Caruso: ‘no all’econometria e alle logiche del profitto’

di Gaspare Stumpo

 

FRANCESCO Caruso, parlamentare e leader del movimento No Global per il Sud Italia, ha partecipato per la seconda volta ad una manifestazione a sostegno del presidio ospedaliero Santa Barbara di Rogliano. La prima, ricordiamo, era avvenuta nel gennaio 2007. Il deputato iscritto al gruppo parlamentare di Rifondazione Comunista, giovedì scorso è intervenuto alla manifestazione di piazza San Domenico, poi ha seguito il corteo che si è snodato lungo le strade della cittadina fino al nosocomio di via Luigi Sturzo. Noi l’abbiamo incontrato per porgergli la seguente domanda:

 

 

Onorevole, in questi ultimi tempi si parla insistentemente di rischio marginalizzione per alcune aree interne del Mezzogiorno. Tra di esse c’è il Savuto. Il ‘regresso strutturale’ di queste porzioni di territorio preoccupa non poco gli amministratori locali, che in esso intravedono forme di collasso economico e possibili ripercussioni a livello sociale. Una serie di problematiche che continuano a ‘maturare’ anche con la presenza di governi (centrali e periferici) a guida centrosinistra. Perché?  

 

“CHIUDONO gli ospedali, chiudono le fabbriche, chiudono le ferrovie, chiudono un territorio allo sviluppo ed al futuro. Questa logica, per la quale il principio di organizzazione del territorio è un principio legato alla econometria e alle logiche del profitto porta a questo: porta alla distruzione e all’abbandono totale di ogni ipotesi e possibilità di sviluppo. Quindi noi dobbiamo affrontare di petto il problema, ribaltare quella logica per cui è il profitto che stabilisce e organizza il territorio, perché altrimenti non abbiamo speranza nel Sud, in Calabria, nella Valle del Savuto. Siamo destinati a morire d’inerzia perché una volta chiudi l’ospedale, chiudi le fabbriche, chiudi i mezzi di trasporto: l’unica speranza e l’unica possibilità di costruirsi una vita per i giovani di questo territorio è prendere i famosi ‘treni della speranza’ – che a differenza dei nostri nonni che andavano al Nord e almeno un lavoro lo trovavano, nemmeno quello gli è dato, oggi, con i pro co. pro, i co.co.co. (il riferimento è ai contratti, ndr), tutte le forme di precariato selvaggio. Siamo di fronte ad una situazione che non ha precedenti: oggi i dati ci dicono che i flussi interni di emigrazione sono maggiori che negli Anni Sessanta. Mi preoccupa il fatto che non si faccia, intorno a questa vicenda, una ‘emergenza democratica’. E’ una tendenza che va sempre più aggravandosi. Quel famoso divario tra il Nord e il Sud, malgrado i miliardi che sono arrivati dall’Europa, non è servito a nulla, anzi, è servito ad arricchire le tasche sbagliate dei ‘soliti noti’ – però la forbice non è rimasta nemmeno com’era all’epoca. Ci troviamo di fronte all’aggravarsi delle disuguaglianze economiche, ma anche dentro i territori la forbice della ricchezza si allarga sempre di più. Penso che questo, appunto, ponga il problema, radicale, di un cambiamento e di una trasformazione. C’è bisogno di un sussulto popolare che ridia un pò di dignità  e speranza a questo territorio. Se non c’è una spinta dal basso che spazzi via queste ambiguità, questi tentennamenti, queste ipocrisie della ‘calcolatrice econometrica’ – senza questa spinta dal basso non ci sarà nessun salvatore della Patria. Se non si inizia a lottare nessuno ci regalerà mai niente. Penso alle lotte in Campania sulla vicenda dei rifiuti, in Calabria sulla vicenda delle centrali e degli ospedali. Si sta iniziando a mettere in moto questo meccanismo: la speranza è che questo meccanismo si moltiplichi. E’ l’unico modo avere qualche risultato e per imporre al Governo Prodi una svolta e segni reali di cambiamento”.

 

Grazie e buon lavoro.

 

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