Riti e simboli della Pasqua

di Francesca Gabriele

 

I riti che accompagnano la Passione, la morte e la Resurrezione di Gesù.

 

LA PASQUA (pascha) è la festa più importante nel calendario religioso – cristiano, ed è preceduta dalla Quaresima, periodo di astinenza e digiuno, lungo quaranta giorni. La Quaresima, ha inizio il Mercoledì delle Sacre Ceneri e termina con il Triduo Pasquale. Con la Pasqua, la Chiesa cristiana intende celebrare la Resurrezione di Cristo, evento, che un tempo si soleva ricordare ogni sette giorni, per commemorare il sacrificio di Cristo, crocifisso sulla croce, per cancellare le innate colpe dell’uomo.

 

“San Giuvanni e Matalena

jiu chiangennu ad avuta vuce

ed appressu de li judei

alli pede de la cruce

e s’avissimu chistu core

e chiangere cu dolore

a appressu de Maria

a trovare il mio Gesù

Piangete sorelle

Piangete su su

Piangete piangete

Ch’è morto Gesù.

E’ morta la vita, la gioa, l’amore

Vera pupilla di questo mio cuore”.

 

LA TRADIZIONALE visita ai Sepolcri del Giovedì Santo, successiva alla celebrazione dell’_Ultima Cena, apre le cerimonie della Settimana Santa e il periodo di lutto stretto, da questo giorno in poi le campane smetteranno di suonare sino al giorno della Resurrezione.  “Il giorno del Giovedì Santo – racconta Antonio Borelli nel suo scritto Giovedì Santo – Cena del Signore – è riservato a due distinte celebrazioni liturgiche, al mattino nelle Cattedrali, il vescovo con solenne cerimonia consacra il sacro crisma, cioè l’olio benedetto da usare per tutto l’anno per i Sacramenti del Battesimo, Cresima e Ordine Sacro e gli altri tre oli usati per il Battesimo, Unzione degli Infermi e per ungere i Catecumeni.  A tale cerimonia partecipano i sacerdoti e i diaconi, che si radunano attorno al loro vescovo, quale visibile conferma della Chiesa e del sacerdozio fondato da Cristo; accingendosi a partecipare poi nelle singole chiese e parrocchie, con la liturgia propria, alla celebrazione delle ultime fasi della vita di Gesù con la Passione, morte e Resurrezione. Nel tardo pomeriggio c’è la celebrazione della Messa in ‘Cenae Domini’, cioè la ‘Cena del Signore’. Non è una cena qualsiasi, è l’Ultima Cena che Gesù tenne insieme ai suoi Apostoli, importantissima per le sue parole e per gli atti scaturiti”. All’Ultima Cena, succede la Passione.

 

“Figlio dell’alma mia, mio figlio amato,

luce degli occhi miei, unico amore,

tronco mirando su quel crudo letto

di tutta la mia vita il più bel fiore.

E come, Figlio mio unico oggetto,

come senza di te potrò mai stare,

priva di te, mio bene e mio diletto!

Come non vieni, o Figlio, a consolare

La tua povera madre mesta e afflitta!

Deh, vieni, o caro Figlio, e non tardare…!”.

 

Il VENERDI’ Santo è il primo giorno del Triduo Pasquale.  La Chiesa, attraverso i vari riti, rivive e ricorda la passione e la crocifissione del figlio di Dio.  Fiore Sansalone, nel libro “Religiosità e Folklore” riporta i riti salienti di questo giorno. “Alle prime luci dell’alba il sagrestano, a suon di traccela, sveglia l’intero paese per annunciare ai fedeli la cerimonia più attesa della Settimana Santa: la processione del Cristo crocifisso sta per rinnovarsi in tutta la sua drammaticità! La gente, mesta e rattristata, accorre in chiesa a pregare dinanzi alla statua dell’Addolorata e a quella del Figlio Crocifisso. Intanto continuano le visite ai Sepolcri. Solitamente sì ‘girano’ non meno di sette Sepolcri’ e, a Grimaldi, i devoti per ottenere le indulgenze, visitano le chiese della Concezione, del Convento e della Cona”.  In questo giorno di lutto tutto sembra rimanere sospeso: la casa non si rassetta, le donne non si pettinano, non si usa gridare o cantare, non si celebra l’Eucaristia. Il Sabato Santo è il giorno dell’attesa. Gesù ritorna in vita.  In tale giornata, come nel Venerdì Santo, la Chiesa Cattolica non offre il sacrificio della Messa fino alla Veglia Pasquale, che si svolge nella notte tra il Sabato Santo e la Domenica di Pasqua; in molte chiese rimane esposta la Croce servita per l’adorazione il Venerdì Santo; l’Eucarestia non è conservata nel Tabernacolo, le luci e tutte le candele sono spente. Gli altari sono spogli, senza tovaglia né copritovaglia. Sui tabernacoli manca il conopeo. Questo giorno è un giorno di silienzio per la Chiesa Cattolica, nel quale, i cristiani attendono il gioioso annuncio della Risurrezione. La Chiesa cattolica considera degno di lode protrarre il digiuno ecclesiastico e l’astinenza dalla carne anche in questa giornata, fino alla Veglia Pasquale, tuttavia non ne fa un obbligo per i fedeli”.

 

“Esciti surici da casa mia

Ca è avvivisciutu u figliu e Maria!”.

 

UN RITO particolare era ripetuto dalle donne di Rogliano in passato, e anche oggi non è del tutto scomparso.  Ce lo riporta Sansalone. “Quando le campane annunciano la Resurrezione, le donne puliscono con una ‘scupa’ le mura togliendo le ragnatele, e ‘ccu lu ragaturu’ percuotono con forza sul tavolo”.

 

Francesca Gabriele

 

 

*Il Canto del Giovedì Santo e Il Pianto della Madonna, sono riportati nel libro “Le chiavi del cielo” a cura di Anna Crocco.

 

 

La tradizione del grano.

 

VALENTINA Valleggiato ne “I riti della settimana santa” descrive la tradizione del grano, ancora molto diffusa nel nostro territorio. “La Pasqua è un giorno molto importante, carico di alti significati e configurato da celebrazioni solenni, ma anche ricco di piccoli riti che ogni singolo effettua nell’intimità della propria dimora e che rientrano nei costumi di questa festa. Nelle tre settimane che precedono la celebrazione pasquale, in alcuni nuclei familiari, si usa seminare, in piattini di creta, diversi tipi di semi: ceci, orzo, lenticchie, grano e lupini. Chiamati "cene", si depongono negli angoli più bui e asciutti della casa, e, dopo poco tempo, producono germogli di forme diverse. Tale usanza è carica di valori simbolici e celebra l’inizio della bella stagione. Richiama la cena di Gesù con gli apostoli, ma riconduce, anche, agli ‘orti di Adone’, divinità greco-asiatica della vegetazione, che rappresenta il ciclo vegetale, rinato nella stagione primaverile. Secondo la tradizione salentina, le "cene", nell’antichità, avevano proprietà divinatorie. Il popolo riponeva i chicchi di grano nei vasetti subito dopo Natale. Se i semi fossero germogliati, avrebbero portato prosperità e pace; se, invece, si fosse verificato il contrario, la cattiva sorte sarebbe giunta presto. Decorati con fiori, immagini sacre e nastri colorati, vengono portati in chiesa e completano l’addobbo dei Sepolcri”.

 

F.G

 

  

Cuculi e cuzzupe simbolo di abbondanza e buon augurio.

 

DOPO L’ASTINENZA quaresimale, il Venerdì Santo, è il giorno dedicato alla preparazione dei doci pasquali.  Le uova, non utilizzate a tavola nei quaranta giorni di digiuno, sono usate sode e col guscio in numero dispari per preparare cuculi e cuzzupe. “I tradizionali pani pasquali –narra Fiore Sansalone nel testo Religiosità e Folklore- sono rappresentati dalle ‘cuzzupe’ o dai ‘cuculi’, dolci di pasta frolla raffiguranti pupattole il cui corpo viene intrecciato a ‘mo di fasciatura e sulla cui sommità viene posto un uovo che rappresenta il volto”. Le giovani donne, il giorno della Resurrezione, aspettavano l’amato per fargli dono dei dolci pasquali in segno di buon auspicio.  “Per il marito e la moglie – racconta ancora Sansalone – si preparano due cuzzupe, per i figli i cuculi, badando a farne uno più grane e più bello per l’ultimo nato”.

 

F. G.

 

 

Nella foto: Cristo Risorto, sec. XVII° – Rogliano, Chiesa Monumentale di San Giorgio.

 

 

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