Cosenza: restaurata la statua di Maria SS. della Sanità 

Presentanti i lavori della Bretia Restauri di Rogliano

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

SONO STATI presentati, a Cosenza, i lavori di restauro della statua di Maria SS. della Sanità. L’iniziativa si è tenuta presso la Chiesa di Portapiana alla presenza dei responsabili dell’Ufficio Beni Culturali Settore Arte sacra Arcidiocesi Metropolitana di Cosenza – Bisignano, (Direttore Sac. don Francesco GRECO), di quelli della Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della Calabria (Cosenza), del parroco moderatore, don Germano Anastasio, dell’arch. Amedeo Lico, direttore tecnico del restauro, nonché responsabile della Bretia Restauri Rogliano, di autorità ed esponenti del mondo della cultura e dell’arte. La statua della Vergine del XVIII° secolo è stata sottoposta a restauro di tipo estetico-conservativo. "Il restauro dell’antica statua lignea della Madonna della Sanità rappresenta un altro fiore all’occhiello dell’espressione della devozione mariana che ognuno di noi nutre verso la più Tenera e Dolci delle Madri, verso Colei che è Madre di Dio e Madre nostra".

 

G.S.

 

 

Vi presentiamo, di seguito, l’opuscolo con testo e fotografie sui particolari del lavoro storico, artistico effettuato sull’antica e preziosa statua della Vergine.

 

 

CENNI STORICI DESCRITTIVI

 

L’ATTUALE Chiesa di S.ta Maria della Sanità, nel quartiere di Portapiana a Cosenza, non è altro che l’antica chiesa di S.ta Maria delle Grazie, restaurata da Mons. Francesco Caruso e solennemente dedicata alla Vergine della Sanità il 10 Luglio 1910 dal Vescovo di S. Marco Argentano e Bisignano, Mons. Salvatore Scanu. La costruzione dell’edificio risale al 1581, anno in cui i PP.Conventuali ne presero anche possesso; durante il terremoto del 1638 la chiesa, con annesso convento, subì ingenti danni. Nel 1783, i Conventuali abbandonarono il monastero per poi ritornarvi verso la fine del secolo. Durante tutto il ‘700 la chiesa subì diverse modifiche nello spazio interno e venne arricchita di dipinti, la maggior parte dei quali realizzati dal pittore sciglianese Giuseppe Pompeiano e come testimonia un’epigrafe posta a dx della Navata: Quod aevi corruperat, vetustas zelo domus Dei vere succensus hoc ad R.PM Franciscus Ant. Ferrari FFP universalis restaurator refecit ac basilica perornavit anno L 1759 T. Anche nella descrizione di Cesare Minicucci nel suo opuscolo (Cosenza Sacra, Ed. Domenico Chiappetta, Cosenza 1933, pp. 58-59), riguardante le strutture Sacre di Cosenza, rileva come l’interno della chiesa sia ricco di complementi decorativi dovuti soprattutto ai lavori di restauro fatti eseguire da P. Antonio Ferrari dal1759 in poi per adeguare l’immobile al gusto dell’epoca. Inoltre, sono citate le cappelle laterali arricchite da incorniciature dipinte e dorate dove trovano posto i dipinti su tela del XVIII secolo adornate, queste, da cornici lignee coeve, intagliate e dorate. Nel 1851 il monastero venne definitivamente soppresso ed adibito ad ospedale militare e nel 1910 vi fu trasferita la parrocchia che prima aveva sede in un altro edificio. Della scultura lignea raffigurante S.ta Maria della Sanità poco si conosce, se non quanto trasmesso da fonti orali. Queste ritengono che proviene dall’antica chiesa di S.ta Maria della Sanità, appartenente in principio ai Fatebenefratelli, che un tempo veniva trasportata presso le abitazioni dei parrocchiani ammalati per preghiere private, onde implorare la guarigione, e che servì da modello iconografico per la realizzazione della statua processionale “in cartone romano ” acquistata agli inizio del Novecento in occasione del passaggio della sede parrocchiale in quella attuale precedentemente appartenuta ai Francescani Conventuali. Raffigurala Vergine con il Figlio in braccio, eretta su un ammasso di nuvole e tre teste d’angelo, diversamente disposte, impostate direttamente dalla base. Ella indossa una lunga tunica di colore avorio con sfumature che vanno dal giallo al rosa, solcata da molte pieghe, orlata d’oro, stretta in vita da una fascia, che lascia fuoriuscire dalla scollatura il lembo della camiciola bianca finemente merlettata. Una stola di panno ebraico le decora le spalle ricadendo sul petto, mentre un ampio manto azzurro, anch’esso orlato d’oro e trapuntato di stelle a sei punte, le acconcia la testa ricadendo sulle spalle e avvolgendosi sul davanti, le avvolge il busto lasciandole libero il braccio destro, la cui rispettiva mano sorregge un globo crocifero, e si raccoglie sul braccio sinistro dove sta il Bambino. Questi, poggiato su un panno chiaro, è vestito da tunica a camicia stretta in vita da un’esile cinta rossa. Le sue braccia sono allargate, quasi a sostenere un oggetto oggi perduto, e la mano destra è aperta in un gesto simile a quello della benedizione. Lo stile dell’opera, per quanto è consentito cogliere per tutta una serie di combinazioni formali e iconografiche, rimanda a una cultura tardo settecentesca ampiamente diffusa a Cosenza e nell’immediato hinterland che si rifà a matrici tardo barocche rielaborate secondo portati neoclassici. Si veda per questo il modo in cui la cintola stringe il giro vita del corpo creando una serie di pieghe quasi simmetriche. Gli stessi sentori appaiono nel modellato delle teste e nelle sigle decorative e coloristiche che accompagnano i dettagli fisionomici. Interessante, inoltre, è notare il modello della camiciola del Bambino e soprattutto la decorazione della cintura che, pare richiamare l’analogo indumento che si riscontra sulle repliche ottocentesche dell’immagine della Madonna del Pilerio venerata nella cattedrale di Cosenza. Quest’ultimo particolare è importante, giacché potrebbe essere una “spia” per determinare l’ambito di produzione del manufatto nella stessa città o almeno in uno dei centri in cui tale immagine era conosciuta, a meno che non si tratti di una specifica richiesta della committenza. Infine, ad avvalorare la realizzazione tarda della piccola scultura sovviene l’evidente travisamento iconografico del globo sorretto dalla Madonna, mentre generalmente e più appropriatamente sta nelle mani di Gesù.

 
 

STATO DI CONSERVAZIONE PRIMA DEL RESTAURO

 

LA STATUA lignea (dim. H. 66cm), con base (dim. L.32cm. x P.29cm x H. 8,5cm), raffigurante S.ta Maria della Sanità, presentava delle lacune del film pittorico sparse in più parti,; mancanze sulla mano dx, della Madonna, e su parte delle dita della mano dx del Bambinello, mentre, esiste un tentativo di ricostruzione totale della mano sx; anche la palpebra occhio sx, sempre del Bambinello, presentava una mancanza, sottolineata da un tentativo di ricostruzione in stucco, (lasciato al suo stato primitivo); ed ancora delle fratturazioni e fessurazioni sia sul vestito della Madonna che sul manto (retro), ed una più vistosa, in senso orizzontale interessava quasi tutta la nuvoletta (sconnessione di elementi lignei). Tutta la scultura, risultava non ben collegata alla base, prima dell’intervento di restauro, scultura e base, erano collegate solo da un perno centrale sottostante in ferro, che non permetteva il distacco vero e proprio, ma ne consentiva una rotazione, il che sottolinea l’ulteriore degrado del film pittorico in corrispondenza di questi. La base a sua volta era scollegata in prossimità dei quattro vertici, ed ancora, fratturazione – distacco, in senso orizzontale sui quattro lati, con ulteriore distacco, della cornicetta a tutto tondo, dorata, posizionata nella parte superiore. Ed ancora, da considerare lo scollegamento evidente che esisteva tra il globo crocifero e la mano Dx della Madonna che lo sorregge, con evidente ricostruzione accompagnata da alterazione cromatica artificiale (porporina), della croce stessa. Non solo gli incarnati della Madonna e del Bambino erano contraffatti da alterazioni cromatiche sia naturale che artificiale, ma anche il resto della scultura era interessata da depositi di sporco, fumi, polveri maladerite che in più punti avevano contraffatto l’aspetto estetico-cromatico dell’intera opera scultorea; non in ultimo, da non tralasciare, evidente anche ad occhio macroscopico, l’attacco di insetti silofagi. La scultura lignea in oggetto, oltre quindi ad un aspetto estetico, anche a livello strutturale, per le sue qualità storico-Artistiche nonché Devozionali, necessitava di un vero intervento di restauro di tipo estetico – conservativo.

TIPO D’INTERVENTO RESTAURATIVO

 

PER QUANTO riguarda l’intervento di restauro conservativo inerente la scultura lignea raffigurante la S.ta Maria della Sanità (sec. XVIII), sono state predispone e realizzate le seguenti fasi: Preconsolidamento strutturale di quelle superfici che presentavano sollevamenti della preparazione, cedimenti o decoesioni attraverso iniezioni di collanti; velinatura protettiva della superficie dipinta a rischio di caduta con carta giapponese e colle animali; Disinfestazione con Permetarlo nelle opportune percentuali, ad iniezioni localizzate, eseguite a più riprese, in tempi diversi; Consolidamento eseguito, previa accurata spolveratura, con iniezioni di alcool per facilitare l’immissione del consolidante, del tipo Paraloid B72, ad iniezioni localizzate, eseguite a più riprese, in tempi diversi; Pulitura previa esecuzione di saggi stratigrafici attraverso l’utilizzo di impacchi di sostanze decapanti e Ph neutro e, bisturi con successiva rimozione dello sporco eccessivo tramite solventi e bisturi. Rimozione degli strati finali opacizzati con cotone intriso di essenza di trementina; Integrazioni di parti lignee: anulare mano dx Madonna; indice, medio, anulare e mignolo mano dx e totale mano sx Bambinello; palpebra sx sempre del Bambinello, eseguite con legname simile all’originale e fissaggio con colla animale e cavicchi lignei di opportuno diametro; Stuccature, previa pulitura delle lacune dai residui di polvere e sostanze incoerenti, tramite stesura di colla animale e gesso di Bologna a caldo. Livellamento successivo delle stesse con bisturi; Reintegrazione pittorica delle lacune al fine di facilitare la comprensione visiva generale dell’immagine raffigurata attraverso l’utilizzo di colori ad acquerello e vernice con la tecnica di integrazione a tratteggio o selezione cromatica seguendo caso per caso le indicazioni della D.L.; Verniciatura finale protettiva con vernice matta disciolta in essenza di trementina passata a spruzzo a più riprese.

 

Le corone della Madonna della Sanità sono state realizzate, dal laboratorio orafo Tentazioni Oro, in oro 18 Kt con incastonatura di zirconi e topazi azzurri ed infilatura di micro perle. La realizzazione è stata fatta interamente a mano, utilizzando la tecnica dello sbalso e traforatura, incastonatura delle pietre ed infilaggio delle perle. L’oro utilizzato per la realizzazione delle corone è stato donato dai fedeli della Parrocchia di S. Maria della Sanità di Portapiana – Cosenza; le pietre e le micro perle sono state donate dal laboratorio orafo Tentazioni Oro.

 

Il restauro dell’antica statua lignea della Madonna della Sanità rappresenta un altro fiore all’occhiello dell’espressione della devozione mariana che ognuno di noi nutre verso la più Tenera e Dolci delle Madri, verso Colei che è Madre di Dio e Madre nostra. Tutti hanno concorso attraverso la donazione di offerte alla realizzazione dell’opera di recupero della Sacra Effige, che ora è finalmente ritornata al suo antico splendore recuperando tutta la sua bellezza artistica. Le due coroncine in oro finemente decorate da delicate perline che la completano nell’insieme, ci stimolano a rivolgerci a Lei che ci mostra Gesù Bambino e ci indica in Lui la via che conduce alla salvezza. Il regalo più bello che ora con atteggiamento filiale possiamo offrirle è il nostro affidarci a Lei, accogliendo l’invito che un tempo rivolse ai servi delle Nozze di Cana di Galilea: “Fate quello che Egli vi dirà”. Con Lei, siamo chiamati a diventare testimoni di Cristo Risorto, speranza dell’umanità.

 

Sac. Can. Don Germano ANASTASIO

 

 

In questo ambito, grazie alla collaborazione:

 

Ente Parrocchia S. Maria della Sanità Cosenza,

Parroco Moderatore e legale rappresentante Sac. Can. Don Germano ANASTASIO;

 

Ufficio Beni Culturali Settore Arte sacra Arcidiocesi Metropolitana di Cosenza – Bisignano, Direttore Sac. Don Francesco GRECO;

 

Soprintendenza per il Patrimonio Storico Artistico ed Etnoantropologico della Calabria – Cosenza, Soprintendente Arch. Salvatore ABITA – Storico dell’arte Direttore Coordinatore Dott. Giorgio LEONE;

 

Bretia Restauri Restauro e Conservazione dei Beni Culturali – Rogliano (CS),

Direttore Tecnico Restauro Arch. Amedeo LICO;

 

Tentazioni Oro Laboratorio Orafo – Artigianale Cosenza

di Silvio Perrini e Diana Gonzalez;

 

E’ stato possibile presentare l’opera, per come degnamente merita, restituita al suo antico splendore attraverso un’attenta ed accurata operazione di restauro di tipo estetico – conservativo.

 

BRETIA RESTAURI è un’organizzazione tecnico-artistico-artigianale che, grazie all’esperienza teorico-pratico-scientifica delle professionalità che vi operano in qualità di maestri restauratori, ha lo scopo di operare, in quelle zone territoriali “povere” di artigiani realmente specializzati, in nome del restauro come arte; infatti, non è fuor di luogo definire la materia restaurativi come vera e propria arte che contempla l’abilità e le tradizionale sapienza dell’artigiano con le necessarie tecnologie e metodologie moderne, accompagnando il tutto con gusto raffinato e sensibilità artistica.

 

BRETIA RESTAURI impiega tutti quegli strumenti necessari nell’ottica della prevenzione e conservazione dell’opera d’arte degradata, attraverso materiale iconografico, bibliografico, grafico, fotografico, monitoraggi e risultati di particolari analisi chimico-fisico-mineralogico-petrografiche (laddove queste siano indispensabili), al fine di redigerne il più appropriato progetto di restauro ed eseguirne materialmente l’intervento.

 

BRETIA RESTAURI intende in un certo senso recuperare, ponendosi in modo “diverso” nei confronti del patrimonio culturale, scevra da ogni compromesso personale, economico e politico, intraprendendo, da oltre sei anni, un programma di attività culturali (mostre esposizioni, convegni, pubblicazioni), in parallelo con quelle più propriamente restaurative.

 

TENTAZIONI ORO è un laboratorio orafo che si occupa da diversi anni di creazioni e riparazioni di gioielli in oro ed argento, inoltre realizza pezzi personalizzati ed unici nel loro genere.

 

 

 

 

 

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