Rogliano: interessante mostra figurativa sul terremoto

Un evento promosso presso la sala ex Saub. Da visitare.
E’ stata inaugurata in occasione della terza giornata nazionale della sicurezza nelle scuole (promossa da Cittadinanzattiva) una interessante esposizione di opere artistiche sul tema del terremoto. La mostra, organizzata dagli istituti scolastici cittadini (scuole elementari, medie e istituto unico d’istruzione superiore) in collaborazione con l’Amministrazione comunale di Rogliano, resterà  aperta alla fruizione del pubblico sino al 30 novembre prossimo, giorno in cui si terrà  (con inizio alle ore 10,30) il convegno ‘Il terremoto: informare per prevenire’. La cerimonia di inaugurazione si è tenuta ieri mattina presso la sala ex Saub di Rogliano alla presenza del sindaco Pietro Oliveti, dei dirigenti scolastici Gilda De Caro e Giulio Guarascio, di molti studenti. Presente nell’occasione anche il critico d’arte Vittoria Butera. Le opere in esposizione sono degli artisti Alexander Bucheberger, che attraverso un congegno in ferro e fragili volti di silicone ha riprodotto il “mentre del terremoto”, Enrico Meo, che ha rappresentato un “dopo sisma” con rovine e statuetta di Madonna fra macerie, che si contrappongono ad una struttura ideale nello spazio, Francesco Magli che attraverso la riproduzione di un uomo disteso ha descritto la precarietà  dell’uomo il cui corpo viene assimilato dalla terra, Pedro Bonavita che ha evidenziato invece la discontinuità  tra passato e presente e le relative trasformazioni urbanistiche. Un percorso concettuale, dunque, carico di significato che in questi giorni vale la pena visitare. Al convegno collegato all’evento, mercoledì prossimo interverranno il direttore del Servizio Sismico Nazionale, Elvezio Galante, e il giornalista e autore di interessati pubblicazioni sulla storia dei terremoti, Francesco Kostner.
 
Gaspare Stumpo
 
Nelle foto: le opere in mostra.
 
 
  
 
* Pedrito Bonavita, giovane e bravo artista di Amantea, coglie tre momenti di un territorio aggredito dal sisma, nei quali il concetto principale che si nota osservando la sua realizzazione è la ripresa della vita con tutte le sue implicazioni. “Il dramma dello sventramento del paese – dice Vittoria Butera – qui apre a un discorso diverso. Non c’è la rassegnazione al destino, l’accettazione indiscussa di una ciclica fatalità  fatta di aggressioni, naturali e sociali, costellata di lacrime e sangue”. Ma una volontà  ottimistica della vita che stimola una rinascita e pure un processo innovativo dell’urbanistica, nei suoi aspetti positivi e anche negativi.
 
  
 
*  L’opera di Alexander Buchberger, artista di origine austriaca e scenografo di professione che già  da qualche anno ha scelto di abitare nella vicina Cleto, rappresenta in un congegno di ferro e di visi fatti da buste di plastica (elementi simbolo di potenza il primo e di vanagloria umana il secondo), il “mentre” del terremoto, il quale, come ci sembra di capire, è una sorta di vendetta della natura che l’uomo maltratta, distruggendo ecosistemi, inquinando elementi essenziali alla vita, alterando equilibri climatici.
 
  
 
* Enrico Meo, artista di Grottaglie (Ta), da anni anche lui innamorato della Calabria e di Cosenza dove vive, con la sua installazione ha voluto rappresentare il “dopo” del sisma. Rovine, pietre e una immagine sacra di Madonna caduta (simbolo di umanità ), si contrappongono ad una casa ideale nello spazio ancora in piedi. “Se, infatti, nelle macerie sottostanti si è concluso il tempo della vita su quel sito – osserva ancora Butera -, non è però terminato il tempo cosmico nel suo flusso eterno che, essendo scaturito dalla creazione, si rinnova con cicli continui sul pianeta e mantiene il collegamento storico tramite la narrazione delle vicende passate”.
 
     
 
 
* Anche nell’opera di Francesco Magli, pittore e scultore aiellese, che raffigura un uomo di terra disteso per terra e delimitato dal nastro plastificato rosso e bianco, si coglie l’idea del “dopo” e un forte senso di insicurezza e di precarietà  dell’esistenza per le calamità  naturali, ma anche per quelle prodotte dall’uomo. “Su questa forma, con cui Magli ha comunicato gli effetti di un sisma, l’elemento dominante – fa notare Butera – è il silenzio, un silenzio che intride una terra priva di tracce diverse da quelle della vita pratica; su questa terra si assimilano i corpi di coloro che l’hanno lavorata e si disperdono le impronte degli individui, soggetti a un unico indifferenziato destino”. Insomma, si legge anche – al pari della percezione che ne ha Dumas nel suo viaggio in Calabria – una mancanza di memoria collettiva e individuale “perché un terremoto ha ucciso tutti, genitori e parenti, e loro sono sopravvissuti così, senza nome e senza appartenenza”.
 
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* I testi sono  tratti da un recente articolo- intervista di Bruno Pino apparso sul Il Quotidiano della Calabria
  
 
 
 

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