Donne oggi, tra conquiste raggiunte e diritti ancora da difendere

di Antonietta Malito

 

 

Buon 8 marzo …

 

«A tutte le donne che ogni giorno

urlano in silenzio,

a quelle che non possono vivere

la propria femminilità,

alle donne che dedicano la loro vita

alla famiglia e alla cura degli altri,

alle donne intrappolate dai preconcetti

e dalle ipocrisie»

 

 

NEL CORSO dei secoli, e in particolare nel Novecento, tanti sono stati i passi in avanti fatti dalle donne per conquistare una più giusta ed equa collocazione nella società, tante sono state le trasformazioni sociali e culturali che hanno modificato i loro desideri e le loro aspirazioni. La donna ha assunto nuove e grandi responsabilità in tutti i campi, ma rimane ancora parecchia strada da fare e molti ostacoli da superare.

 

 

Le donne divise tra il lavoro e la famiglia.

 

LA MAGGIOR parte delle donne oggi si trova a dover assommare due giornate in una: prima quella lavorativa, fuori casa; poi quella tra le mura domestiche. Per la maggior parte delle donne andare alla ricerca di un lavoro è, al giorno d’oggi, oltre che un desiderio di indipendenza economica che le riscatti da secoli di subordinazione, una vera e propria necessità, legata all’esigenza di far quadrare i conti di casa. Ma accanto all’af-fermazione professionale, ricercata spesso a seguito di lunghi anni di studio e specializzazione, si pone per le donne anche il desiderio di realizzarsi nella maternità e nella sfera affettiva. Per soddisfare tutti questi bisogni, le donne col tempo sono diventate sempre più abili nel conciliare lavoro e affetti, riuscendo, con successo ma anche con grande fatica, ad essere al contempo buone mamme, mogli affettuose e lavoratrici di successo. Accade, però, che le donne, spesso più preparate degli uomini, guadagnino meno dei colleghi maschi anche a parità di incarico. «Il gap delle retribuzioni nette annue tra donne e uomini si apprende da alcuni dati diffusi di recente dai media – va da 3.800 euro per i dipendenti a tempo indeterminato agli oltre 10mila degli autonomi. Gli uomini hanno, infatti, in media redditi superiori rispetto a quelli delle donne in tutte le forme contrattuali: del 23 per cento nel lavoro dipendente, del 40 per cento in quello autonomo e del 24 per cento per le collaborazioni». Tutto questo, ovviamente, quando le donne riescono a trovare lavoro. Da un’indagine condotta in questi ultimi giorni, e pubblicata il 24 febbraio scorso, emerge la netta difficoltà che, ancora oggi, una donna incontra rispetto ad un uomo nella ricerca di un lavoro. «Sei fidanzata? Sei sposata? Hai intenzione di sposarti a breve? Hai figli? Pensi di averne a breve?», sono queste le domande ricorrenti che una donna sente porsi quando si presenta ad un colloquio di lavoro, sia che voglia lavorare in un supermercato sia che voglia fare la dirigente. Il perché di queste domande così specifiche è semplice: una donna sposata prima o poi prende permessi per le gravidanze o per seguire i figli, arrecando grave danno al datore di lavoro che deve provvedere a sostituirla e deve anche continuare a pagarla. Ci sono poi casi in cui accade, purtroppo, che per trovare lavoro, alcune donne particolarmente bisognose, sono costrette a mostrarsi “accondiscendenti” con il futuro datore di lavoro. Si tratta di una pratica assai diffusa: un vero e proprio ricatto messo in atto da chi è pronto ad approfittarne senza scrupoli.

 

 

Le donne in politica.

 

LE DONNE hanno una riconosciuta capacità aggiuntiva di favorire l’attenzione, l’apertura agli altri, la vicinanza, la sensibilità, ma sono ancora troppo poche quelle che riescono ad entrare in politica. La percentuale delle donne al Parlamento e al Governo in Italia è fra le più basse e mortificanti al mondo. A tal proposito, il Parlamento Europeo ci dice che: «Ancora oggi nell’Unione Europea la discriminazione di genere é una realtà difficile da eliminare. La prevalenza numerica delle donne rispetto agli uomini, il 52 per cento della popolazione europea, non trova riscontro nella loro rappresentanza in posizioni di responsabilità, tutt’altro. Il dilemma della conciliazione fra vita privata e lavorativa accentua tale divario. Occorre maggior impegno per promuovere le donne nel mondo del lavoro e nella carriera politica, ma non solo. Da recenti statistiche si evince che in Europa le donne sono più soggette degli uomini alla disoccupazione: il 9,6 per cento contro il 7,6 per cento, e solo un terzo delle posizioni dirigenziali sono ricoperte da donne. Le conseguenze negative sono riscontrabili nella perdita di capitale umano, nella scarsa coesione sociale, nel mercato del lavoro e nella crescita».

 

 

La violenza sulle donne.

 

Le lotte portate avanti nei secoli di “progresso”, pur avendo riconosciuto alla donna diritti legittimi, non le hanno ancora consentito di raggiungere la piena parità con l’uomo. La donna dei Paesi industrializzati, infatti, è anche mercificata ed utilizzata come oggetto, per non parlare poi delle donne che vivono in condizioni estreme di povertà, di subalternità rispetto all’uomo, nei Paesi poveri. Ancora oggi si parla di violenza contro le donne e i dati in merito sono a dir poco raccapriccianti. La violenza sulle donne, spesso taciuta, si manifesta sotto varie forme e colpisce chiunque, a qualsiasi età: ricche o povere, colte o analfabete, donne che vivono in aree di conflitto o di pace, in Paesi con deficit democratico o in quelli cosiddetti “progrediti”. Vittime della violenza sono almeno un miliardo di donne nel mondo (in pratica una su tre), picchiate, stuprate, mutilate, assassinate. Quasi sempre per mano del marito, del fidanzato, di un familiare o di un amico. Una violenza consumata tra le mura domestiche, che, secondo il Consiglio d’Europa, per le donne tra i 16 e i 44 anni, rappresenta la principale causa di morte e di invalidità. Un’indagine Istat sulla violenza e i maltrattamenti contro le donne, diffusa lo scorso 21 febbraio, conferma questo quadro allarmante. L’indagine, presentata nei giorni scorsi a Palazzo Chigi dal ministro dei diritti e delle pari opportunità Barbara Pollastrini, è stata realizzata su un campione di donne di età compresa fra i 16 e i 70 anni. Dai dati raccolti emerge che oltre 14 milioni di donne italiane nella loro vita sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica. La maggior parte di queste violenze arrivano dal partner e la grandissima maggioranza non è mai stata denunciata. Il 31,9 per cento delle donne è vittima di violenza fisica o sessuale, il 23,7 per cento di violenze sessuali, il 18,8 per cento di violenze fisiche. «La violenza sulle donne è un dramma rimosso», ha commentato il ministro Pollastrini, che ha chiesto al Parlamento di discutere in tempi rapidi la proposta di legge del Governo sulla violenza alle donne che, fra l’altro, affronta il tema delle minacce continuative e persecutorie. La situazione è dunque molto grave, soprattutto se si pensa che i dati resi noti sono stati stimati per difetto, poiché le violenze spesso restano “nascoste”, si perdono nelle pieghe del quotidiano perché il più delle volte una donna ha vergogna o paura di denunciarle. Nel 2007 le donne hanno ancora tanta strada da percorrere per difendere i loro diritti e la loro dignità, troppe volte offesa e calpestata. In prossimità dell’8 marzo, festa dedicata alle donne, non ci resta che sperare in un futuro senza più violenze, soprusi e discriminazioni nei confronti delle donne.

 

Auguri!

 

 

«Donna è… ridere e piangere allo stesso tempo.

È amare come solo e purtroppo una donna sa fare. Donna è oggi, domani e sempre!»

 

 

Fonte della Notizia

 

 

Su segnalazione di alcune signore della nostra Comunità segnaliamo:

 

http://www.amando.it/festa-della-donna.htm

 

Per altre iniziative legate alla Giornata dell’8 marzo, basta utlizzate un normale motore di ricerca. Savutoweb è sempre dalla parte dei diritti delle Donne.

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