Quando la buona sanità  non ha bisogno di pubblicità 

di Gaspare Stumpo *

 

LO HANNO FATTO PASSARE come l’ospedale più sporco d’Italia, creando un caso eclatante, con una eco quasi planetaria, smisurata rispetto alla problematica riscontrata. Quando si parla di cattiva sanità, soprattutto per le strutture del Mezzogiorno, il fragore mediatico è talmente incisivo sull’opinione pubblica che nessuna altra circostanza è in grado, a volte, di controbilanciarne gli effetti. Nessun episodio positivo, vissuto magari in silenzio o con grande discrezione, è capace di arginare l’ondata di polemiche favorita dalla voglia di scandalo facilmente ottenibile a scapito di una piccola realtà di provincia. Per la sorte del presidio ospedaliero di Rogliano le popolazioni del Savuto stanno vivendo momenti di enorme confusione e smarrimento: prima le lunga discussione legata al progetto di ristrutturazione, poi quella relativa al tentativo di chiusura ed oggi la polemica per il contenuto del nuovo Piano Sanitario Regionale, che propone la riconversione del nosocomio in casa della salute. Per il Santa Barbara non c’è pace. La decisione circa la futura destinazione del presidio appare perentoria: pochi righi destinati a cancellare oltre trent’anni di storia, di attività sanitaria al servizio di un territorio vasto e geograficamente difficile, di professionisti che hanno garantito risultati anche importanti, in un ambiente che sicuramente non ha lasciato mai a desiderare sul piano dell’ospitalità e dell’umanizzazione. L’anno scorso sulle pagine di questo giornale avevamo riportato la testimonianza di una signora (Elvira) residente in Lombardia, che proprio al Santa Barbara aveva risolto problemi, pure seri, che non era riuscita a risolvere nelle strutture della sua città. Un caso come altri, capitati fra i reparti dell’ospedale roglianese e mai sponsorizzati, perché produrre buona sanità non significa cercare a tutti i costi visibilità e clamore. Leggendo un articolo di questi giorni, la signora Franca De Francesco ha chiesto agli interessati di non cestinare quello che ha definito un “manoscritto” contenente la testimonianza sul ricovero del marito (Roberto Ugo), assieme al quale era in viaggio da Messina. Presentatosi al pronto soccorso di Cosenza in seguito ad improvviso malore, dopo alcuni accertamenti l’uomo era stato trasferito presso l’ospedale di Rogliano. “Ringrazio medici e paramedici per le cure prestate – scrive. Grazie a loro per la tempestività, la cordialità e la serietà professionale”. Nel breve racconto la donna fornisce un giudizio positivo sull’igiene ambientale, il cibo e l’accoglienza ricevuta, salvo poi riferire della sua “delusione” alla lettura dell’articolo inserito fra le pagine del quotidiano. Il caso del signor Roberto Ugo Medina è perfettamente in sintonia con le tesi che in questi giorni, amministratori comunali, organizzazioni sindacali e cittadini hanno sposato: no alla casa della salute, si ad un presidio attivo, pienamente inserito nell’Azienda Ospedaliera di Cosenza. Una richiesta che l’intera area del Savuto rivendica nel nuovo Psr, che è alla base della grande manifestazione prevista per le strade della cittadina.

 

* direttore responsabile

 

 

  

 

Commenti
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com