“Legalità  e Calabria”: se ne è discusso a Scigliano

Iniziativa del Circolo “Fortugno” della Margherita

 

“Diffidare delle dichiarazioni opportunistiche del personaggio di turno. La lotta alla illegalità, ha affermato il giudice Giuseppe Greco, non si fa esternando il proprio pensiero a secondo del luogo e della platea. Ormai, la discussione sulla legalità è diventata una moda. A mio modesto avviso, basta solo far rispettare le leggi". Una dichiarazione, chiara e dura, quella del Magistrato, intervenuto sabato scorso all’incontro dibattito “Legalità e Calabria”, organizzato dal Circolo “F. Fortugno” della Margherita di Scigliano, al quale hanno partecipato Eugenio Canino, segretario, Franco Garofalo, sociologo e Mario Reda consigliere provinciale. Un interessante e proficuo dibattito che ha inchiodato sulla sedia per oltre due ore una numerosa platea, delusa, solo per l’assenza dei parlamentari, che avevano assicurato la loro presenza e dai quali ci si aspettava un contributo responsabile e dinamico sull’argomento. Presenti tra gli altri, Daniele Maletta, sindaco di Scigliano, il comandante della locale stazione dei Carabinieri e rappresentanti dei partiti e delle associazioni del Savuto. Dopo i saluti di Eugenio Canino, rammaricato per le assenze dei politici “giustificate” è toccato a Franco Garofalo aprire i lavori, il quale con un articolato intervento ha rilevato che innanzitutto “è la famiglia che deve far acquisire la legalità, poi segue la scuola, la società ed il gruppo. E’ indispensabile, ha aggiunto, applicare le politiche sociali per attuare il recupero dei soggetti deviati. Molto spesso, ha concluso, “falsi insegnamenti, illusioni, falsi idoli e cattivi insegnamenti politici allontano i giovani dalla legalità”. Il consigliere Marino Reda, ha affermato che la diffusa criminalità organizzata presente un po’ ovunque, la mafiosa e la ‘ndranghete sono un fenomeno molto pericolo per lo sviluppo socio-economico del paese, quello che però preoccupa “è la popolazione che di fronte a tali fenomeni non si indigna ed abbassa la testa”. Solo una grande rivoluzione culturale, ha aggiunto, il consigliere, può sconfiggere la illegalità, cosa per altro difficile vista la situazione politica calabrese. Un caso unico al mondo, vedere la metà dei Consiglieri regionali raggiunti da un avviso di garanzia e non sentire il peso morale di dimettersi. Il consigliere ha anche accennato all’iniziativa di un Comitato promotore sulla trasparenza degli atti amministrativi, caso emblematico il “BURC” della Regione Calabria. Il primo cittadino di Scigliano, Maletta nel portare il suo saluto e quello del Consiglio comunale, tra l’altro ha affermato “non è facile risolvere i problemi della comunità senza che arrivino fondi, ne si può pensare di risolverli con l’assegnazione di 100/150 mila euro di fondi comunitari, solo briciole”. Il dibattito è entrato nel vivo della problematica con l’intervento del giovane Giudice Giuseppe Greco, che attraverso la gradevole dialettica e le importanti riflessioni, ha catturato l’interesse della platea, assistendo ad una vera e propria lezione sulla legalità. “Non possiamo risolvere i conflitti solo con la legge, ha dichiarato il magistrato, non serve sfornare solo sentenze e ritrovarci nuovamente problemi simili, è necessario correggere certi indirizzi certi comportamenti. Viviamo, ha proseguito, in un momento di “crisi delle regole” (società multietnica, crisi della famiglia, annientamento valori ecc.) Riferendosi all’arte delle politica ha detto “ la politica non è tutto, è solo una piccola parte della nostra vita”. Proseguendo l’appassionata analisi, il dottor Greco ha affermato “ oggi non è in crisi la regola, ma l’autorità. Troppo spesso si assiste ad attacchi forti e pericolosi verso alcune figure ed Istituzioni alle quali non è riconosciuta l’autorità”. Il grande problema politico in Calabria, ha aggiunto il Magistrato “è la questione morale” un connubio tra “politica e mafia, politica e affari, che crea una miscela esplosiva devastante, un nodo che va reciso subito e con decisione”. Avvisandosi alla conclusione, il giudice ha detto “ l’Ordine pubblico si mantiene combattendo la mafia e la criminalità organizzata non solo con la denuncia, ma con fatti e concretezza giorno per giorno, attraverso la cultura e l’educazione alla legalità”. La giustizia, ha concluso è l’applicazione di un “processo giusto e la certezza della pena”.

 

Pasquale Taverna

 

Nella foto: un momento dell’iniziativa.

 

 

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