LInfluenza Aviaria: cosè, dove si sviluppa, prevenzione

a cura del Dott. Gianfranco GRECO *

Influenza Aviaria
 
 
Che cos’è
 
Nel 20° secolo ci sono state tre pandemie legate a virus di tipo influenzale. Tutte si sono diffuse nel mondo entro un anno dal loro esordio. Sono:
¯     1918-19, “Spagnola”, da virus A(H1N1), causò il più alto numero noto di morti: da 20 a 50 milioni di persone potrebbero essere morte in tutto il mondo a causa di questa influenza.
¯     1957-58, “Asiatica”, da virus A(H2N2), causò circa 70.000 morti negli Stati Uniti. Dalla prima identificazione avvenuta in Cina, alla fine del febbraio 1957, il virus si diffuse fino agli Stati Uniti.
¯     1968-69 “Hong Kong” da virus A(H3N2), causò approssimativamente 34.000 decessi negli Stati Uniti. Questo virus era stato identificato in Hong Kong all’inizio del 1968 e si diffuse negli Stati Uniti entro un anno. Il virus A(H3N2) circola ancora oggi, provocando epidemie stagionali, per le quali è ora possibile una prevenzione con il vaccino.
L’influenza aviaria è un’infezione dei volatili causata da virus influenzali del tipo A. Può interessare sia gli uccelli selvatici sia quelli domestici (per esempio polli, tacchini, anatre), causando molto spesso una malattia grave e perfino la morte dell’animale colpito. I virus influenzali appartenenti al tipo A possono infettare anche altri animali (maiali, cavalli, delfini e balene) e purtroppo anche l’uomo.
La maggior parte dei virus influenzali aviari non provoca sintomi o provoca sintomi attenuati negli uccelli selvatici, in particolare uccelli acquatici migratori, che costituiscono pertanto il serbatoio naturale dell’infezione.
Gli uccelli infetti, anche se non visibilmente malati, eliminano il virus con la saliva, con le secrezioni respiratorie e con le feci; il contatto di uccelli suscettibili con questi materiali, o con acqua contaminata da questi, determina la trasmissione dell’infezione; la trasmissione oro-fecale è la modalità  di trasmissione più comune.
Il virus può sopravvivere nei tessuti e nelle feci di animali infetti per lunghi periodi, soprattutto a basse temperature (oltre 4 giorni a 22° e più di 30 giorni a 0°) e può restare vitale indefinitamente in materiale congelato. Al contrario, è sensibile all’azione del calore (almeno 70°) e viene completamente distrutto durante le procedure di cottura degli alimenti. Non c’è nessuna prova che faccia pensare a un rischio di contrarre l’influenza aviaria consumando uova, anche crude.
 
 
Dove si sviluppa
 
Il virus dell’influenza aviaria si è sviluppato inizialmente nei Paesi del Sud-Est asiatico, a metà  del 2003. Ma con il passare del tempo, a partire dalla fine di luglio 2005, sia la Russia che il Kazakhistan hanno segnalato casi di influenza aviaria nel pollame e mortalità  negli uccelli migratori infettati dal virus.
Focolai epidemici (in animali) sono stati attribuiti al contatto tra volatili e uccelli selvatici attraverso la condivisione di fonti idriche. Si è trattato dei primi focolai epidemici di virus influenzale aviario H5N1 ad alta patogenicità  in questi due Paesi, entrambi considerati in precedenza liberi dal virus.
Per quanto riguarda l’Europa, casi di animali infetti ci sono stati anche in Romania e Turchia prima e in Grecia, Croazia e Inghilterra poi.
 
Pericoli per l’uomo
 
L’uomo può infettarsi con il virus dell’influenza aviaria solo in seguito a contatti diretti con animali infetti (malati o morti per influenza aviaria) e/o con le loro deiezioni. Non c’è infatti ancora alcuna evidenza di trasmissione attraverso il consumo di carni avicole o uova dopo la cottura e non ci sono ancora prove di un’efficiente trasmissione del virus da persona a persona.
Dal 1997 all’ottobre 2005 si sono verificati alcuni episodi documentati di influenza da virus aviario nell’uomo; in tutti i casi si è trattato di trasmissione da volatili domestici.
Ma come si manifesta il virus nell’uomo? I primi sintomi compaiono dopo un periodo di incubazione variabile (da 1 a 7 giorni): di solito sono gli stessi dell’influenza tradizionale, vale a dire febbre, tosse, mal di gola e dolori muscolari. Ma possono arrivare anche a infezioni oculari, polmonite e sindrome da distress respiratorio acuto. Nei casi finora documentati di infezione aviaria da ceppi H5N1, la mortalità  nell’uomo varia dal 30 al 70-80%.
Nell’epidemia di infezioni da virus aviario H7N7 osservata nei Paesi Bassi nella primavera 2003, le manifestazioni sono state, per lo più, a livello congiuntivale, con alcuni casi di manifestazioni di tipo influenzale ed un decesso per sindrome da distress respiratorio.
La trasmissione da persona a persona di ceppi di influenza aviaria è stata osservata soltanto in occasioni limitate, in quanto i virus aviari non sono adattati all’uomo: un caso di trasmissione da persona a persona è stato osservato ad Hong Kong nel 1997 (virus H5N1); nei Paesi Bassi si è osservata trasmissione interumana limitatamente alle forme oculari (virus H7N7); recenti studi, effettuati sia in Thailandia che in Vietnam hanno messo l’accento sulla probabilità  che alcuni casi si siano generati attraverso contatti stretti e prolungati fra persone dello stesso nucleo familiare.
 
 
Prevenzione
 
Provvedimenti
 
Con l’obiettivo di impedire che la malattia arrivi nel territorio dell’Unione Europea, la Commissione europea e il Ministero della Salute hanno adottato alcune misure:
¯     divieto di importazione dalla Thailandia di carne di pollame e prodotti derivati (era l’unico Paese, tra quelli interessati dall’epidemia, autorizzato ad esportare pollame verso la U.E.)
¯     divieto di importazione di uccelli ornamentali e da voliera da tutti i Paesi interessati dall’epidemia.
¯     divieto assoluto di esportazione di pollame e derivati per gli altri Paesi in cui è stato individuato il virus dell’influenza aviaria H5N1
¯     l’obbligo che sulle carcasse di volatili da cortile venga apposta una specifica etichetta che indichi l’allevamento di provenienza degli animali e il paese in cui è avvenuta la macellazione.
 
I farmaci
 
Il modo più efficace per contrastare il virus H5N1 nell’uomo sarebbe il vaccino, ma al momento è ancora allo studio: gli scienziati sono al lavoro per isolare il virus mutato che provocherebbe il contagio tra persona e persona.
Se la pandemia di influenza aviaria dovesse scoppiare, il vaccino sarebbe pronto entro tre o quattro mesi. Sono disponibili invece da subito i farmaci antivirali, che abbreviano di un paio di giorni la sintomatologia e riducono l’ulteriore moltiplicazione del virus nelle cellule.
Essi appartengono a due diverse classi, inibitori della M2 (amantadina e rimantadina, attivi nei confronti dei virus influenzali di tipo A) e inibitori della neuraminidasi (oseltamivir e zanamivir, attivi nei confronti sia dei virus di tipo A che di tipo B). Per essere efficaci, in caso di infezione, devono essere assunti entro le 48 ore dall’inizio della sintomatologia, previa consultazione medica, e servono a ridurre la durata della malattia.
In questo contesto assume inoltre importanza ancora maggiore la normale vaccinazione antinfluenzale in grado di ridurre la possibilità  di co-circolazione nello stesso individuo. Per questo motivo è fortemente consigliata non solo nelle categorie tradizionalmente a rischio, ma anche nella popolazione generale.
 
Le regole pratiche
 
¯     Se si resta in Italia, la rete di vigilanza per il controllo dell’infezione da virus H5N1 garantisce la completa sicurezza.
¯     Per coloro che viaggiano nei Paesi dell’Unione europea, non ci sono particolari raccomandazioni, se non quelle legate al buon senso: prestare attenzione alle normali regole di igiene, lavando sempre con cura le mani e cuocere sempre bene carne o uova.
¯     Chi decidesse di recarsi nelle zone in cui l’infezione è presente, oltre a rispettare con maggiore scrupolo le norme d’igiene, dovrà  evitare contatti con animali vivi e con le loro carcasse, tenersi lontano da mercati dove vi sia commercio e/o esposizione di animali.
 
Prestare inoltre massima attenzione alle normali regole di sicurezza e igiene alimentare (per altro indispensabili per prevenire tossinfezioni e infezioni da escherichia coli, salmonellae spp, staphylococcus aureus, clostridium difficile, shigella, giardia lamblia, campylobacter, cryptosporidium, vibrio parahaemoliticus, rotavirus, epatite A, etc) che sostanzialmente consistono nel:
  1. separare la carne cruda da quella cotta;
  2. non usare lo stesso tagliere o coltello per preparare la carne cruda e i cibi cotti o quelli pronti da mangiare;
  3. lavare sempre le mani prima della preparazione dei cibi e tra la manipolazione di cibi crudi e cotti;
  4. non rimettere le pietanze cotte nello stesso piatto in cui si trovavano prima di essere cucinate (a meno che non sia stato debitamente lavato);
  5. tenere separati nel frigorifero gli alimenti crudi da quelli cotti,
  6. lavare sempre il guscio delle uova prima di utilizzarle e lavarsi le mani subito dopo.
 
 
Dott. Gianfranco Greco *
Specialista in Igiene e Medicina Preventiva
Vice Direttore Sanitario P.O. “Santa Barbara” di Rogliano
 
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