‘Il telaio a Carpanzano’

di Pasquale FABIANO *

 

RICORDO dai tempi dell’’infanzia ‘za Luigina (za per zia e quindi zu per zio; nei tempi che furono,  per una questione di rispetto verso le persone anziane, dovevamo premettere questi prefissi ai nomi delle persone anziane), era una anziana donna dai capelli bianchi, dalle gote rosse e dal sorriso disegnato sul viso, indossava gonne lunghissime che le giungevano fino ai piedi. Siccome ‘za Luigina abitava vicino la casa di mia nonna io spesso mi intrufolavo nel magazzino dove lei si recava a tessere al telaio. Per curiosità,  inizialmente,  osservavo quella donna mentre tesseva, ai miei occhi quel lavoro appariva misterioso: tutti quei fili intrecciati che non potevo toccare! E  quel rumore dell’’incontro  delicato del legno contro il legno, mentre si compiva il difficile e delicato lavoro della tessitura. Com’è facilmente immaginabile, dopo pochissimi istanti, quei movimenti al telaio per un bambino diventavano monotoni, e con naturalezza dirottavo i miei interessi verso altre cose più concrete: il gioco. Negli anni del cosiddetto boom economico tramontava l’antica arte della tessitura al telaio, tramandata da secoli da generazioni in generazioni, finiva nel nostro paese l’era del telaio. Chissà! forse ‘za Luigina è stata l’ultima tessitrice con il telaio di famiglia a Carpanzano. Con l’andare avanti del mio tempo ho cancellato il telaio dalla memoria, pur incappando sovente nel ritrovamento fra le macerie di vecchie case in ristrutturazione oggetti come: u manganu, u piettine ed altre cose che avrebbero dovuto richiamare la mia attenzione sul passato importante della tessitura a Carpanzano. Nell’economia agricola di un tempo il telaio rappresentava una ricchezza per le famiglie che lo possedevano, si tessevano fibre come la lana, il lino la ginestra – “chi non rammenta che abbiamo un territorio a valle del paese che è denominato Linata”. I tessuti realizzati erano usati per comporre il corredo delle giovani spose. Se per un attimo proviamo ad immaginare l’era del telaio famigliare, nel nostro paese rivedremo un modo di vivere ormai perso per sempre: le strade pavimentate con i ciottoli “cuticchie” del fiume Savuto, la scarsa illuminazione delle vie, udiremmo nella stalla sottostante l’abitazione il ragliare dell’’asino, gli odori forti del fieno, dei greggi, del latte e dei formaggi, il rumore monotono originato dalla navetta del telaio che veniva lanciata aritmicamente fra le orditure dei fili. In ogni antico strumento di lavoro si velano le nostre radici culturali, la nostra storia, una storia che è fatta di arte, sacrifici ed anche privazione. Radici storico-culturali sono insite nella comunità carpanzanese nel telaio, o pezzi di telaio che il nostro compaesano Aldo Sposato con la moglie Cristina mi hanno donato. Ho provato tanta emozione quando, durante la prima fase di inizio dei lavori di recupero, toccavo con le mie mani per la prima volta dei pezzi di legno che avevano contribuito a realizzare la nostra storia: quante coperte, lenzuola di lino con questo  telaio saranno stati tessuti per realizzare lenzuola usate per matrimoni, nascite, morti; quante tovaglie, per coprire il pane prima di essere infornato, quanti di questi tessuti sono andati oltre oceano per coprire durante la navigazione i nostri emigranti? Nessuno lo saprà mai, lo possiamo solo immaginare, come possiamo immaginare i sacchi al telaio tessuti e portati via, usati per contenere povere cose. Il lavoro di recupero intrapreso per me è uno dei più difficili. Il telaio, allo stato attuale, risulta smontato in tutte le sue parti, con parti fuori uso, quindi da ricostruire; altre parti potrebbero mancare. Certo restaurare e ripristinare il telaio, sarà per me e per tutti noi un motivo di soddisfazione. Se fra nuovi filati il telaio rinascerà a nuova vita, affinché non si  perda per sempre un pezzo da museo, che fa parte della storia di Carpanzano.

E’ bello ricordare alcuni proverbi relativi alla tessitura:

 

– Cusenza si ricoghi e bellizzi e di ricami si adorna li trizzi!

 

– Tesse muntauru e tesse Carpanzano, tesse Ruglianu la tila de linu, ma si vò panni fini ‘e jre a Laurignanu.

 

– Nu mmiscamu a sita cu ra capisciola.

 

(La capisciola si indente un filato derivato dalla lavorazione principale della seta).

 

– Ohj tù chi viieni e metere; riposate a sù mancanu.

 

Ù mancanu: era un attrezzo che serviva per sfibrare la ginestra, e siccome questo lavoro manuale si svolgeva stando seduti si prendeva in giro per lo più una donna che ritornava in paese dopo una giornata intera dedicata alla  mietitura del grano.  Saluto Angelo Cerando per il pensiero inviatomi, e gli  apprezzamenti rivolti alla Pro Loco,  benvenuti a tutti voi che ci seguite attraverso la lettura del Notiziario, e saluti a tutti i Carpanzanesi che mantengono vivo l’interesse verso il paese natio.

 

Un forte abbraccio a tutti.

 

 

* vice presidente Pro loco Carpanzano

 

 

Nella foto: particolare del centro storico di Carpanzano

 

 

Fonte della Notizia (Notiziario di Carpanzano)


 

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