Finanziaria 2007: scoppia la polemica sugli lsu/lpu

Sindacati: ‘situazione grave’. Pronti a scendere i piazza

 

EVIDENTEMENTE è davvero questione di volontà politica, ma anche di concretezza, serietà e fermezza di propositi, aldilà delle appartenenze e delle logiche di partito. Quello che da anni caratterizza il precariato calabrese, più in particolare il ‘bacino’ dei lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità, è destinato a passare all’esame dei più attenti giuslavoristi e a costituire, forse, terreno di confronto soprattutto in materia di Diritto del Lavoro. In un contesto che per molti aspetti rasenta il paradosso, lsu ed lpu (l’acronimo è usato spesso con toni discriminatori) continuano ad essere utilizzati all’interno degli Enti locali (in molti casi suppliscono alla carenza di personale di ruolo) con una retribuzione minima, senza contributi previdenziali e senza rimborso spese. Questa esperienza pluriennale, molto più sentita nelle regioni del Mezzogiorno, sta caratterizzando una intera generazione di professionisti, rafforzando, di fatto, una posizione che (contrariamente a quanto si dice) non è assistenziale bensì essenziale. Una condizione che non ha trovato miglioramenti, perlomeno in Calabria, circa i propositi di stabilizzazione, anzi, che si trascina negli anni fra polemiche, manifestazioni di protesta e progetti (anche di legge) mai decollati. Tralasciando i molti aspetti dell’excursus storico della vicenda, è di questi giorni l’incredibile quanto discutibile situazione venutasi a creare in seguito ad un emendamento alla nuova Finanziaria presentato al Senato dal partito dell’Udeur, in virtù del quale i 60 milioni di euro destinati dal Governo alla stabilizzazione degli lsu/lpu calabresi dovranno essere divisi con la Campania. Sull’argomento il primo ad intervenire è stato il vice presidente del Consiglio regionale, Roberto Occhiuto (Udc), che ha detto, tra le altre cose, che “quanto accaduto in Commissione Bilancio (del Senato, ndr) è una vera e propria presa in giro per i lavoratori precari calabresi, che dimostra quanta poca considerazione si abbia per il centrosinistra calabrese e per la nostra regione”. Nelle ultime ore la polemica non solo non si è sopita, ma ha prodotto nuove e forti prese di posizione da parte dei senatori calabresi del centrosinistra e dei sindacati. Franco Bruno, per esempio, ha spiegato che “dopo gli impegni precisi assunti dal Governo con il presidente della Giunta regionale, Agazio Loiero, e con le parti sociali negli innumerevoli tavoli attivati per la Calabria, quello che sta succedendo è totalmente incredibile”. Per il parlamentare ex Margherita infatti “l’articolo 27 del decreto legge del 1° ottobre 2007 – n° 159 prevedeva un intervento specifico di 60 milioni di euro per gli lpu e gli lsu calabresi, specificatamente concordato e sostenuto dal Governo. Passi per gli emendamenti presentati dalla Lega Nord per sopprimere l’articolo; passi per le posizioni tendenti a sopprimere l’intervento presentate da senatori di Forza Italia; ma che vi sia la possibilità che vengano approvati dall’Aula emendamenti presentati da esponenti dell’Udeur, e che prevedano di spalmare le risorse anche in Campania, è assolutamente fuori luogo”. “Ovvio – ha concluso Bruno – che se permanesse questa palese forzatura e se in Calabria dovessero essere destinate risorse inferiori ai 60 milioni di euro concordati, ciascuno di noi si sentirà libero di comportarsi secondo propria coscienza”. Altrettanto forte, in questo caso, la dichiarazione del senatore Pietro Fuda: “se – ha detto fra l’altro quest’ultimo – anche un solo centesimo dei 60 milioni di euro stanziati per gli lsu e lpu della Calabria sarà decurtato, a favore della Campania o di altre regioni poco importa, non potrò che comportarmi di conseguenza in Aula e in Commissione”. “Non possiamo permetterci miopie politiche e non riconoscere priorità d’interventi – ha affermato invece Rosa Villecco Calipari. La prima era rappresentata dall’opportunità di eliminare il precariato storico della regione, con la previsione di 60 milioni di euro in Finanziaria, che avrebbero permesso il riconoscimento di una stabilità lavorativa e di diritti fino ad oggi non riconosciuti”. Per Nuccio Novene “quei fondi sono stati strappati dopo lunghe lotte portate avanti da migliaia di lsu e lpu calabresi condannati ad una precarietà pluridecennale e orientati non solo a stabilizzarli ma anche a garantire i Comuni presso i quali lavorano sulla continuità dei servizi e delle attività prestate. Nessuno nega che in altre regioni possano esserci analoghe situazioni ma non è sottraendo questi fondi alla Calabria che si può pensare di risolverle”. Anche il deputato Franco Laratta è intervenuto nella discussione: “questa – ha spiegato – è l’ennesima beffa consumata sulla pelle dei lavoratori”. Per il presidente della Giunta regionale, Agazio Loiero si tratta di “intollerabile accattonaggio parlamentare”. Un “colpo di mano” per l’assessore regionale Michelangelo Tripodi. Infine, la risposta del sindacato. Che potrebbe essere quella della mobilitazione generale, con i lavoratori pronti a scendere in piazza per la difesa dei propri diritti. L’emendamento presentato in Finanziaria “è assurdo e incredibile ed è il prodotto di una preoccupante irrazionalità politica e istituzionale che si muove contro gli interessi di questa regione – ha dichiarato il segretario generale della Cisl Calabria, Luigi Sbarra. Si continua con politiche di manifesta penalizzazione verso i precari della Calabria nel passato – ha aggiunto il sindacalista – tagliati fuori da provvedimenti normativi e finanziari del Governo che hanno agevolato la Campania e la Sicilia e precisamente le città di Napoli, Palermo, Messina e Catania che hanno potuto beneficiare di risorse aggiuntive necessarie per le azioni di stabilizzazione”.  Con una nota a firma di Pietro Rossi e Delio Di Blasi, Cgil di Cosenza ha fatto sapere che “l’articolo 27 del decreto legge, destinava alla stabilizzazione dei lsu e lpu della Calabria 60 milioni di euro, aggiuntivi rispetto a quelli già previsti dalla Legge Finanziaria del 2007. Ciò avrebbe consentito di stabilizzare, nei Comuni calabresi con meno di 5000 abitanti, circa 1300 lavoratori socialmente utili e di pubblica utilità”. La Cisl cosentina ha stigmatizzato quanto deciso venerdì scorso in sede di Commissione Bilancio: “si tratta di una sfida inaccettabile. A distanza di dieci mesi dalla firma dell’accordo con il Governo, si continua a fare melina, senza dare concrete risposte ai lavoratori”. “La Cgil di Cosenza – hanno concluso Rossi e Di Blasi  – promuoverà per il prossimo 26 ottobre un attivo dei lsu e lpu per valutare la grave situazione che si è venuta a determinare e opererà ogni sforzo per mettere in campo azioni radicali di mobilitazione unitaria, prima dell’approvazione definitiva del decreto in Parlamento”. La nuova vertenza rischia di produrre, dunque, nuove polemiche e nuove tensioni sia fra i lavoratori (è ancora fresco il ricordo dell’ultima manifestazione di protesta a Catanzaro), sia sul fronte politico che su quello sindacale. L’autunno comincia a diventare ‘caldo’.

 

R.S.

 

 

Nella foto: precari cosentini durante una recente manifestazione. Sotto, la pagina ‘Primo piano de ‘Il Quotidiano della Calabria’ del 23.10.2007 sulla nuova vicenda che riguarda il precariato calabrese lsu/lpu.

 

 

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