Referendum: iniziativa dei Ds a Santo Stefano di Rogliano

Il Comitato per il No oggi interviene a Rogliano

 

Il Referendum Costituzionale del 25 e 26 Giugno rappresenta l’epilogo di una serie di importanti appuntamenti che hanno segnato la prima metà della stagione politica 2006. I cittadini, già  chiamati ad esprimersi in occasione delle elezioni politiche ed amministrative, ora dovranno, in pieno clima vacanziero, decidere se approvare o respingere la Riforma Costituzionale approvata dal Parlamento nella passata legislatura. E’ evidente che una certa stanchezza affiora negli elettori  e nelle forze politiche,  ma sottovalutare l’appuntamento sarebbe quanto di più errato si possa oggi commettere. La modifica alla Costituzione proposta dalla Destra solo apparentemente si limita a modificare la Carta fondamentale, in realtà,  incidendo su cinquanta articoli dei centotrentanove,  ne riscrive una completamente diversa. Si vuole dare all’Italia un assetto istituzionale completamente nuovo chiaramente ispirato alle concezioni politiche dei diversi partiti presenti nella coalizione di centro-destra che più degli altri hanno spinto verso un radicale e speculare mutamento. L’idea di rendere le Regioni competenti in maniera esclusiva su materie fondamentali come sanità, istruzione, polizia, evidenzia l’impronta del  federalismo egoistico e non solidale imposto dalla Lega. Il  rafforzamento dei poteri di un Premier (eletto direttamente dal popolo, che nomina i suoi ministri, che può sciogliere il Parlamento) e al quale non fa da contrappeso un adeguamento dei poteri di garanzia del Presidente della Repubblica,  è espressione della tendenza accentratrice  del potere, prerogativa del Cavaliere. Tutto ciò è stato spiegato nel dibattito sul Referendum promosso dalla Unità di base dei D.S. di Santo Stefano di Rogliano, al quale hanno partecipato il Segr. Reg diessino Carlo Guccione e il Sindaco del comune Antonio Orrico (sopra, nella foto). L’idea di fondo che ha animato i diversi interventi, compresi quelli di un pubblico attento e partecipe,  è che si debba votare NO al di là di ogni visione politica di parte. La Costituzione è, infatti, il bene di tutti  che fonda e legittima un vivere  comune nel rispetto del valore della persona e delle libertà fondamentali. L’Assemblea Costituente volle scrivere una Carta che mediasse tra le diverse culture presenti nella società italiana del tempo: la cattolica, la liberale e la socialista; a sessanta anni di distanza, nell’assoluta convinzione che una riforma sia necessaria,  quel metodo di concertazione rappresenta ancora oggi l’unico in grado di garantire che la Costituzione continui ad essere supremo punto di riferimento per una società multiculturale che in essa si ricomponga unitariamente. Il NO alla riforma è sostenuto dalla maggioranza dei Costituzionalisti e degli ex Presidenti della Corte Costituzionale, dai Sindacati, da più ex Presidenti della Repubblica, quali Scalfaro e Ciampi, un No,  quindi,  che non ha colore politico. NO allo svilimento delle funzioni del Parlamento e del Presidente della Repubblica; No ad un Premier padrone assoluto dell’agenda politca italiana; NO ad un Paese diviso in più sistemi sanitari, di pubblica istruzione e sicurezza; NO per evitare che la prima parte della Costituzione “impregnata” dei valori di uguaglianza e libertà, formalmente non interessata dalla riforma, si ridimensioni a pura e semplice enunciazione teorica.

D.G.

Giuseppe Tiano

Lucia Nicoletti

Antonio Ungaro

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