“L’unico vero film di Natale”

Sul grande schermo c’è il film di Caterina Hardwicke

 

USCITO nelle sale di tutto il mondo “Nativity”; il film di Natale di Caterina Hardwicke con sceneggiatura di Mike Rich. “E’ venuto per tutti. E’ venuto per l’umanità intera”. Nelle parole di Maria che incoraggia un pastore a toccare il bambino appena nato c’è la sintesi del film e c’è il condensato dei Vangeli di Natale, il cuore dell’annuncio cristiano, di un Dio che si è fatto uomo, di un Dio che si è fatto carne. Le frasi più forti del film sono messe in bocca, in maniera apparentemente casuale a magi che sono in ricerca di un evento grande di cui parla il cielo, a pastori che attendono un “dono”, a popolani che aspettano il Messia e la liberazione dalla schiavitù. La semplicità delle scene si carica di grande simbologia nel film, che a giusta ragione può essere chiamato “il film di Natale”, rispetto ad altre produzioni leggere che affollano le sale in questo periodo. Il Natale è questo: un annuncio timido, silenzio, quasi feriale, che si riempie della grandezza dell’Onnipotente che opera nella vita di alcune persone. Si stagliano, in questo racconto ambientato tra i Sassi di Matera, ormai divenuti famosi per le ambientazioni di scene evangeliche, e il Marocco, le figure di Maria e Giuseppe e di alcuni personaggi che hanno caratterizzato le prime ore, i primi mesi dell’attesa e della nascita di Gesù a Betlemme. La stessa camera, all’apparire di alcune figure centrali, si porta avanti, zoomma i primi piani di quei personaggi che affollano silenziosamente, ormai quasi senza significato, i nostri presepi e torna a farli parle, a farli vivere. Qui i personaggi non sono statuine o comparse, così come nel disegno arcano di Dio. Il film della Hardwicke è un presepe in movimento che coniuga semplicità e grandezza, fatica dell’uomo di fronte al progetto di Dio e opera dello Spirito Santo che aleggia ed appare, nelle scene più forti, secondo la classica rappresentazione della colomba o del falco che aleggia in alto. “Un bambino per il più piccolo degli uomini e per il più grande dei re della terra”; è la logica rovesciata del Natale in cui un bimbo diventa segno dell’Onnipotenza di Dio nella vita di una fanciulla, Maria, (interpretata da Geisha Castle-Hughes) che non ha conosciuto uomo e si affida a Dio, si scommette per una opera che è talmente grande da vincere ogni paura di essere giudicata dai suoi familiari, dai suoi concittadini, finanche dalla lapidazione e dalle accuse che poteva muovere il marito; ma che diventa anche scomodo per i grandi della terra che non sanno inginocchiarsi davanti a Lui. Non tutti hanno la dolcezza del cuore dei tre sapienti venuti dall’oriente al sorgere della stella per abbassarsi davanti al Dio fatto uomo, al Re dei re della terra, all’uomo del sacrificio. Questo triplice onore è condensato nell’offerta dei tre doni: l’oro, l’incenso e la mirra. Ne esce rafforzata ed umanizzata anche la figura di Giuseppe (Oscar Isaac) che dopo il dramma di sapere che la donna è incinta, il travaglio interiore di accogliere la volontà divina, si mette a disposizione del Figlio e della Madre per un progetto che ancora non capisce a pieno ma del quale è costituito ‘protettore’ silenzioso e provvido. Per molti si chiarisce anche l’inedita figura di Erode (Ciaran Hinds), ossessionato dalle profezie di un Messia che doveva spodestarlo; la strage degli innocenti che apre e chiude il film in una grande parentesi cinematografica, è la follia spasmodica di un re che pretende di “vanificare la profezia”, che invece semplicemente tocca il cuore e l’intelligenza di magi, sapienti dell’oriente e li fa mettere in cammino, per un fenomeno, diremmo noi ‘naturale’, di una stella in movimento nel firmamento. La fotografia, nel film, è gradevole, semplice ed allo stesso tempo intensa. Non ci sono i grandi effetti speciali, tranne qualche necessario bagliore per richiamare la stella e qualche effetto di luce che permette di cogliere l’eterea figura dell’angelo Gabriele, messaggero celeste di lieti annunci. Il film non tradisce affatto lo spirito di semplicità del Natale, ancora troppo affollato di luci, colori e consumismo. Il Natale è la festa dell’uomo, Dio si è fatto uomo, compagno di strada di una umanità feriale, che vive il terribile quotidiano, e questo Caterina Hardwicke è riuscita a raccontarlo. Il film è essenziale ma non ingenuo; è stato realizzato rispettando il Vangelo, soprattutto i racconti di Matteo e di Luca, che in queste prossime settimane riecheggeranno nelle chiese di tutto il mondo e si plastificheranno nelle diverse rappresentazioni, artistiche o meno, dell’istante della nascita.

 

Enzo Gabrieli

 

 

Nelle foto: la locandina del Film

 

 

Fonte della Notizia

 

Titolo originale:

Nativity

Nazione:

U.S.A.

Anno:

2006

Genere:

Drammatico

Durata:

90′

Regia:

Catherine Hardwicke

Sito ufficiale:

www.thenativitystory.com

Sito italiano:

www.nativity.it

Cast:

Shohreh Aghdashloo, Keisha Castle-Hughes, Eriq Ebouaney, Ciarán Hinds, Oscar Isaac, Matt Patresi, Ted Rusoff

Produzione:

New Line Cinema

Distribuzione:

Eagle Pictures

Data di uscita:

01 Dicembre 2006 (cinema)

 

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