Decollatura, l’Assemblea d’istituto discute di legalità 

Iniziativa presso il Liceo Scientifico "L. Costanzo"

 

 

Quale giustizia!”. Questo, il tema dibattuto dagli alunni del Liceo Scientifico, nei giorni scorsi durante una affollata assemblea d’istituto. Organizzano, partecipano, discutono, si interrogano e crescono gli allievi dell’istituto d’Istruzione Superiore “L. Costanzo” di Decollatura. Il nuovo anno scolastico è iniziato da circa un mese e gli studenti del Reventino,  sensibili agli umori  e alle fibrillazioni delle piazze hanno voluto essere solidali con chi combatte in prima linea per affermare la legalità  e la giustizia.  Due principi, che sono le fondamenta di un paese libero e democratico.  Una Assemblea d’istituto, quella organizzata dagli alunni Mauro De Biase e  Giuseppina  Mezzatesta  che ha accolto calorosamente i giovanissimi ospiti, Aldo Pecora, responsabile del movimento  “E adesso ammazzateci tutti” e  Rosanna Scopelliti, figlia dell’omonimo giudice di Cassazione assassinato dalla ‘ndrangheta il 9 agosto 1991 nei pressi di Reggio Calabria. Il dirigente scolastico Giovanni Martello, visibilmente compiaciuto dei suoi studenti che hanno saputo trasformare una normale Assemblea  d’istituto, dedicata in parte alla elezione degli organi collegiali,  in un dibattito appassionato sul tema della giustizia. “Gli studenti  – ha affermato il dirigente – hanno organizzato in modo impeccabile  ogni cosa, fin nei minimi particolari; sono stati, inoltre, tutti molto attenti alle argomentazioni degli ospiti.”La compagine studentesca, ha il merito di essersi guardata  intorno, e si è interrogata in modo intelligente su ciò che succede quotidianamente. Una scelta, continua il dirigente, quella degli studenti con una forte valenza  educativa di confrontarsi con le problematiche attuali. La scuola, prosegue, deve diventare  un luogo dove ogni studente possa sperimentare, percorrere concretamente tangibili percorsi di democrazia, di cittadinanza attiva. Un luogo dove  la critica  all’esistente e  il rispetto delle regole vadano di pari passo. Lo studente che non partecipa alla vita della scuola, che la subisce, sarà un adulto avulso dal contesto politico-sociale ed economico nel quale si troverà ad operare; uno studente, insomma, molto lontano dallo studente  europeo di cui spesso parliamo. La scuola è palestra di democrazia, ci ammoniva un secolo fa John Dewey, io aggiungo che chi è  poco abituato alla democrazia, alla partecipazione e alla presa di decisioni, sarà un adulto poco propenso a rispettare le regole, a sviluppare pensiero positivo e intraprendenza d’azione. Questo significa, ha concluso il prof. Martello, che la scuola deve dare le occasioni affinché si dibatta, si discuta, si polemizzi non per il gusto di polemizzare, ma per costruire attraverso il dialogo, la partecipazione, la cittadinanza attiva. All’interessante incontro ha offerto anche il suo contributo, il giovane avvocato Giuseppe Rizzo del Foro di Lamezia Terme, che si è soffermato sulle problematiche giuridiche legate alla giustizia. Il giovanissimo  lider del  movimento “Ammazzateci tutti” Aldo Pecora, 21 anni di Locri, sin dalle prime battute del suo discorso ha catturato l’attenzione della platea, come a dire “tra giovani ci si capisce anche senza parlare”. Pecora, dapprima ha ricordato che il movimento è nato all’indomani dell’assassinio del vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Fortugno, avvenuto 1i 16 ottobre 2005 a Locri. “Un triste giorno  per i calabresi onesti e laboriosi” e proseguito con passerelle e manifestazioni -afferma Pecora – “come se la mafia e la ‘ndrangheta, fossero spuntate dall’oggi al domani come un fungo”. Per noi giovani, ha proseguito, è stata l’occasione di manifestare in piazza e prenderci “una fetta di dignità”. Una analisi, un racconto, che per l’ennesima volta della Calabria, i media a grandi titoli annunciavano di morti ammazzati dalla ‘ndrangheta. Dalla testimonianza del giovane Pecora, all’indomani del delitto Fortugno, emerge una grande preoccupazione e conscio dell’inerzia del passato, con altri suoi coetanei decide di scendere in piazza per dimostrare che in Calabria è arrivato il momento dei giovani che non hanno paura di lottare la criminalità organizzata. Una sfida, ai comportamenti mafiosi, una fusione fra poteri forti, giustizia e politica. Una associazione trasversale che danneggia e condanna la Calabria. La nostra, asserisce tra l’altro Pecora, vuole essere una testimonianza per la nascita di una cultura dell’antimafia che guarda con interesse al riscatto di una terra martoriata. Prima di Falcone e  Borsellino, ricorda Pecora,  la Calabria ha versato il suo sangue con l’assassinio del giudice Antonino  Scopelliti,  papà di Rosanna, pubblica accusa nel  maxprocesso allestito dai due giudici poi assassinati anche loro  9 mesi dopo in Sicilia. Affondando il dito sulla piaga, il giovane lider, evidenzia, come l’organizzazione mafiosa calabrese oggi è cresciuta a dismisura e condiziona il potere decisionale ed economico della Regione. Fortunatamente, conclude “l’Italia non è solo Amici, Grande Fratello e altri trasmissioni del genere,  c’è anche il movimento “E adesso ammazzateci tutti” che da due anni si muove, lotta e denuncia i comportamenti illeciti di certe categorie”. Atteso ed applaudito l’intervento della giovanissima Rosanna Scopelliti, 23 anni  figlia del giudice di Cassazione Scopelliti ucciso dal connubio tra cosa nostra e la ‘ndrangheta. “Mio padre, ha detto Rosanna, un  giudice che ha pagato con la vita per non aver ceduto alle pressione della ‘ndragheta. Un magistrato, ha aggiunto, che  ha lavorato sempre con coscienza, impegno e coerenza, come hanno fatto i giudici Terranova, Livatino ed altri, poi uccisi dalla mafia. Ricordando sempre il papà, Rosana, ha detto “non penso che sia un eroe, semplicemente una persona che ha fatto il suo dovere. Dopo 16 anni, Rosanna Scopelliti è tornata nella terra natale che aveva abbandonato per aver perso fiducia nei calabresi e  nei colleghi del papà  “per il loro silenzio forte e assordante”. Oggi sono qui ha affermato,   per combattere insieme al movimento di Pecora,  forte degli insegnamenti e delle scelte del papà, il cui assassinio  all’epoca non creò nelle coscienze popolari, nessun cedimento. Probabilmente, è stato sottolineato i tempi erano ancora acerbi e si pensava che con la ‘ndrangheta ci si dovesse convivere.  Una cosa che mortifica la giovane ragazza è  la sentenza del 2004, che ritiene l’assassinio del papà delitto non mafioso i cui  assassini sono stati prosciolti dalla Cassazione. Una sentenza, ha dichiarato,  che alla mia famiglia ha fatto molto male, perché “abbiamo trovo assurdo che un uomo che si è immolato e che ha sempre creduto nella giustizia una volta ucciso non possa trovare quella giustizia cui lui ha creduto e vissuto. E pertanto spesso penso che mio padre non è solo una vittima di mafia ma anche una vittima dello Stato”. Infine, Rosanna spera  che un domani la Magistratura, possa riaprire il processo e garantire a suo padre quella giustizia per la quale lui si è immolato. Infine l’appello di Rosanna, “la Calabria è la nostra terra e nessuno può portacela via, siate orgogliosi di essere calabrese”.

 

                                                      Pasquale Taverna

 

 

Fonte della Notizia

 

 

Nella foto: l’intervento di Rosanna Scopelliti.

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