“Costruire una grande Carpanzano, per l’oggi e Å “

di Pasquale Fabiano

 

 

VEDO CARPANZANO di quest’ultimo periodo, come se fosse tristemente ammalato sul letto di degenza, noi lo dovremmo curare e invece perdiamo ulteriormente tempo in discussioni e furberie di ogni genere. Nonostante la gravità della situazione, non solo non curiamo la malattia, che ha danneggiato tutti, ma favoriamo inconsciamente il moltiplicarsi di altre patologie morbose che in breve tempo stanno portando Carpanzano verso conseguenze facilmente immaginabili. A tal proposito mi viene in mente un proverbio molto usato nel nostro paese: "Mentre u miedicu studia u malatu si nn’ è jutu”. A chi non vede, o fa finta di non vedere; a chi non sa, o fa finta di non sapere, rivolgo l’invito ad andare con la mente a ritroso nel tempo. Riscoprirà, sia pure per un attimo, che il luogo della propria infanzia non è certamente come quello dell’era della propria maturità. Un tempo a Carpanzano c’erano le scuole elementari, la mensa scolastica, "refezione". Ricorderete anche che successivamente in paese arrivò per quei tempi una novità…. l’apertura di un asilo infantile, più tardi vennero aperte anche le scuole medie, di primo grado. Per non annoiare, eviterò di elencare i vantaggi che ne derivavano alle nostre famiglie, ai i nostri scolari, ed al paese in generale. Come non ricordare anche dell’opportuna presenza nel nostro paese, ventiquattrore su ventiquattro, del medico di base, e del proprio nucleo famigliare, "che certamente non era cosa da poca importanza". Inoltre, c’erano maestranze abili nell’artigianato della panificazione, come pure nell’arte del legno, con la presenza sul nostro territorio di ben due falegnamerie, come pure dei fabbri, del salone da barbiere, della calzoleria, e molti altri esercizi commerciali in genere. E’ poi c’era sempre lei, sua maestà, la regina del bosco: la castagna, che impiegava per circa due mesi mano d’opera per poi portare in paese danaro contante. Altri tempi, cose ormai passate che certamente non torneranno più, ma che forse ci costringeranno a riflettere sulla nostra attuale condizione, sul nostro vivere quotidiano carpanzanese. Gli emigranti legati alle loro radici oggi sono le sole persone che vengono in paese, ma domani avverrà così anche per i loro figli …? voglio sperare di sì, ma confesso che nella mia mente si fa strada un sentimento contrario. "Solo noi" – si dice in una canzone. Ora non incontri più per le vie gente che si reca dal falegname, dal dentista, non più maestri al bar prima dell’inizio delle lezioni scolastiche, per un caffé. "Solo noi siamo rimasti in paese". Se quanto fin qui detto voi ritenete che sia vero, corre l’obbligo morale di intervenire. Troppo tempo è passato senza accorgerci verso quale baratro si stava incamminando il paese. Quante porte a Carpanzano lentamente e piano piano si chiudevano: tante, tantissime non si riaprono neppure d’estate! Questa è, volenti o nolenti, la nostra storia degli ultimi decenni. Verità forse mai dette, che produrranno ferite e dolore profondo, terapeutico spero a farci ridestare, per ritrovare la responsabilità di cercare di riportare il paese vivibile, come al tempo dei nostri ricordi d’infanzia, anche se nel frattempo tantissime sono cambiate.

 

URGE COMUNQUE provare a ricreare le condizioni che evitino al paese "altre porte chiuse, finestre dai vetri in frantumi, terrazzi segnati dall’impronta dei vasi con i fiori appassiti. Per ritrovare il piacere di vivere a Carpanzano. Inoltre, ho molto riflettuto sulle proposte di auto candidatura a Sindaco. Per quanto mi riguarda penso che ognuno offre quello che ha, e che la libertà di espressione sia una bella cosa da apprezzare e promuovere sempre. Sarà successivamente con il confronto e la discussione che di comune accordo si individuerà il candidato a Primo cittadino ritenuto più idoneo a svolgere il difficile ruolo, che come tutti sappiamo è quello di tentare di riportare il paese verso i binari della ripresa. Ripeto ancora una volta che i Carpanzanesi non hanno bisogno di vivere in un clima quotidianamente avvelenato. Per Carpanzano necessitano uomini che attraverso il confronto politico, si misurino con i programmi e con la realizzazione delle opere necessarie al benessere collettivo. Finiamola se possibile coi giornali, che con l’uso dello pseudonimo pubblicano veleni ed anche con gli articoli e trafiletti che buttando benzina sul fuoco, quindi non verso il chiarimento ed il confronto, ma creando solo situazioni confusionarie per i cittadini. Mi chiedo: ma come può essere possibile che coloro i quali propongono a destra e a manca candidature di questo o di quello non si curano invece minimamente di parlare della triste e sconsolata vicenda "che lega come alla catena" Carpanzano? Quasi come se si volesse distrarre l’opinione pubblica dai fatti veri, quelli reali che sono i disaggi legati alla orinai vecchia questione della viabilità o la situazione fortemente debitoria del Comune. E’ inimmaginabile ed impensabile ciò che si sta facendo a danno del paese. C’è bisogno di maggiore lealtà e sincerità. Non è più il tempo di distrarci nell’inutile.

 

Pasquale Fabiano

 

Nella foto: panorama di Carpanzano.

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