Nuova commedia per la Compagnia Teatrale Savuto

Interpretata ‘Nu raggiu ‘e sule: ecco alcune scene

 

IL TITOLO della nuova commedia della Compagnia Teatrale del Savuto di Santo Stefano di Rogliano  è ’Nu raggiu ‘e sule”. Divisa in tre atti e diretta da Antonietta Tucci, è stata interpretata per la prima volta in occasione della presentazione del libro “L’Agenda” di Luigi Ponterio dal quale è stata tratta. E’ ambientata negli anni ’60 e narra di alcuni eventi che si svolgono nell’ambito familiare e lavorativo del Sindaco. Il primo cittadino, Gigino, interpretato da un autentico Sergio Cozza, che, come gli rinfaccia spesso la moglie, è stato eletto grazie ai voti del suocero, governa con la sua semplicità populistica e riesce, a modo suo, a risolvere i problemi amministrativi. Con l’aiuto dell’impiegato comunale Ciccio, il simpatico e inimitabile Santo Salfi, e dell’assessore Franco, Maurizio Apa, che interpreta la parte con la maestria di sempre, s’imbattono in un divertente litigio tra due paesani, Pasquale e Tiresina, rispettivamente Francesco Bennardo e Katia Perri, e risolvono positivamente i loro problemi. Gigino vive con la moglie Maria, resa spontanea  e schietta da Franca Deni, che riesce ad instaurare col marito un curioso rapporto di coppia, fatto di amore e litigi. In casa hanno la cameriera Gioia, personaggio che Roberta Deni, come suo solito, interpreta magistralmente. L’apparente tranquillità della vita quotidiana è turbata da un equivoco attorno al quale ruotano Gioia, Gigino, Maria e Jugale, interpretato dall’originale Palmo Fuoco, che diventa il nocciolo della rappresentazione in cui si alternano accese manifestazioni di ira e vive preoccupazioni. Gioia rimane incinta dal suo compagno che la abbandona, e si trova in una situazione disagiata per cui cerca conforto in Gigino, che diventa suo confessore e consigliere. Nel momento in cui la ragazza è in procinto di partorire, casualmente, le si trova accanto, e Jugale  intuisce che il nascituro è il frutto di un amore clandestino tra la giovane e il primo cittadino. Questo malinteso genera nella famiglia del Sindaco liti e incomprensioni. Nei panni dell’ostetrica Giovanna, entra in scena, con la sua affermata professionalità, Antonietta Tucci, la quale porta al mondo “’nu raggiu ‘e sule” , chiave di lettura di tutta la commedia. “…Il raggio di sole, rappresentato dal nascituro, è la luce che rischiara il buio della falsità, della vigliaccheria e della prepotenza umana, incapace anche di un solo sorriso che, come nella vicenda di Gioia, si conclude felicemente con l’aiuto del sindaco, della moglie e degli amici amministratori, restituisce la dignità umana che è al centro della nostra vita e della nostra esistenza. L’autore conclude questo spaccato di vita con una rima molto bella e significativa, che restituisce vigore e forza a chi, come Gioia, di fronte alla disavventura di essere abbandonata per motivi di famiglia, e consapevole del proprio destino, ritrova al pace…”. E’ così che Antonio Simarco scrive nella presentazione dell’opera. Gioia chiarisce il malinteso e la commedia termina in allegria. Su invito del Sindaco a fare un brindisi, Jugale si propone e, acquistando una dignità sinora nascosta,  con alle spalle un fermo immagine pirandelliano, così recita:

 

‘A rima sa de fare

 

ppe’ ‘ssu mumentu

ca domane ancunu po’ cuntare.

‘A vita è ‘na sorpresa

ma chissa ‘e oje

nud ‘era attesa.

Eppuru ognunu ‘e nue,

chine estraneo

e chine no,

de ‘ssa storia è toccato, però.

‘A Maria spagnata è rimasta,

ca ‘a lingua sua

parole ancora ‘mpasta.

De l’assessura nun ne parramu

‘a politica è ‘nu stringi manu,

e a ‘ssa occasione

ne volia nescire de vincitore!

U Gigginu, bonu e caru,

ha fattu l’arte du cordaru

stenniannu na corda d’aiutu

a chista Gioia

ca tante difficoltà ha avutu.

Ma u brindisi nun po’ finire

si de ‘sta storia

nun ne capiscimi ‘a fine,

o meglio, ‘a morale volia dire!

Ognunu ‘e nue tena ‘na ventura,

no ‘nu destinu

e pretennare felicità

 ppe’ tutti nun potimu.

ma mancu rassegnati

amu ‘e rimanere,

sinnò tuttu

averramu ‘e subire.

Guardati a ‘ssa Gioia

e ra storia sua,

chissa è puru vita

nu’ ru criditi puru vua?

Nun pensami sulu

a chiru c’avimu,

ma puru a ‘na lacrima ‘e n’atru

ca asciugare potimu.

Cancellati l’avidità,

l’odiu e ru rancore,

oje l’amu fattu

vicinu a ‘su raggiu ‘e sule

pecchì iddu nud è carne, ossa, sorrisi e dulure,

iddu è de cchiù,

iddu è l’ AMURE!!!

 

La serata si conclude tra gli applausi e i consensi del pubblico, vengono presentati tutti i protagonisti e coloro i quali si sono prodigati per la buona riuscita del lavoro: Emilia Nicoletti, Franco Carpino, Rosalba Fuoco e Tonio Costanzo per scenografia, costumi e suoni, e il maestro Giuseppe Di Nardo per aver composto la musica di sottofondo alla poesia finale. Per informazioni sulla compagnia teatrale è attivo il sito www.compagniateatraledelsavuto.it

 

Emma Perri

 

 

 

Nelle foto: alcune scene della commedia.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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