Tra storia, cultura e sofferenza. Diario di un viaggio

di Cinzia Gallo

 

TROPPO IMPORTANTE per non essere vista almeno una volta. Questo è ciò che ho detto al rientro dalla mia permanenza di cinque giorni nella più bella città del Danubio, Budapest. Capitale dell’Ungheria e capoluogo della provincia di Pest pur non facendone amministrativamente parte, è la città con il più alto numero di abitanti, quasi 2 milioni. Non solo dà la sensazione fisica della capitale, quanto abbina perfettamente una signorilità e un’imponenza proprie da città protagonista della storia. È come assistere ad una sapiente automessinscena, e c’è stato chi mi ha raccontato che si prova la stessa cosa vedendo Vienna, la rivale austriaca, ma con una differenza, quest’ultima non avrebbe quella robusta sostanza e quella particolare vitalità che “signoreggia” a Budapest. Con un aeroporto dai collegamenti efficienti ed una propria compagnia di volo, con la metropolitana più antica dell’Europa continentale, con ben 3 stazioni principali e una linea tram altrettanto funzionante, sembra quasi assurdo pensare, a quanto poco tempo questa città stia impiegando per ritornare a quella fiorente ricchezza che la contraddistingueva anticamente.  È come una donna ben vestita e ben curata che affascina da qualsiasi angolazione la si guardi, le strade sono linde, i prati ben curati, la bellezza dell’architettura è imbarazzante, e la voglia di rivalsa ti lascia senza parole.  Storia, cultura, divertimento, bellezza ovunque, anche in un semplice  fast – food, mentalità aperta, anche da parte dei più anziani, e questo popolo ne ha passate di cotte e di crude! Partendo dai Tartari nel 1241, venne poi conquistata nel sedicesimo secolo dai Turchi che bloccarono la crescita della città, poi nel 1686 riconquistò l’indipendenza, ma subì grosse perdite umane nella Prima Guerra Mondiale ed anche nella Seconda, ma nonostante ciò, Budapest rimane la città europea con la maggior percentuale di popolazione ebraica. Dopo la caduta dei nazisti, venne eretta una statua della libertà, che ancora oggi può essere ammirata nella zona di “Cittadella” nella parte più antica della città. Ma destino volle che ci fu una nuova colonizzazione, quella da parte delle truppe sovietiche che durò fino al 1989, anno della caduta del regime comunista. Venne così eretta una seconda nuova ed ultima statua a simboleggiare la loro tanto agognata indipendenza. Come dicevo, la voglia di rivincita si avverte nell’aria, si legge negli occhi della gente, si evince dai loro sorrisi divertiti di fronte ad una bottiglia di Tokaji, il loro specialissimo vino liquoroso.  La gente di Budapest, i Magiari per l’esattezza, ti stupiscono e  ti suscitano rispetto senza chiederlo, perché nonostante le violenze che hanno dovuto subire, sono forti, volenterosi e amano vivere ogni istante pur possedendo poco. Dopo la caduta del regime comunista, Budapest ha riallacciato i suoi tradizionali legami economici e culturali con l’Europa occidentale, ponendosi come capofila nel tumultuoso passaggio al capitalismo dei paesi centro europei ex socialisti. A partire dagli anni ‘90 ha subito anche un calo demografico causato dall’emigrazione e dalla decrescita naturale della popolazione. Verosimilmente dovremmo tutti imparare da queste popolazioni, se non altro, almeno per capire il vero senso della vita. Un giorno ci sei e l’altro non si sa e quindi è bene apprezzare tutto quello che ci viene offerto, ricordare tutto quello che ci viene detto e “cogliere l’attimo” istante per istante.

 

Cinzia Gallo

 

 

Nella foto: Budapest, il Parlamento con vista sul Danubio.

 

 

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