Roma: riportata alla luce la tomba dell’Apostolo Paolo

La scoperta nella Basilica di S. Paolo fuori le Mura

 

ANCORA UNA VOLTA la tradizione trova la sua conferma nella ricerca storica ed archeologica. La nuova scoperta nella Basilica di San Paolo fuori le mura alla quale si è arrivati dopo una lunga indagine archeologica nell’area tradizionalmente considerata il luogo di sepoltura dell’Apostolo. I lavori di ricerca sono iniziati nel 2002 e si sono conclusi il 22 settembre 2006, nell’ambio di un più vasto riordinamento della grande Basilica ordinato da Giovanni Paolo II. Le indagini hanno permesso di riportare alla luce un importante contesto stratificato, formato dall’abside della basilica costantiniana, inglobata nel transetto dell’edificio detto dei Tre Imperatori: sul pavimento di quest’ultimo, sotto l’altare papale, è stato riscoperto quel grande sarcofago del quale si erano perse le tracce e che veniva considerato fin dall’epoca teodosiana la “Tomba di S. Paolo”. A presentare la scoperta il cardinale Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Arciprete della Basilica di San Paolo fuori le Mura, l’archeologo Giorgio Filippi, e Pier Carlo Visconti, delegato per l’Amministrazione della Basilica di San Paolo fuori le Mura. Il presbitero romano Gaio, nella citazione di Eusebio, segnalava l’esistenza del tropaion eretto a testimonianza del martirio di Paolo. Nel luogo si avvicendarono, nel corso del IV secolo, due edifici, quello "costantiniano" e quello "dei tre imperatori", legati al pellegrinaggio devozionale alla tomba dell’Apostolo e utilizzati per scopi cimiteriali e liturgici. Ma l’unica documentazione esistente fino ad ora erano pochi disegni e schizzi con misure, di interpretazione talvolta enigmatica, redatti dagli architetti Virginio Vespignani (1808-1882) e Paolo Belloni (1815-1889), dopo l’incendio del 1823, durante gli scavi per la nuova confessione (1838) e la posa delle fondamenta del baldacchino di Pio IX nel1850. Da allora nessuno poteva documentare l’esistenza della tomba dell’apostolo. Che essa fosse sorta sulla tomba di Paolo era un dato incontrovertibile nella tradizione storica, ma l’identificazione del sepolcro originario era una questione abbastanza aperta. Gli ultimi scavi che hanno permesso di riportare alla luce la tomba sono iniziati il 2 maggio e si sono conclusi 17 novembre scorso. I lavori hanno interessato nell’area della Confessione e si è avviato un progetto accessibilità alla Tomba di S. Paolo. Dopo aver smontato l’Altare di S. Timoteo si è scavata l’area sottostante per riportare alla luce, sull’intera superficie di circa 5 mq, l’abside della basilica costantiniana. “Per raggiungere i resti del IV secolo si è scavato materialmente dentro il nucleo murario della moderna platea di fondazione – ha riferito il dottor Giorgio Filippi – che aderisce perfettamente alle strutture antiche, sia in fondazione che in elevato, fino a raggiungere il punto di distacco tra la parte antica e quella moderna rilevabile dal differente colore della malta, rosata quella del XIX secolo e grigia quella del IV secolo”. “Poiché la quota del transetto dei Tre Imperatori, sul quale giace il sarcofago di S. Paolo, è più alta rispetto al piano dell’attuale Confessione” è stato anche spiegato che si è resa necessaria nel XIX secolo una demolizione di una porzione della struttura costantiniana è metà del settore absidale. Per permettere una visuale completa sul sarcofago di S. Paolo è stata realizzata una finestrella di circa 70 centimetri ed è stato possibile anche misurare le dimensioni del sarcofago in pietra. La cassa è lunga circa m. 2,55, larga circa m. 1,25 e alta m. 0,97; il coperchio alto circa m. 0,30 e spesso nel bordo anteriore m. 0,12. Inoltre la porzione rimasta dell’abside che è stata scoperta nelle scorse settimane “costituisce – secondo l’archeologo – l’unica testimonianza visibile della Basilica attribuita comunemente a Costantino”. Le recenti scoperte aprono il campo a nuove interpretazione ed anche a nuove indagini. Non è esclusa la possibilità dell’individuazione del perimetro della prima basilica, lo studio dei materiali usati grazie ai nuovi rinvenimenti e l’individuazione del primo tropaion eretto sulla tomba dell’Apostolo Paolo, come è stato per quello di Pietro, sotto la Basilica Vaticana, lungamente studiato dagli archeologici.

 

Enzo Gabrieli

 

 

Nella foto: la Basilica romana di San Paolo Fuori le Mura

 

 

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