‘Il reale ed il convenzionale’

di Roberto SOTTILE

 

QUANTI DI NOI sono rimasti affascinati dalla lettura di un libro che ha segnato per sempre la nostra vita? Molti anni fa mi capitò tra le mani la mirabile opera di Umberto Eco “Il Nome della Rosa che, a mio avviso, rimane uno dei libri non solo più letti ma anche più belli di tutti i tempi. Il manoscritto di Adso da Melk ambientato nel Medioevo andrebbe letto, però, assaporandone non tanto la parte relativa alla sua trama di delitti che probabilmente Umberto Eco ha usato solo come pretesto, ma nella sua parte filosofico-intuiva che rimane la vera essenza del libro. Fermo restando questa breve ma obbligatoria premessa, certamente qualcuno ricorderà il personaggio principale, un certo Guglielmo da  Baskerville (nella foto, nell’interpretazione di Sean Connery) il frate francescano sempre alla ricerca di risposte, che non esitava a dare un diverso senso alle cose del mondo, facendole talvolta apparire in una luce diversa. Guglielmo si dilettava a perseguire i segni che il mondo ci invia, istigando l’uomo alla riflessione, prescindendo dalle apparenze che spesso risultano fuorvianti. Bene, se anche voi potreste amare un personaggio così speciale, seguitemi in questa breve avventura che potrebbe essere un piccolo omaggio al frate francescano.   

 

Se la Storia che ci hanno insegnato finora fosse da riscrivere? Chi ha scoperto davvero l’America?  Chi ha inventato la pila elettrica?

Ovviamente le risposte parrebbero scontate, se non fosse che ci sono molte questioni che, invece, sembrerebbero contraddire la Storia ufficiale.

 

Molto tempo fa fu ritrovata un’antica mappa, risalente al 1513, che probabilmente si rifaceva a documenti ancora più antichi: la famosa mappa di Piri Reis. Si tratta di una sorta di carta geografica, appartenente appunto all’ammiraglio turco Piri, che conterrebbe alcune anomalie geografico-cronologiche. Questo sbalorditivo documento mostra la parte dell’Atlantico contenente il profilo della Spagna, Portogallo, le coste occidentali dell’Africa e, dall’altra parte, il Brasile e l’America del Sud con attaccato ad essa un continente ben delineato che, dopo un’ analisi approfondita, è risultato essere molto simile all’Antartide. La cosa straordinaria è che la carta, abbastanza precisa, mostra dettagliatamente quella parte di terra coperta attualmente dai ghiacci, di cui si è potuto svelarne i contorni della linea di costa, tramite i sondaggi, solo a partire dagli anni ‘70 dello scorso secolo. Se così fosse, già questo basterebbe a far barcollare una buona parte della Storia ufficiale. Ma ci sono altri misteri e cose che non tornano in questo nostro strano mondo. Era il 1938 quando il dottor Wilelm Konig, archeologo australiano, scoprì un oggetto che era lì dove non avrebbe dovuto essere e che non sarebbe dovuto (teoricamente) esistere. Nei sotterranei di un museo presso Bagdad, Konig rinvenne un vaso di argilla risalente a circa 2000 anni prima. Nel vaso era immerso un cilindro in rame; la parte superiore era saldata finemente con una lega piombo-stagno, la parte bassa del cilindro era tappata tramite un disco rame sigillato con bitume. Anche la parte superiore del cilindro era sigillata con il bitume che manteneva anche una piccola barra di ferro al centro del cilindro stesso. Tracce di sostanze acide erano state riscontrate all’interno del contenitore.

 

Col suo acume da ricervatore, Konimg capì subito che si trattava di un’autentica pila elettrica. In seguito ne furono trovate altre nella stessa zona. Tutte risalirebbero ad un’epoca che va dal 248 a.C. al 226 a.C.. Attualmente si trovano in esposizione presso il museo di Bagdad.

Si potrebbe anche parlare del mistero dei Teschi di cristallo ritrovati presso le città Maya e in varie altre parti del mondo e che non possono essere il prodotto di popoli primitivi privi di conoscenze tecnologiche.

 

E che dire dei controversi geroglifici dell’Egitto e di altri popoli che a volte mostrano quello che non avrebbe potuto esistere in quel tempo? 

 

Ma forse sarebbe troppo difficile e impegnativo riscrivere la Storia, quindi l’uomo preferisce ignorare, come al solito, quello che non può spiegare. Al più c’è il solito disperato tentativo da parte di qualche gruppo di bollare come fantasie anche le molte questioni corroborate dalle prove più evidenti.  Chissà mai perché.

 

Roberto Sottile

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