“La ‘ntrangheta si combatte con la cultura, non con l’Esercito”

Chiarimento del consigliere reg. Salvatore Magarò

 

“HO LETTO sulla stampa qualche reazione “indignata” alla mia nota di alcuni giorni fa, in cui formulavo delle osservazioni in merito al dibattito che si è sviluppato sul ruolo della cultura contro la ndrangheta. Poco male, i socialisti hanno sempre guardato con sospetto gli unanimismi, non per spirito di contraddizione ma perché la verità si raggiunge col dibattito, confrontando posizioni diverse, mentre dietro l’unanimità spesso si coprono quelli che non hanno interesse a determinare reali cambiamenti.

 

Tuttavia, per spirito di chiarezza, e per non consentire equivoci strumentali, voglio chiarire il mio pensiero.

 

– Condivido l’idea che la ndrangheta si combatte con la cultura. Con essa, piuttosto che con l’esercito. Ciò detto, bisogna vedere che cosa intendiamo per azione culturale, chi deve porla in essere, con quali strategie e con quali strumenti. Perché se non ci confrontiamo realmente su questo, rischiamo di fare parate. E alle manifestazioni anti-mafia, si sa, partecipano tutti, compresi ovviamente i mafiosi.

 

– Non ha senso invocare “santi” che possano venire a salvarci. È vero che la politica registra livelli di collusione con la criminalità organizzata, ma ciò vale anche per l’imprenditoria, vale per l’università, vale per la magistratura. Non ci sono isole felici, il problema riguarda tutta quanta la nostra società. Per accorgersene, basta guardare le cronache di cui quotidianamente sono pieni i giornali. Allo stesso modo, io sono convinto che la gran parte della nostra classe politica è sana, come dell’economia, come della magistratura, come dell’università. Si tratta di operare perché ognuno faccia la sua parte, ciascuno compia coscienziosamente il suo dovere. Solo se la società nel suo complesso funziona, il problema della criminalità organizzata potrà tornare ai livelli fisiologici di frange marginali. Insomma in Calabria non serve né un generale che diriga le operazioni né un rettore che commissari la regione, ma lo sforzo congiunto di tutti, anche dei funzionari, dei burocrati, fino ai cittadini comuni, perché attraverso ogni comportamento scorretto, con ogni particolarismo, con ogni favoritismo, con ogni privilegio cresce quell’erba di cui poi si nutre e che fa prosperare la ndrangheta”.

                                                

 

Salvatore Magarò (nella foto) – consigliere regionale socialista.

 

 

14 settembre 2007

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