Rogliano, statua di Sant’Antonio in processione dopo venti anni. Ma la vera tradizione manca dalla metà degli Anni Cinquanta

LA STATUA di Sant’Antonio non si vedeva per le strade del centro storico da più di un decennio, probabilmente dagli inizi degli Anni Ottanta, allorquando, l’allora parroco di San Domenico, don Battista Belcastro, decise di riprendere il rito della seppur breve cerimonia religiosa, per le strade del quartiere che include la chiesa e la piazza principale della cittadina. Un avvenimento fugace anche per via della successiva chiusura al culto dell’edificio religioso dovuta a lavori di ristrutturazione. Pur essendo particolarmente consolidata (e sentita) la devozione verso Sant’Antonio, il relativo rito processionale era stato interrotto verso la seconda metà degli Anni Cinquanta. In pochi, infatti, oggi ricordano gli avvenimenti legati ai festeggiamenti civili e religiosi in onore del Santo. Le celebrazioni sono riprese con la riapertura al culto della chiesa di san Domenico, avvenuta un anno e mezzo addietro. Quest’anno, nell’ambito della ‘Tredicina’ – la statua di Sant’Antonio è stata portata all’esterno della chiesa per una breve processione lunga la via Cinque Colli e la via Municipio. Un giro simbolico, emozionante e carico di significato, salutato con un applauso e una colorata pioggia di coriandoli. Lungo il tragitto, come da tradizione, i fedeli hanno cantato e pregato testi in dialetto. Come la classica “sant’Antoni meu benignu, prutetture de tuttu ‘u Regnu …”. Al rientro in chiesa e nel corso della messa conclusiva, don Antonio Bartucci ha spiegato la figura e l’opera del Santo di Padova. All’attuale parroco di san Domenico si deve la ripresa della tradizione in onore di Sant’Antonio. Un evento che ha assunto un grande significato religioso, ma anche di recupero di una aspetto importante della microstoria roglianese.

Gaspare Stumpo

Data: giugno 2008.

 

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Preghiera a Sant’Antonio *

 

Sant’Antoniu meu benignu

prutetture de tuttu lu Regnu

e ‘llu toi biancu gigliu

e la tua verginità.

Gesù Cristu s’addignau

tridici ure se ripusau

tridici grazie cuncediu

e cuncedane una a mie recitannu l’Ave Maria.

 

Sant’Antoniu meu dilettu

tegnu fide e cosa certa

Sant’Antoniu me pruvvida

alli bisogni chi me vida.

 

Sant’Antoniu meu divinu

‘mbrazza teni stu Bumminu

ci lu teni cunsacratu

Sant’Antoni meu avvucatu.

 

Oh! Sant’Antoniu nobile e gentile

cumu na serva te vegnu a pregare

alle vrazzulle toi vogliu venire

‘ppe l’Ostia chi jisti a consacrare.

 

Poi jisti a predicare all’infedeli

facisti ‘gninucchiare l’animali

chist’è la verità no menzunia

famme la grazia Sant’Antonio meu.

* Testo in dialetto roglianese

 

 

 

 

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