Polti Sud: gli operai non mollano

Dal presidio: “lotteremo, non intendiamo assegnarci!”
Le condizioni atmosferiche di queste ultime ore non sono delle migliori: sulle colline del Savuto il freddo è pungente ed il rischio neve è reale. Tuttavia davanti allo stabilimento Polti Sud di Piano Lago l’atmosfera è calda. I lavoratori in sciopero fanno gruppo e si adoperano per sistemare quelle che da già  da alcuni giorni sono diventate le loro seconde case: le tende davanti ai cancelli della fabbrica e poche centinaia di metri più avanti lo spazio interno del Centro congressi messo a disposizione dalla Comunità  montana. Tutto è organizzato per il meglio: alcuni si impegnano a mettere a posto i turni del presidio, altri si occupano della manifestazione di domani (che si è tenuta oggi) altri ancora curano la parte logistica trasportando legna per il fuoco o preparando caffè. Si vede anche qualche giovane mamma con tanto di figli al seguito. Tutti fanno parte di quella stessa barca che oggi più che mai rischia di affondare e in maniera definitiva: padri, madri, bambini. Centosettantotto famiglie che a partire dalla primavera 1999 avevano intravisto nella nascente Polti Sud un piccolo miracolo industriale in grado di fornire benessere e tranquillità  in un territorio storicamente avaro di opportunità  e investimenti produttivi. La cronaca più recente ci consegna ben altro. Dicono che il mercato è cambiato, che la nuova frontiera si chiama Cina, che la 488 non ha prodotto gli effetti sperati. E’ allora? Cosa ne sarà  del Sud, del Savuto, dei dipendenti Polti e di quelli di altre piccole industrie del posto che prima di loro hanno conosciuto il dramma del licenziamento? “Lotteremo – spiegano i lavoratori. Non vogliamo rassegnarci, anche se in questo momento solo le istituzioni possono garantirci speranze”. Così, in attesa dell’auspicata risposta del Ministero alla richiesta di un tavolo di discussione tra sindacati, amministratori e Azienda, le tute blu continuano in questa che per la zona qualcuno ha già  definito come la madre di tutte le vertenze. Si, perché la protesta che sta interessando la Polti rappresenta la sintesi delle molte problematiche che interessano la vallata: industrie in crisi e lavoratori a casa, precariato cronico, disoccupazione e lavoro nero, nuova emigrazione e spopolamento, commercio in crisi. Una quadro in continua involuzione al quale continua a fare da corollario la quasi assenza di investimenti, compresi quelli per le infrastrutture. La Polti Sud, ovvero la seconda industria in Calabria nel settore degli elettrodomestici, vanta una produzione circa 1600 pezzi al giorno tra scopette, ecologico e vaporelle. Una bella realtà  produttiva alla quale fa da ulteriore supporto un piccolo indotto esterno costituito da imprese di pulizia e di elettricità , fornitori di prodotti per imballaggio, etc.. Cosa succederà  nei prossimi giorni? I dipendenti dello stabilimento di Piano Lago auspicano una soluzione positiva alla vicenda, magari attraverso un provvedimento di cassa integrazione straordinaria in attesa di un piano industriale di rilancio. Nell’immediato però c’è lo sciopero. Domenica scorsa le notizie su questa vicenda sono giunte persino in riva allo Stretto, durante la manifestazione promossa contro la realizzazione del ponte. Gli interessati chiedono il sostegno dell’intero comprensorio: dalle maestranze impegnate nelle altre fabbriche della zona, ai precari, agli studenti, ai movimenti, al resto della popolazione residente. Una moltitudine di persone unite per il raggiungimento di un obiettivo comune: sviluppo, occupazione, difesa del territorio.
 
G.S.
 
 
Nella foto: gli operai Polti davanti ai cancelli dello stabilimento.

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