Viaggio-inchiesta fra le strutture sanitarie del territorio

Sul terzo numero di Parola di Vita (già in edicola)

 

Comunicare libera … mente in Calabria

 

di Tony MIRA*

 

COMUNICARE per essere liberi. Ma anche essere liberi per comunicare davvero. E’ strettissimo il legame tra la libertà è una corretta informazione. L’una non può esistere senza l’altra. E insieme sono certamente l’arma vincente per una regione come la Calabria dove la mancanza di vera libertà – sotto il tallone della ‘ntrangheta e del malaffare, tra comportamenti “mafiosi” subiti e accettati – si coniuga con un’informazione approssimativa se non reticente, piena di colpevoli amnesie, o più attenta al chiacchiericcio politico, allo scandalismo, ad una cronaca superficiale che si ferma ai fatti di sangue senza analizzarne i motivi. Una informazione distratta e il più delle volte negativa. Quasi mai attenta al buono, al positivo, al bello che in Calabria non manca ma che non diventa mai notizia. Senza un’informazione onesta, corretta, approfondita, la Calabria può solo sognare una vera libertà. La comunicazione rende liberi, e fa molto male a chi teme questa libertà. Come quando due esponenti della cosca della Piana di Gioia Tauro andarono a protestare per un mio articolo presso La Caritas diocesana di Oppido-Palmi, ospitata in un palazzo confiscato al clan Molè. Perché? Perché avevo raccontato una storia positiva, proprio quella di quel palazzo e della prima, finora unica, parrocchia edificata su un terreno confiscato alla mafia, anche questa a Gioia Tauro. Una Chiesa fortemente impegnata sul fronte della legalità, non solo “anti” mafia, ma “per” una nuova e migliore Calabria. Storie da non raccontare perché la ‘ntrangheta (e non solo …) non ama i riflettori, preferisce e impone il silenzio. E soprattutto vuole che si sappia che qualcosa, malgrado la violenza e la compromissione, sta cambiando. Buone notizie, dunque, che proprio per questo disturbano. Perchè sapere che si può cambiare spinge alla speranza. Cambiare si può, perché si sta già facendo. Questa buona novella fa fatta girare. Comunicare per cambiare. Cambiare per essere liberi. Comunicare è perciò un servizio. Un servizio per la verità, anche quando fa male. Un servizio per la comunità, per aiutarla a crescere. Senza sopire, senza celare. A costo di far male. Perché la verità può far male, ma solo così si potrà essere liberi veramente e aiutare gli altri ad essere veramente liberi.

 

 

* Editorialista e caporedattore Redazione romana di Avvenire.

 

 

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Scionti a pagg. 12 e 13

 

 

Gabrieli a pag. 3

 

 

 

Rocca e Stumpo a pagg. 16 e 17

 

 

Reda e Martire a pag. 6

 

 

Malito, Taverna, Stumpo e Coccimiglio a pag. 7

 

 

Altomare e Stumpo a pag.

 

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