Michele Cucuzza: “sono e rimango un giornalista”

di Gaspare STUMPO e Samantha MENDICINO

 

‘PAROLA DI VITA’ ha intervistato il conduttore televisivo Michele Cucuzza. Si è trattato di un incontro molto cordiale, avvenuto in occasione del convegno promosso a Rogliano su ‘Società civile e cultura per la legalità’. Nel corso della conversazione, Cucuzza ha confermato che sarà il prossimo conduttore della famosa trasmissione Uno Mattina. Il giornalista Rai lascerà dunque la ‘guida’ de La vita in diretta per condurre l’appuntamento della mattina e far parte anche del parterre degli opinionisti di Domenica In. Cocuzza, che ha parlato di Uno Mattina come una “trasmissione tipicamente giornalistica”  si è detto d’accordo sulla “logica della rotazione” stabilita dalla Rai  e incuriosito dalla partecipazione al programma pomeridiano della domenica.

 

 

La trasmissione quotidiana "La vita in diretta -, lo spettacolo di "segreti e…bugie" con Katia Ricciarelli e Gianfranco D’Angelo, oppure la comicità de "La posta del cuore" con la Guzzanti. Quale è la trasmissione che si confà maggiormente al tuo carattere o qual’è quella che riesce ad evidenziare meglio i tuoi pregi artistici?

 

Io sono un giornalista e rimango un giornalista, nel senso che ho fatto più le cose di carattere giornalistico, compreso il Tg2. La Vita in diretta, che ho condotto per dieci anni, ha avuto anche momenti di intrattenimento più leggero, ma sempre con connotazioni giornalistiche. Il resto erano degli “scherzi” delle “cose di gioco”. 

 

 

 "La vita in diretta" ha un indiscutibile successo tant’è che viene riprodotta in Rai da 10 anni, ma quando la trasmissione ha vinto il "teleRatto" come "peggior trasmissione di informazione ed approfondimento" – hai pensato che ci può essere qualcosa che andrebbe cambiato nel programma? (Per chi non lo sapesse il TeleRatto è il premio che viene dato al "peggio" espresso dal panorama televisivo italiano).

 

La trasmissione è cambiata e si è sempre adattata alle attese della gente. Quello che conta è il fatto che sia la prima trasmissione del pomeriggio. Io la consegno al mio successore (non so bene chi sarà) come trasmissione vincente, uno dei capisaldi della Tv italiana. Il resto sono sciocchezze.

 

 

Nel tuo ultimo libro "Sotto i 40. Storie di giovani in un paese vecchio" parli del problema ormai manifestamente imperante in Italia del ricambio generazionale che non c’è e che è indice di vecchiaia e regresso sociale. Però, nell’ottica dell’ottimismo senza il quale vivere sarebbe davvero molto difficile, mostri la vita anche nei momenti della "difficile salita" di alcuni personaggi famosi e di altri meno notori che hanno avuto successo: da De Magistris a Mario Biondi, da Eleonora Abbagnato a Carolina Kostner.  Secondo la tua esperienza , senza buonismi o false modestie, cosa caratterizza il vero successo di un uomo?

 

Innanzitutto il talento, nessuno può improvvisare. In certi casi è molto precoce, come per i ragazzi prodigio, in altri avviene purtroppo tardi come capita a tanti giovani. Quindi, impegno e capacità di saper rischiare.

 

  

Tu sei siciliano. Secondo te che cosa andrebbe cambiato immediatamente al sud perché non esista più la "situazione meridionale"?

 

Ci sono tante cose in discussione. Le infrastrutture, che devono essere migliorate e la battaglia per la legalità, che deve essere condotta come fanno molto bene gli apparati di contrasto dello Stato (Magistratura e Forze di Polizia). Ma dev’essere pure una battaglia culturale, fatta anche da una classe dirigente politica sempre più giovane. Io auspico “innesti” sempre più consistenti di giovani. Perché sono i giovani che hanno, inevitabilmente, una cultura di “liberazione” della propria terra, di progresso e di voglia di non sottostare a vecchie, ammuffite, logiche di sopraffazione quali quelle mafiose.

 

 

 Non tanto tempo fa hai presentato alla Sapienza  di Roma  il tuo libro “Ma il cielo è sempre più blu”, che ha posto l’attenzione sul problema delle mafie,  soprattutto della mafia calabrese che il 16 ottobre del 2005 ha ucciso barbaramente l’onorevole Francesco Fortugno, vice-presidente del Consiglio regionale della Calabria. Basta "ricordare" per cambiare le cose?

 

No, naturalmente no. Però non bisogna nemmeno dimenticare. Perché essere senza memoria significa essere senza punti di vista importanti. Allora bisogna ricordare (certo non passare tutta la vita a ricordare i morti). La memoria ci deve servire per l’azione, per prendere esempio da personaggi positivi come il vice presidente  Fortugno e come le altre vittime della mafia, che hanno saputo darci una indicazione precisa su come agire, perché la mafia uccide nel momento in cui vede davanti nemici. Noi dobbiamo creare le condizioni perché questo non capiti più. Quindi isolarla, sconfiggerla e batterla (la mafia, nda), non solo militarmente, ma anche sul piano delle connivenze. Però, contemporaneamente, dobbiamo ricordare i nostri eroi vittime della mafia.

 

 

Tra tutte le innumerevoli interviste che ti hanno fatto, c’è una domanda che non ti è stata mai posto ed a cui ti piacerebbe rispondere?

 

(Ride per il fatto che gli sembra di trovarsi in una situazione-tipo alla Marzullo, nda). Forse questa: “ma tu a chi assomigli?”. Assomiglio a pochi, forse a nessuno, perché sono un personaggio che ha fatto una strada un po’ particolare: prima con la radio popolare (radio libera, nda) negli Anni Settanta, poi la Rai a Milano e il telegiornale (Tg2) a Roma, quindi una trasmissione un po’ mista come La vita in diretta. E a partire da settembre più giornalistica (Uno Mattina). Ho partecipato a qualche show, ma sono uno che scrive anche libri giornalistici. Sono un personaggio diverso, fuori dal coro rispetto ai miei colleghi, duttile (mi piace scherzare, ridere), però credo di essere pure molto serio, impegnato e di non avere mai abbandonato le caratteristiche del giornalista curioso.

 

 

Hai iniziato la tua carriera come giornalista: come descriveresti la vera "informazione" e che cosa caratterizza l’informazione italiana moderna.

 

L’informazione è cambiata moltissima negli ultimi anni, soprattutto con la diffusione di Internet che permette a tutti di commentare. E’ più coinvolgente. Però Internet non ha nessun controllo, ci sono molte stupidaggini, molte notizie inesistenti e false. Di sicuro, comunque, il progresso tecnologico ha modificato le cose nel senso che siamo davvero un “mondo unico” grazie alle reti. Tuttavia,  l’informazione locale non solo non è morta, ma resterà importante perché ognuno di noi vuole sapere del futuro del nostro pianeta, ma vuole sapere anche che festa organizzata la sera nel proprio quartiere, nella propria città. Se il sindaco ha deciso di realizzare i parcheggi in un certo posto, oppure no.

 

 

Grazie, buon lavoro e auguri per la conduzione di Uno Mattina.

 

 

 

Nella foto: Michele Cucuzza con un gruppo di allievi dell’Istituto Unico d’Istruzione Superiore ‘A. Guarasci’. Quello con gli studenti del Savuto è stato uno dei momenti più interessanti della ‘giornata roglianese’ del giornalista Rai in occasione della iniziativa su ‘Società Civile e CUltura della Legalità’ 

 

 

Fonte della Notizia

 

 

vedi anche:

 

http://www.savutoweb.it/portal/index.php?option=com_content&task=view&id=2402

 

http://www.savutoweb.it/portal/index.php?option=com_content&task=view&id=2401

 

 

 e sul sito di Michele Cucuzza:

 

http://www.michelecucuzza.com/documenti/stampa/ilquotidiano5.pdf

 

http://www.michelecucuzza.com/stampa.php

 

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