‘Cinesi, gente che ha grande volontà  di farsi avanti’

di Pasquale TAVERNA

 

Intervista al prof. Ottavio Angotti, docente di Economia alla Peking University e la ShenZen University in Cina

L’importante presenza di questi giorni in Calabria del prof. Ottavio Angotti, docente di Economia alla Peking University e la ShenZen University in Cina, intervenuto a un convegno organizzato dal Rotary Club di Rende ci ha consentito di approfondire l’analisi della situazione cinese. Il docente, nativo di Pedivigliano, nel cosentino, ma cresciuto in America, si è distinto per le sue capacità nel sistema bancario americano, come cattedratico accademico in America prima e dagli Anni Ottanta in Cina. Il forte sviluppo economico cinese è una grande opportunità anche per il Sud Italia. Angotti ha invitato gli imprenditori ad essere più coscienti, responsabili ed accettare le filosofie e la cultura del popolo cinese.

 

Professore Angotti, il successo della Cina è da ritenersi un “miracolo economico”?

“No. E’ un miracolo della gente che ha buona volontà di lavorare e lavorare forte”.

 

E’ solo uno slogan “investire in Cina” oppure una opportunità ?

“Il presidente del consiglio Prodi, alcuni mesi fa, aprendo la Fiera del Levante a Bari disse che ci sono 1500 italiani in Cina che fanno ottimi guadagni. La Cina è un’ottima opportunità se si conosce il sistema cinese. Se si va in Cina, come italiani o con l’idea di essere superiori, non si fanno che delle brutte figure”.

 

Lo sviluppo economico della Cina non sarà una concorrenza per la già debole economia italiana?

“No. E’ un’ottima opportunità sia per l’Italia che per la Calabria, perché noi possiamo esportare “cervelli”.

 

Quindi un ruolo principale per la Calabria che guarda alla Cina?

“Se saremo in condizioni di accettare il sistema, voglio dire aprire la nostra mentalità e cooperare con tutti, l’Università della Calabria potrà diventare un centro di cultura e un mezzo per trasportare idee”.

 

Secondo Lei, cosa caratterizza oggi la Cina?

“Un popolo che ha la grande volontà di farsi avanti”.

 

Tutte verità o c’è qualche bugia nella presentazione della Cina di oggi?

“Le bugie ci sono e sono concepite da chi ha gelosia verso la Cina”.

 

Cosa manca alla Cina per completare la svolta da Paese comunista al libero mercato?

“La Cina è un sistema comunista in nome, capitalista in realtà. La Cina è già arrivata ed accettato il sistema capitalista con un sistema giustificato per il popolo cinese”.

 

Professore, secondo Lei, docente ed esperto di economia, la crescita cinese si interromperà?

“C’è un detto: <tutto può essere un pallone gonfiato>. Però, dato che la Cina ha un sistema economico, capitalistico controllato, in realtà i cinesi sono capaci di continuare nella crescita del paese”.

 

La recessione americana può avere ricaduta sul mercato cinese?

“Gli americani sono esperti politici, quindi quello che succede in America sono capaci di esportarlo nel mondo. Pertanto sono capaci di esportare anche i problemi americani in Cina”.

 

Lo sviluppo cinese, potrà avere una valenza per l’economia turistica dell’Europa e dell’Italia in particolare?

“Ottima valenza, se in Calabria siamo capaci di organizzare dei pacchetti turistici e saperli offrire culturalmente al popolo cinese”.

 

Qual’è l’aspetto positivo che ha colto dalla comunità cinese?

“Educazione, educazione di un popolo”.

 

Uno negativo?

“Non c’è niente di negativo. Forse la grande pressione che i genitori usano verso i figlioli. Un ragazzo cinese deve studiare, studiare, 18 ore al giorno”.

 

E’ vero che imprenditori italiani hanno timore di investire in Cina? Perché?

“Si che è vero. L’imprenditore deve essere capace e saper accettare le filosofie, la cultura etc. dei popoli. Ci sono tanti esempi, bisogna innanzitutto affidarsi a compagnie italiane esperte nel settore”.

 

Si parla tanto delle rivendicazione del Tibet, che ne pensa?

“Nel Tibet si respira poco e non c’è abbastanza ossigeno. Il Tibet è una questione vecchia, una regione che esiste, una realtà geopolitica come il Trentino Alto Adige per l’Italia. L’Italia l’ho controlla ma non lo molla. Lo stessola Cina col Tibet”.

 

Ci sono sensibili cambiamenti nelle autorità cinesi?

“Nessuno. Semplicemente è solo politica per dare una buona faccia alla politica europea e americane”.

 

Quali sono i suoi progetti futuri in Cina?

“Aiutare gli studenti cinesi a diventare capaci. Ho oltre 150 studenti in Europa in attesa di ottenere un Master e 26 studenti in America che stanno approdando alle migliori università americane”.

 

C’è una differenza tra gli studenti cinesi ed italiani?

“Francamente non posso dire si o no, perché ho poca esperienza con gli studenti italiani. Però la mia esperienza negli ultimi 25 anni mi suggerisce che gli studenti cinesi sono i migliori del mondo perchè si applicano, vogliono conoscere, studiare”.

 

Un consiglio per gli studenti calabresi?

“Imitare gli studenti cinesi”.

 

Quale progetto ha portato con se per l’Unical?

“Stiamo lavorando con l’Università della Calabria e la città di Kunming, un centro di scambi fra la Cina e il resto del mondo musulmano. I 150 mila studenti di questa università avranno la possibilità di lavorare nell’Università della Calabria, facoltà di Farmacia nel progetto di ricerca KMU su vari “medicinali”che hanno grande successo in Cina, ma che non sono conosciuti qui in Italia. Un progetto di 25 milioni di euro, sponsorizzato dai cinesi utilizzando studenti calabresi”.

 

Un progetto ambizioso?

“Certo. Poi un secondo progetto indirizzato all’insegnamento delle lingua e cultura cinese nella scuola calabrese attraverso grandi professori cinesi. Un progetto che sarà avviato a settembre di quest’anno. Perché i cinesi, come gli americani del 1948 sono interessati a far conoscere la loro lingua – il “mandarino” – e diffondere la loro cultura. Infine, vogliamo fare un gemellaggio fra Kunming e la città di Cosenza. Kunming ha una popolazione di 5 milioni di abitanti, un gemellaggio come è stato fatto col Colorado, Zurigo. In queste iniziative ho trovato la disponibilità dell’Università e l’interesse del Rettore, prof. La Torre, che si è recato in più occasione in Cina”.

 

L’Unical, quindi candidata per un ruolo importante e di primo piano con i cinesi?

“Assolutamente si. Sono sicuro che la cosa più importante che la Calabria possa fare è quella di guardare alla Cina e la Cina all’Italia e all’Europa. L’Unical sarà il ponte fra la Cina e l’Europa. La Calabria patner privilegiato della Cina”.

 

Pasquale Taverna

 

 

Nella foto: il prof. Ottavio Angotti (a destra) con il rettore dell’Unical, Giovanni La Torre.

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