La situzione dei comuni italiani a rischio idrogeologico

Rapporto Ecosistema Rischio 2005 di Legambiente

* RAPPORTO ECOSISTEMA RISCHIO 2005
 
Due comuni su tre svolgono complessivamente un lavoro negativo di mitigazione delle alluvioni e frane, il 36% addirittura non fa praticamente nulla per la sicurezza del territorio. Ben il 90% dei comuni ha abitazioni in aree a rischio, oltre la metà  vede addirittura sorgere in queste fabbricati industriali. E la cosa peggiore è che stiamo parlando di 550 comuni tra quelli classificati a elevato rischio idrogeologico. Quasi 1’80% delle amministrazioni comunali possiede un piano d’emergenza da mettere in atto in caso di frana o alluvione, anche se oltre la metà  non lo ha aggiornato negli ultimi anni, rendendolo così uno strumento spesso spuntato in situazioni di calamità . Gravi carenze anche nelle fondamentali attività  di informazione alla popolazione e nell’organizzazione di prove generali d’evacuazione: soltanto il 24% dei comuni è attivo in questo senso. Concentrate nel nord e nel centro le maglie rosa assegnate ai comuni più meritori da Operazione Fiumi 2005 di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile. Primi in classifica i comuni di Palazzolo sull’Oglio e di Montemurlo, rispettivamente in provincia di Brescia e Prato; secondo posto conquistato tra gli altri da Alessandria. Delle 17 maglie nere assegnate, 9 sono concentrate tra sud e isole. Su base regionale, il primato va ai comuni liguri, mediamente più attivi nella prevenzione del rischio idrogeologico, subito seguiti dai comuni toscani e delle Marche. Sono invece i comuni della Calabria a rimanere in fondo alla classifica. Tra le grandi città  primato per Genova, all’ultimo posto il Comune di Reggio Calabria. Complessivamente in Italia le amministrazioni locali non sembrano essersi rese conto della necessità  improrogabile di rendere il nostro territorio più sicuro dalle alluvioni, anche se tanti esempi positivi dimostrano come una gestione diversa del territorio sia possibile. Sono questi alcuni dei dati di Ecosistema Rischio, l’indagine realizzata per fotografare la reale situazione dei comuni italiani a rischio idrogeologico. Con Operazione Fiumi 2005, la campagna d’informazione per la prevenzione dei rischi legati al dissesto idrogeologico, sono state monitorate le azioni che le oltre 500 amministrazioni comunali, classificate nel 2003 dal Ministero dell’Ambiente e dall’UPI a rischio idrogeologico molto elevato, svolgono per la mitigazione del rischio in Italia. Durante la campagna “Operazione Fiumi” i volontari di Legambiente hanno verificato sul territorio i dati ottenuti dalle amministrazioni comunali tramite la compilazione di un apposito questionario. “I disastri ambientali che vedono protagonisti i fiumi italiani sono infatti la diretta conseguenza di scelte sciagurate compiute dall’uomo – ha sottolineato Francesco Ferrante, Direttore Generale Legambiente – l’abusivismo, l’urbanizzazione delle aree golenali e la mancata manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua sono spesso le vere cause delle catastrofi. Questa situazione purtroppo non è solo l’eredità  del passato, ancora oggi troppo spesso si continua a costruire dove non si dovrebbe. Diventa improrogabile che soprattutto i Sindaci segnino un’inversione di tendenza verso la buona gestione del territorio, mettendo la sicurezza dei cittadini tra le priorità  assolute nel loro lavoro”. L’indagine ha preso in esame le azioni che i comuni devono compiere per contrastare il rischio idrogeologico. Da un lato le attività  ordinarie legate alle gestione del territorio, quali la manutenzione degli alvei e delle opere idrauliche nonché le delocalizzazioni delle strutture in aree a rischio. Dall’altro la redazione dei piani di emergenza, aggiornati e conosciuti dalla popolazione, perché sappia esattamente cosa fare e dove andare in caso di emergenza. Si è voluto dunque verificare l’esistenza di queste attività  monitorando sia il livello del rischio che le azioni messe in campo dai Comuni per mitigarlo. “Con i cambiamenti climatici in atto e le frequenti precipitazioni intense – ha spiegato Simone Andreotti, responsabile nazionale Protezione Civile Legambiente – oltre ai grandi fiumi è fondamentale monitorare l’immenso reticolo di corsi d’acqua minori italiani. Torrenti dove si sono compiuti spesso gli scempi urbanistici più gravi, con intubazioni, discariche abusive di materiali ingombranti, ponti sottostimati e con le case sin dentro gli alvei, che in caso di temporale possono trasportare veri e propri muri d’acqua e detriti. Su questi punti estremamente critici è prioritario iniziare a delocalizzare le abitazioni più a rischio e concretizzare interventi di messa in sicurezza del territorio di qualità “.
 
***
 
Nella foto: una delle frane sul territorio comunale di Rogliano (Cs), in località  Aguiliano (inverno 2004).
 
 
 * Fonte della Notizia: legambienteonline.it

Commenti
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com