita di Cosenza-Bisignano e del restauro del pregevolissimo busto reliquiario del ‘700, hanno riaffermato e consolidato il legame secolare degli aiellesi con il loro protettore.  La festa, intensa e partecipata (tantissimi i fedeli del luogo, del comprensorio e di altri paesi di Calabria (si è visto anche un pullman di turisti da Polistena), è iniziata nel Convento degli Osservanti con la inaugurazione del busto reliquiario. Alla cerimonia hanno presenziato, tra le autorità  religiose, civili e militari: Monsignor Merenda, delegato dal Vescovo Mons. Agostino, don Ortensio Amendola, arciprete di Santa Maria Maggiore, accompagnato da padre Pio dei Francescani di S. Bernardino di Amantea e da don Leonardo Bernardo; il sindaco Francesco Iacucci in fascia tricolore e gonfalone civico con la polizia municipale; i carabinieri della locale stazione comandata dal Maresciallo Francesco Vita. Dal Convento degli Osservanti, la statua portata a spalla in processione, tra le note festanti della banda musicale ed il lancio dei palloni aereostatici detti di San Geniale, ha fatto il suo ingresso ad Aiello. Un ingresso trionfale, testimoniato anche dalla esposizione dai balconi di ricchi damaschi, che ha voluto rievocare la volontà  del popolo espressa già  nel 1808 di custodire in S. Maria Maggiore le reliquie sino ad allora nella cappella “fuori le mura” dei duchi Cybo. Qui, nella chiesa dove si venera da più secoli il protettore degli aiellesi, è stata officiata la S. Messa, al termine della quale, prima di andare di nuovo in processione, l’amministrazione comunale ha voluto ricordare con la consegna di una targa-ricordo in argento, i 50 anni di parrocato di don Amendola, compiuti il 24 gennaio di quest’anno. Nel pomeriggio, tutto si è svolto secondi i programmi dell’assessorato comunale alla cultura che ha programmato le iniziative esterne. A cominciare dalla visita guidata (erano presenti una delegazione di Italia Nostra con il presidente regionale Carlo De Giacomo; i responsabili del Club Unesco di Cosenza di recente costituzione; ed anche una delegazione del sito Web Cosenzainrete), che ha sortito quello che si proponeva: far conoscere le bellezze dell’antico borgo, ma anche sensibilizzare sulla necessità  di avere più cura per l’arte di cui è orgogliosamente ricco il paese e correre ai ripari, per salvare alcune testimonianze di pregio che al momento paiono inevitabilmente prede indifese dell’usura del tempo. Emergenze di rilievo come la cappella Cybo, i palazzi storici e le chiese, magistralmente illustrate nelle sue valenze storiche ed artistiche dal giovane studioso di storia dell’arte, Gianfrancesco Solferino. La cornice festosa si è ancor di più arricchita con il folcloristico torneo del formaggio, di antica tradizione, e con un delizioso concerto di fiati tenutosi in S. Maria Maggiore dal “Quartetto Impressionist”. Un discorso a parte merita la statua lignea (il restauro è stato completato il 28 aprile scorso dal laboratorio “Daniela del Francia” di Roma, grazie alla generosità  della committente famiglia Solferino), che è ritenuta dagli esperti d’arte un capolavoro della produzione napoletana del ‘700.  A seguito del sacrilego furto, avvenuto intorno al 1790 in favore del Principe Pinelli di Belmonte, di una delle Sacre Reliquie del Martire (arrivate nella cittadina nel 1667 per interessamento del Cardinale Alderano Cybo, fratello di Alberico II Principe di Massa e Duca di Ajello), il popolo ajellese decise di commissionare (per 120 ducati) una statua che le potesse adeguatamente custodire. Era la prima domenica di maggio del 1797, quando il busto del Patrono, realizzato a Napoli, veniva montato sullo scrigno contenente le reliquie del martire. In tale occasione vennero offerte la corona e la palma d’argento, trafugate, poi, nella notte del 28 aprile del 1939 (la stessa data del termine dell’attuale restauro!) ed in seguito sostituite con le attuali anch’esse in argento.

Il sindaco Francesco Iacucci e l’arciprete don Ortensio Amendola scoprono il busto restaurato

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