Mangone, il paese del pane buono

di Assunta Cristello

IL NOME E’ NOTO anche a chi non ne conosce con esattezza la localizzazione: per tutti Mangone è il paese del pane buono. Ma l’identità di questo piccolo centro disteso sulle pendici silane è a ben vedere molto più sfaccettata: da un lato i problemi tipici degli antichi borghi (il rischio di spopolamento del centro storico, l’emigrazione giovanile, l’assenza di un’offerta variegata di servizi), dall’altro un attaccamento orgoglioso alle tradizioni, dalle quali paradossalmente trae linfa vitale.

 

TERREMOTI ED EMIGRAZIONE

Le vicissitudini storiche di Mangone sono comuni a quelle del territorio del Savuto. L’origine risale al IX secolo, a seguito dello stanziamento di cosentini in fuga dalle incursioni saracene. L’aspetto architettonico ancora oggi ricalca il modello del borgo medievale: una parte alta, nsusu, sede di palazzi nobiliari, e una bassa, mpede, che ospitava il popolo. Come i paesi limitrofi, questo borgo ha attraversato dominazioni e catastrofi naturali, tra le quali due violenti sismi. A cavallo dei due secoli passati è stato interessato da un vero e proprio esodo migratorio: nel 1905 era il paese col più alto tasso di emigrazione.

 

TRADIZIONI

Molto forte la devozione mariana: le due ricorrenze che scandiscono l’anno mangonese sono entrambe legate al culto della Vergine. Il primo appuntamento ricorre la seconda domenica di settembre, quando si festeggia la matrona, la Madonna dell’Arco. Il 4 ottobre, una fiaccolata per le strade del paese porta in processione l’effige della Madonna dell’Arco rinnovando la memoria del terremoto del 1870 che distrusse Mangone.

 

MANGONESI DI IERI E DI OGGI

La storia di questo borgo è legata al nome di casati illustri: Mauro e Berardi i cognomi più ricorrenti tra i mangonesi illustri. Avvolta da un alone mitico è la figura di Marco Berardi. Vissuto a cavallo dei secoli XV e XVI e condannato a morte per eresia, sfuggì al rogo e organizzò una piccola milizia di volontari per liberare il paese dalla dominazione spagnola. Oggi il nome di Mangone è legato alla sua produzione artigianale più rinomata, il pane. Artista in materia è Teresina Gallo, più nota come zia Teresina, una vita spesa a gestire sapientemente un forno a legna attivo già nell’ottocento. La panetteria è sempre stata a conduzione familiare: non un furgone per la distribuzione, non un pane rimasto invenduto a fine giornata. Senza saperlo zia Teresina dà luogo a quello che si dice turismo gastronomico: un flusso costante e senza periodi di crisi di estimatori del pane, attirati a Mangone dal fragrante profumo.

 

Assunta Cristello

 

Nella foto: Teresina Gallo. La sua panetteria è famosa da sempre.

 

 

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