“Pagare il pizzo è una spesa, ma anche una umiliazione”

‘Educazione alla Legalità’: don Giacomo Panizza ospite a Colosimi

 

“PAGARE IL pizzo, non è solo una spesa, ma anche una fregatura, una umiliazione e un legame con nemici ripugnanti”. E’ quanto tra l’altro ha affermato don Giacomo Panizza, intervenendo all’incontro-dibattito sul tema della legalità promosso dall’Istituto comprensivo “don Bosco” di Bianchi e Colosimi. Prosegue l’attività d’informazione e preparazione degli adolescenti per una società che rispetti le regole e si appropri dei valori della democrazia. Questo è il lavoro che sta portando avanti con successo il “don Bosco” nell’ambito del progetto sulla legalità, la cui seconda giornata si è svolta nell’aula Magna sul tema “Abitare la legalità. Il diritto alla cittadinanza e all’integrazione”. Relatore, don Giacomo Panizza, presidente della “Comunità Progetto Sud di Lamezia Terme” intervenuti anche i ragazzi dell’omonima Comunità; moderatore, la prof.ssa Giuliana Pugliano, Referente del progetto “Educazione alla legalità”. La dirigente scolastica, Caterina Policicchio, in apertura dei lavori oltre portare i saluti, ha espresso apprezzamento e soddisfazione per il lavoro fin oggi svolto dal team di lavoro.  Oggi con don Giacomo Panizza, ha esordito  la dirigente “abbiamo la testimonianza di una persona che ha speso e continua a spendere la sua vita al servizio del prossimo, mettendo in pericolo la sua vita per un grande sogno: creare una nuova idea e di cittadinanza”. Affermazione, questa condivisa ed applaudita dalla numerosa platea. Dopo aver sommariamente ricordato le finalità e l’impegno della Comunità (handicap, tossicodipendenze, problematiche dei minori e  giovani, aids etc.) la dirigente ha aggiunto “tutti noi dovremmo perseguire il sogno di don Giacomo, uscire dall’egoismo quotidiano per far parte di quella cittadinanza attiva, in cui ogni persona sente il dovere di  fare comunità sul territorio”. Nel suo accorato intervento, don Panizza, tra l’altro ha parlato di come e perché si è arrivati a costituire  l’Ala (Associazione antiracket Lamezia) inizialmente composta di una dozzina di persone, ricche di speranze, convinta di poter volare alto e fare cose utili per loro e per la città. Un’associazione, ha ribadito don Giacomo, che a Lamezia è stata riconosciuta anche parte civile in un processo di racket e sostenuta dalla solidarietà civile, stufa della presenza ingombrante della mafia e dei mafiosi. Avviandosi alla conclusione, ha esortato il Consiglio regionale ad approvare la proposta di legge sulle assicurazioni antiracket ed auspica che la politica regionale prenda coscienza della pericolosità pubblica della dimensione del fenomeno.

 

Pasquale Taverna

 

 

Nella foto: don Giacomo Panizza con la preside Policicchio.

 

 

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