‘La Donna soggetto ancora attivo di cambiamento Å’

di Lillo SCIARRATTA *

 

LA DATA dell’8 marzo – ‘Festa della Donna’ – mi porta, inevitabilmente, ad un indelebile remeber degli Anni Ottanta allorquando segretario della sezione socialista ‘P. Mancini’ di Carpanzano ebbi l’idea di sottolineare questa data assieme ai compagni di sezione organizzando dei convegni e dibattiti qualificati sulla condizione femminile. In quegli anni abbiamo contribuito in maniera determinata alla causa della condizione femminile perché acquistasse una nuova coscienza mirante al superamento di pregiudizi e soprusi. E’ una data quella dell’8 marzo che una società evoluta e progredita come la nostra non deve vedere e considerare come festa effimera, come una kermesse, come un look, anzi da parte della donna bisognerebbe respingere l’apparenza proprio come ragione effimera, perché non abbia ad istaurarsi il suo dominio. La ricorrenza della Festa della Donna merita ancor di più degli approfondimenti capaci, appunto, di focalizzare gli aspetti di un certo corpo sociale sovente focolaio di conflittualità, di sfruttamento, di infelicità, di frustrazione, angoscia e violenza. La Consulta femminile proprio in questi giorni ha rivolto un invito alla classe dirigente perché attraverso un processo di sintesi si possa discutere di temi di importante attualità. Aldilà di ogni retorica è opportuno ricordare che il secolo appena trascorso ha segnato delle tappe importanti perché la donna prendesse coscienza delle sue capacità e, l’Angelo del focolare ha subito delle trasformazioni diventando maturo, abbandonando quell’angolo visto solamente per lavorare la terra assieme al marito, per l’assistenza dei figli e per la famiglia intera. L’Angelo del focolare che ha accettato per lungo tempo determinate condizioni di vita, ha detto basta con un netto rifiuto. La donna è diventata, quindi, vigile urbano, giudice, capostazione, manager, astronauta, svolgendo pienamente l’esercizio dei mestieri riservato esclusivamente a noi uomini. La figura della casalinga da tempo va scomparendo e, oggi, la donna ha innumerevoli interessi, contatti sociali che le danno maggiore consapevolezza, responsabilità e prestigio. E’ entrata ormai, attraverso un graduale cambiamento nel processo produttivo. Fin dal tempo dei Greci il comando dell’uomo era incontestabile, così pure sotto l’Impero dei Romani. Solo il Cristianesimo incominciò a tutelare le donne e, difatti, il Vangelo ci descrive Gesù come difensore delle donne rendendole protagoniste. Il Rinascimento diede alla donna ampio spazio permettendole di godere di una certa libertà intellettuale. Il Settecento è un secolo ricordato per le riforme dei diritti dell’uomo e anche le donne ne beneficiarono perché i costumi si liberalizzassero. Durante la Rivoluzione Francese alcune conquiste femminili, purtroppo, si arenarono per via del Bonaparte che affermava che non era degno dei francesi concedere autorità alle donne. L’Ottocento peggiorò la condizione femminile in quanto le donne venivano sottoposte a un vergognoso sfruttamento. Caduto il ventennio fascista durante il quale Mussolini dichiarava che la donna deve “ubbidire” – la Costituzione Repubblicana estese alle donne il diritto di voto, consentendo di entrare poi in politica il che ha costituito un momento esaltante della propria vita, gestire anche il mutamento. Il 1968 portò fermenti nuovi di movimenti femministi arrivando a una quasi vera rivoluzione che venne portata avanti non con la lotta armata per superare l’emarginazione. La donna accetta se stessa come donna facendo emergere quella dignità non inferiore all’uomo. Oggi più che mai è artefice del proprio destino e continua a dare il suo contributo alla costruzione e al miglioramento della società. Da parte di noi uomini un augurio e un evviva alle donne della Valle del Savuto con le quali è un complimentarsi vicendevole fatto di complicità, di tenerezze, passione e amore.

 

 

* assessore alla Cultura (Comune di Carpanzano).

 

 

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