Ospitata a Bianchi la prima rabbina donna in Italia

Visita nell’imminenza della Giornata della Memoria

 

BARBARA Irit Aiello, la prima rabbina donna in Italia, esponente dell’ebraismo progressista, l’alto giorno ha incontrato gli alunni dell’Istituto comprensivo “don Bosco” di Bianchi e Colosimi. Per ricordare la Shoah, nell’imminente “giornata della memoria” (27 gennaio 1945) il “don Bosco” con qualche giorno di anticipo, ha organizzato un interessante incontro col rabbino donna, Barbara Irit Aiello. La tragica ricorrenza, quest’anno gli alunni l’hanno rievocata presso l’aula Magna dell’istituto attraverso la testimonianza-lezione del rabbino Aiello, la cui famiglia è originaria del Comune di Serrastetta (cz). Il dirigente scolastico, Caterina Policicchio, insieme al sindaco Francesco Villella, nel rivolgere il saluto alla prima rabbina donna in Italia, ha ricordato che l’iniziativa è volta per “Sensibilizzare i giovani ai temi della pace, del rispetto dell’uomo, e della condanna di qualsiasi forma di violenza”. La signora Aiello, ha proseguito il dirigente- è qui con noi in virtù della promessa fatta al padre, il quale le disse “ Irit, fai qualcosa per la nostra gente: ricordati che abbiamo perso 2 milioni di bambini durante la Shoah. Per la loro memoria, fai qualcosa per gli ebrei”. Un messaggio, forte quello lanciato dalla scuola, per ricordare la Shoah, lo sterminio degli ebrei operato dalla furia nazista tra il 1930-1945.  Accorato l’intervento del rabbino Barbara Aiello, della Sinagoga progressiva Lev Chadash di Milano dall’agosto 2004. Ha parlato dell’ebraismo e del ruolo del rabbino nella comunità. La signora Aiello, ebraica-ortodossa, ha vissuto in Florida dove si è formata in psicologia, insegnato ai bambini disabili, scritto molti libri per adolescenti e fatto conoscere loro la Bibbia attraverso l’arte del teatro dei burattini. La sua testimonianza è stata un salto nel passato, negli anni bui degli Ebrei. La shoah, l’olocausto, Auschwitz, sono stati gli argomenti esposti con una certa apprensione, che hanno catturato l’attenzione della folta platea. “Sin da piccola  -ha detto la signora Aiello- ho pensato di diventare rabbina. Ma solo nel 1999, all’età di 52 anni, ho ricevuto la “smeicha” (l’ordinazione) perché all’epoca della mia fanciullezza, alla donne non era permesso studiare”. Delle donne nella vita ebraica, ha detto “sono sempre state un perno; sono le menti più realiste, sono le azioni più significative, sono le sagge che preparano al mondo dei saggi”. Dall’incontro è venuto fiori un messaggio, un invito al rispetto per gli altri a prescindere dal credo religioso. Dopo i numerosi  interventi dei ragazzi,  la prima rabbina donna italiana è stata salutata con calore sulle note della canzone “Aushwtz” di Guccini.

 

Pasquale Taverna

 

 

Nella foto: la signora Barbara Irit Aiello.

 

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