Un calabrese alla Corte d’Etiopia

Il roglianese Cesare Porro era il pittore preferito del Negus

 

 

UN ROGLIANESE ALLA CORTE DELL’IMPERATORE

Breve storia di Cesare Porro, il pittore preferito dal Negus

 

di Gaspare Stumpo*

 

 

 

La vicenda umana ed artistica di Cesare Porro, pittore originario di Rogliano, grosso borgo alle porte di Cosenza, costituisce una pagina (quasi) inedita e misteriosa della già ricca microstoria locale. Sul finire degli Anni Cinquanta il giornale ‘Vie d’Oriente’ – in una corrispondenza da Addis Abeba fornita da Sante Nobile, dedicava una intera pagina al ritorno in Patria del Cav. Cesare Porro, a quel tempo tra gli italiani che vivevano stabilmente nella capitale d’Etiopia.

 

L’Africa.

Porro si trovava in terra d’Africa dalla metà degli Anni Trenta, nel periodo in cui il regime fascista, all’apice del consenso, tentava di concretizzare lo scellerato (ed effimero) progetto dell’Impero coloniale. Anche questo calabrese poco più che ventenne, intravedeva negli ambiziosi propositi espansionistici, orgoglio nazionalista, spirito d’avventura, aspettative e necessità di vita. Il pittore risiedeva ad Addis Abeba probabilmente dal periodo della Seconda Guerra d’Abissinia (1935 – 1941). Documenti conservati nell’archivio anagrafico di Rogliano fanno risalire al 24 aprile del 1937 la sua partenza per Mogadiscio, tappa somala della sua nuova esperienza in Corno d’Africa. Dove era giunto assieme ad altri connazionali.

 

Le origini.

Cesare era nato in via Municipio il 23 ottobre 1912 da Antonio Porro (ufficialmente di professione muratore) e Carmela Lucia, in una famiglia di umili origini, ma votata all’arte grazie al contributo del padre ad importanti attività di restauro. Come quella legata ai lavori di rifacimento della Chiesa Monumentale di San Giorgio, completati nel settembre 1921, in occasione del Sesto Centenario della morte di Dante Alighieri. Nella frase in latino incisa su una stele in marmo (andata perduta), il nome del “maestro degli artigiani” Antonio Porro è accostato a quelli del Pontefice Benedetto XV° – dell’arcivescovo di Cosenza, Tommaso Trussoni, e del teologo Alessandro Adami. Come peraltro testimonia un passaggio del libro del professore Giuseppe Egidio Sottile “Luoghi di Rogliano tra etimologia e storia” – di recente pubblicazione. Nell’immediato Dopoguerra Cesare Porro era considerato “artista di eccezionale valore, pittore di indiscusse doti”. Addirittura, il pittore preferito dall’Imperatore cristiano-ortodosso Hailé Selassié, 225° e ultimo sovrano (dal 1930 al 1974) della dinastia fondata, secondo la leggenda, dal Re Salomone e dalla Regina di Shaba. Il “Re dei Re” era tornato sul Trono dei Negus al termine dell’esilio britannico scaturito dall’occupazione italiana (1936 – 1941).

 

Personaggio di talento.

Porro è descritto come un personaggio di talento, stimato e amato al tal punto da meritarsi una Medaglia d’oro, il titolo di Cavaliere del Lavoro d’Etiopia e, forse, anche il privilegio di accedere nel Palazzo Imperiale. Nella sua cronaca d’oltremare, Nobile si sofferma in modo particolare sul “quadro mistico” collocato in una delle più belle sale imperiali. “E’ un’opera – scrive – di pregevole di valore artistico e desta l’ammirazione di tutti coloro che hanno avuto la fortuna di poterlo vedere …”. La splendida dimora posta sulle colline di Addis Abeba, contiene un patrimonio d’arte di inestimabile valore. All’epoca del suo “ritorno a casa” l’Imperatore vuole rompere l’isolamento etiope attraverso una politica di modernizzazione sostenuta dall’Occidente. Il progetto prevede un sostanziale contributo degli italiani presenti, soprattutto tecnici ed intellettuali. Gli unici in grado di sostituirsi a quella parte valida di popolazione indigena (vittima delle carneficine del generale Graziani) nell’amministrazione dello Stato, nei servizi, nel commercio e nella gestione delle imprese. Porro è tra questi. Hailé Selassié è un sovrano feudale e nello stesso tempo moderno: è un leader politico e persino un leader mistico. Egli, però, governa come un monarca assoluto, favorisce l’aristocrazia e accumula ricchezze. Nel 1957 Porro ritorna per una “Licenza in Patria” destinata a durare alcuni mesi. E’ il periodo migliore per molti italiani residenti in Etiopia. Il giorno che precede la partenza, l’artista viene ricevuto in udienza particolare dalla Famiglia Imperiale. In segno di stima, il Negus decide di offrire un ricco party. Il giorno seguente Cesare Porro viene accompagnato all’aeroporto “oltre che dagli intimi – ricorda il cronista – da uno stuolo di amici fra i quali abbiamo notato il Magg. Mered, il Maggiore Cashai, Ufficiali della Guardia Imperiale, Ato Taffarè addetto di S.A.T. il Principe Ereditario, il Comm. Bruno Alessio, i signori Alfredo Amendola, Salvatore Perardo, Antonio Di Franco, e tanti, tanti altri”. Dai cognomi citati è facile dedurre la presenza ad Addis Abeba di altri roglianesi.

 

La Memoria.

Il ricordo di questo che viene descritto come un uomo brillante e affascinante – “autore che conosce e sa sfruttare appieno il tocco del suo pennello armonizzando i colori con un proprio stile di tratteggio e velature di bellissimo effetto estetico” – oggi è affidato alla memoria di pochi. Porro, al suo arrivo in Italia trova un Paese che da tempo ha deciso di dimenticare il dramma della Guerra e di costruire un futuro di pace e benessere. Nella Calabria che aveva lasciato venti anni prima, masse di giovani disoccupati e contadini senza risorse, sono già intenti a salire sulle carrozze dei treni per andare a lavorare nelle fabbriche e nei cantieri edili delle grandi aree urbane del Nord. Durante il soggiorno nella città natale, la reazione del pittore viene descritta “quasi furibonda” quando, un giorno, entrato nella Chiesa di San Giorgio, non trova traccia della lapide collocata in occasione del restauro del 1921, sulla quale era inciso il nome del padre. Rogliano è stata patria di abili maestri scalpellini ed intagliatori, le cui opere costituiscono ancora oggi uno dei maggiori tesori dell’arte barocca calabrese. Cesare Porro apparteneva, invece, a quella scuola di pittori e decoratori (esistita fino a qualche anno fa) che in buona parte (e per motivi diversi) aveva lasciato il paese, salvo farvi ritorno al termine della Guerra o della lunga Emigrazione. A differenza di altri, Cesare aveva deciso di non tornare, scegliendo l’Etiopia come “seconda Patria”. In quasi quarant’anni di permanenza africana il suo modo di essere e il suo spirito di uomo avventuroso lo avevano portato in più posti. A metà degli Anni Settanta il destino di questo “Figlio di Calabria” – della cui vita e discendenza attualmente si conosce ben poco, coincide con quello di chi lo scelse come pittore preferito di Sua Maestà e di tutti i Principi Imperiali d’Etiopia. Agli inizi degli Anni Settanta la situazione etiope è disastrosa: il Paese deve fare i conti con povertà e malattie. Hailé Selassié, protagonista di una stagione difficile, viene deposto con un colpo di stato. E’ 1974. E, forse, anche l’anno della morte del pittore, i cui parenti italiani vivono, attualmente, tra la Calabria e la Lombardia. Rogliano, città capoluogo della Valle del Savuto, ha saputo dare onore e risalto ai suoi cittadini più importanti, celebrandone spesso il ricordo e serbandone le gesta nel grande ‘Libro della Memoria’. Probabilmente anche la vicenda di Cesare Porro, d’ora in avanti, è destinata ad essere approfondita e consegnata, per quanto merita, alle pagine della storia.

 

 

 

 

Nelle foto:

1) Il Cav. Cesare Porro (sopra).

2) Cesare Porro davanti al ‘Cristo in Preghiera’ – eseguito su ordinazione della Casa Imperiale d’Etiopia (sotto).

 

 

* Questo articolo è stato pubblicato sulla pagina ‘Idee e Società’ de Il Quotidiano della Calabria’ – edizione del 10 agosto 2006.

 

 

                                               

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