Cuba: “senza blocco economico tutto sarebbe diverso”

intervista di Francesca Gabriele

 

Yosnesy, è una giovane cubana, che per amore ha lasciato Cuba e si è trasferita a Rogliano. “A Cuba, nonostante le difficoltà si vive. Senza l’embargo sarebbe diverso”.

Cuba, l’isola dalle spiagge bianche, dall’acqua blu, il paradiso delle Antille che richiama ogni anno migliaia di turisti italiani. Cuba, la patria dei Rum cocktails, degli aromatici sigari Havana, dove in ogni posto ti accompagna la musica popolare, la tipica charanga francesca, basata sulla sequenza ritmata del suono di pianoforte, basso, timbali e strumenti a percussione; l’isola, dove la notte puoi immergerti nella sensuale rumba cubana, dimenticando ogni cosa. Cuba, l’isola di Ernesto Che Guevara, l’argentino, ancora oggi leader incontrastato di molti giovani seguaci di determinate ideologie politiche, l’isola dominata da Fidel Castro. Quest’ultimo, diventato primo ministro nel 1959, ha impresso in un primo tempo, il segno del socialismo attraverso la statalizzazione di tutte le imprese e la collettivizzazione dell’agricoltura. Successivamente, la politica di Castro, negli anni si è radicalizzata sulla base delle linee guide del marxismo e sulla chiusura ai rapporti con i vicini Stati Uniti d’America. Gli unici privilegiati a Cuba sono Fidel e i suoi colonnelli. La gente, quella comune, vive soffocata dalla dittatura, in un paese dove, non si rispettano i diritti umani, dove ogni oppositore è messo a tacere con metodi non certo democratici. Yosnesy, ha 26 anni, vive a Rogliano con il marito e il loro piccolo Luis, ma le sue origini sono cubane. Non parla di regime cubano, anzi, crede che in altri Paesi, la libertà sia solo espressione di facciata.

 

La scorsa estate, tu sei ritornata a Cuba. Hai notato qualche cambiamento nella struttura sociale–economica del tuo paese, dove, un lavoratore guadagna all’incirca 15 dollari in un  mese?

“Cambiamenti sostanziali non ne ho visti. Lo stipendio di un lavoratore è l’equivalente in pesos cubani di pochi dollari. L’economia cubana, risente anche di un embargo crudele e stupido da parte del paese economicamente più forte “Los Estados Unidos che si erge a paladino della libertà del mondo. Se non vi fosse questo blocco economico, tutto sarebbe diverso. Raul Castro, il fratello di Fidel, ha accettato di discutere di questo contenzioso con gli Stati Uniti. Credimi, ci sarà molto da trattare. Cuba, ha subito addirittura attentati terroristici da parte degli americani, la gente questo, purtroppo non lo sa”.

 

Il regime Castro-comunista, controlla ogni tipo di informazione che può arrivare al cittadino. Non è certo un mistero che le carceri cubane, oggi, ospitano i cosiddetti dissenzienti, rei di avere espresso anche in forma pacata idee contrarie ai dettami del vostro leader politico. Come si vive in un paese dove anche la libertà di espressione è limitata al minimo, per non dire inesistente?

“Tu parli di regime cubano.  Io però tanta libertà nell’altro mondo civile non ne vedo. Quando c’è, risulta ben controllata. Lo sbaglio a suo tempo è stato quello di non avere liberalizzato stampa e libertà di espressione. La svolta potrebbe arrivare da Internet, ma tutto è condizionato dalle difficoltà economiche. Non tutti i cubani, possono accedere all’acquisto di un personal computer, pochi sono anche i modelli in circolazione. L’embargo limita la circolazione di tutti i tipi di beni, anche dei più semplici. Il “regime” ha creato anche cose buone: la sanità è gratuita per tutti, così come la scuola. La mortalità prenatale nel mio piccolo paese, e’ al di sotto in proporzione alla media dei paesi più avanzati, è inferiore anche a quella degli stessi USA”.

 

Pensi che senza il socialismo, il tuo paese oggi sarebbe diverso?

“Se fosse un socialismo più partecipativo e con altre forme di associazionismo, con più partiti, sarebbe meglio.  Anche a Cuba, ci sono i germogli di altre realtà politiche, ma come sempre, quando le idee sono libere, travolgono tutti e tutto”.

 

Oltre al sole, al caldo, cos’altro ti manca di Cuba?

“Mi manca tutto di Cuba: il sole, il caldo, la mia famiglia, la mia gente calorosa e solare”.

 

Faresti vivere il tuo piccolo Luis a Cuba?

Mio figlio è italiano, crescerà in Italia. Quando sarà adulto, se lui vorrà, potrà scegliere dove vivere.  Non gli impedirò di stabilirsi a Cuba.  La vita a volte decide per noi, vedi e’ stato solo per un caso del destino se io mi trovo in Italia, solo per questo caso, ho conosciuto a Cuba mio marito, non pensavo minimamente di vivere all’estero, invece l’amore smuove le montagne.  Per me e mio marito l’amore ha varcato anche l’oceano”.  

 

Francesca Gabriele

Nella foto: L’Avana (Cuba).

 

 

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