“Mia cara Tv contemporanea: schiavi o solo utenti?”

di Roberto Sottile

 

DA MOLTO TEMPO illustri critici dei salotti specializzati continuano a scrivere di questa nostra quotidiana e inseparabile compagna. Ciò, nonostante non si è ancora giunti ad una definitiva pronuncia  di condanna o assoluzione, quant’anche ce ne fosse il bisogno. Non di meno potremmo noi arroccarci la presunzione per produrre la tanto paventata sentenza. Potrebbe anche essere utile una sorta di istruzione per l’uso vista la sua  comprovata capacità di istigazione all’emulazione, sebbene alcune volte perpetrata in buona fede. Ovviamente neanche questo è di nostra  competenza, ci urge invece far notare che troppo spesso a fare le spese di questa Tv a briglie sciolte sono le menti per cosi dire meno allenate agli attacchi dei virus da consumismo ed arrivismo in voga al momento. Risulta allora assai facile trasmettere l’idea che l’importante non è più partecipare ma vincere, che essere bello e “palestrato” non è più un dettaglio, sia pur importante, ma una condizione di vita quasi irrinunciabile,  e ancora che i secchioni sono brutti e noiosi e le belle stupide e ignoranti. Ma come è cambiata la televisione degli ultimi tempi? Dal punto di vista dei contenuti, come dicevamo prima, hanno già scritto insigni specialisti, non potremmo quindi aggiungere molto, al più rimarcare l’uso spregiudicato  della volgarità o delle bambole molto scoperte in bella mostra,  per le quali comunque siamo ormai vaccinati. Occorre invece  sottolineare il punto forse più importate e a volte devastante: la cosiddetta  rincorsa all’audience che passa sempre più spesso attraverso la trasgressione a tutti i costi o il ricorso ad immagini violente che possano tenere alta la concentrazione dello spettatore, il tutto condito da una scrupolosa attenzione ai tempi che dovranno  essere più serrati possibile contribuendo così a mantenere in costante tensione l’ignaro spettatore. Ovviamente esiste ancora qualche traccia di buona tv,  ma ahimè  non ha dalla sua parte  la possibilità di usare quei…. “trucchi“ di cui parlavamo prima. Sarebbe a questo punto interessante andare a frugare, ovviamente in forma appena superficiale e chiaramente dal basso della nostra ignoranza, nell’aspetto meno battuto dai critici accreditati: quello tecnico che, all’apparenza, potrebbe sembrare meno importante, ma in effetti sono sempre più convinto del contrario. Intanto risalta subito all’occhio, anche di quelli meno accorti, il lavoro attentissimo prodotto sui tempi. I tempi in televisione sono importantissimi; notizie, dialoghi, immagini non possono prescindere da questi parametri di vitale importanza. E’ assolutamente provato che un immagine statica scada, diventi cioè pesante e poco televisiva, se insiste sul video per  più di un paio di secondi. Sembrerebbe un dettaglio da poco,  ma al di là dei contenuti, chiaramente e fortunatamente ancora determinanti, anche su questo si basa il successo di alcuni programmi e soprattutto degli spot pubblicitari. Giochi di  luce, flash, cambi repentini di immagine fanno parte delle tecniche televisive che ipnotizzano l’utente fino quasi a convincerlo inconsciamente che quelli siano veramente i tempi e gli effetti della realtà. Un solo fotogramma inserito nell’insieme dei ventiquattro che scorrono in un minuto secondo può produrre una percezione di un qualcosa che in realtà non si è visto.  (alcuni ricorderanno il famoso esperimento messo in atto in tempi non lontani dalla Coca cola). La  ricerca continua da parte degli adepti del settore nel promuovere nuove strategie spesso di carattere tecnico, supportati come sono da strumentazioni tecnologiche al passo coi tempi, ha portato ad una vera e propria rivoluzione nella comunicazione televisiva. Gli stimoli vengono sempre più esasperati e lo spettatore ormai abituato a questo incessante  bombardamento fatto di effetti ed  immagini, inizia ad avere difficoltà nel  ritrovare i normali ritmi di apprendimento.   Succede, di contro,  che lo scorrere  del tempo nel modo ordinario viene percepito come una sorta di apatia, noia e distacco che a volte si riflette anche nella vita reale. Provate a guardare un qualsiasi programma anche di buona fattura ma di qualche decennio fa, al di là dei contenuti probabilmente noterete una vera e propria difficoltà nel rimanere concentrati, le inquadrature i tempi di immagine vi sembreranno al quanto dilatati eppure sono palesemente più vicini alla realtà di quelli ai quali siamo abituati attualmente. Ma quali possono essere gli effetti più preoccupanti soprattutto sulla psiche dei giovani? L’individuo, continuo bersaglio di stimoli sempre più forti, produce una sorta di autoadattamento da una parte, dall’altra risulta sempre più difficile uno suo stesso riadattamento agli standard di vita reali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti, spesso una vera e propria difficoltà nel rispondere agli stimoli ordinari. Man mano che la psiche crea gli anticorpi per una sua autodifesa, i media modificano i loro parametri contribuendo a tenere sempre alta la nostra risposta  fino a creare un circolo vizioso dal quale è difficile riemergere. Allora cosa pensare della nostra amata tv? Mi verrebbe proprio da dire “usare con moderazione e solo se necessaria”. In questa condizione, in effetti, diventa assai difficile far emergere ciò che è prerogativa  dell’uomo: la riflessione  che, in quanto tale,  ha bisogno di tempo. Sarebbe quindi utile riappropriarci di ciò che ci appartiene, nella consapevolezza che ognuno ha in natura un suo potenziale critico in grado di  discernere l’utile e il buono dall’inutile e cattivo,  e soprattutto la buona televisione da quella spazzatura.

 

Roberto  Sottile

 

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