Solinas: ‘il giornalismo si salva se non insegue la Tv’

di Gaspare STUMPO

 

E’ STATO presentato nel Savuto, recentemente, l’ultimo lavoro di Stenio Solinas (nella foto) inviato ed editorialista de Il Giornale. L’evento culturale si è svolto nel centro storico di Marzi in occasione della riapertura del giardino dell’enoteca ‘Cittu ci … senti alla Marzi’ – suggestiva pertinenza di una antica residenza del luogo, molto interessante sul piano del recupero architettonico e della sua nuova fruizione. Vagamondo, titolo preso a prestito da un neologismo inventato dallo scrittore e diplomatico Paul Morand, è un saggio di oltre cinquecento pagine, suddiviso in quattro sezioni. Un lavoro “complesso ma non difficile”. “Il libro più bello, il più completo. Il libro che racchiude e comunica al lettore l’anima stessa dell’autore”. Intellettuale alla francese, Solinas nel testo indica “il piacere del viaggiare e il gusto di raccontare, gli intrecci fra la storia e la memoria, i luoghi e il tempo”. Vagamondo è un insieme di scritti realizzati negli ultimi quindici anni. “Il libro di una vita”. Il libro di un giornalista, un volume pensato nel tempo, un resoconto con storie molto scorrevoli alla lettura. Un lavoro strutturato da uno scrittore dalla penna facile, attento e critico, coraggiosamente controcorrente. Alla iniziativa hanno partecipato Fabrizio Maria Falvo (vice presidente di Settecolori, l’associazione che ha curato la pubblicazione di Vagamondo), Mariano Angelitti e Titti Mastrangelo (Progetto Futuro Calabria Italia Europa), Manuel Grillo (Settecolori), Franco Morelli (consigliere regionale), Spartaco Pupo (docente Unical), intellettuali ed uomini politici.

 

‘Parola di Vita’ ha scambiato due parole con Solinas.

 

 

– Dottor Solinas, a proposito del giornalismo moderno Lei ha detto che la salvezza della carta stampata sta nell’approfondimento e nella scrittura …

 

Abbiamo una ‘salvezza’ soltanto se, quando succedono dei fatti anche importanti (il riferimento è in particolare ai grandi eventi internazionali, nda), non andiamo ad inseguire la notizia, lo scoop più meno teleguidato, ma abbiamo la possibilità di  andare a scavare su tutto quello che invece i mass media (soprattutto televisione e internet) non sono in grado di fare. Se facciamo questo riusciamo a dare un valore aggiunto e qualche cosa in più e di diverso rispetto a chi legge, altrimenti siamo condannati all’omologazione, ma soprattutto siamo perdenti perché non abbiamo l’immagine.

 

– Per esempio …

 

Quando sono stato in Afghanistan era un periodo in cui si poteva ancora girare, non c’era una situazione drammatica come negli ultimi tempi. Io sono stato in giro per quindici giorni cercando di andare a raccontare delle storie, a vedere delle situazioni particolari, ad approfondirle e a presentarle al mio lettore. Se non fai così te ne stai chiuso in un albergo e sei a ‘ricasco’ di quella che è l’informazione televisiva.

 

– Un giornalismo d’indagine che vale dunque anche a livello locale?

 

Guardi, faccio un esempio banale. Gomorra, che è un bellissimo libro di Saviano, perché ha avuto così tanto successo? Noi, in teoria, sappiamo tutto della camorra e di come funziona. Ma il successo del libro deriva dal fatto che l’autore ha applicato un sistema giornalistico alla descrizione di un fenomeno, ha curato molto la scrittura, quindi come questo fenomeno viene raccontato e poi ha fatto tutta una serie di approfondimenti. Quello è alto giornalismo che diventa uno stile letterario. Che ha la valenza e il peso di un romanzo pur essendo cronaca.

 

Grazie e buon lavoro.

 

 

 

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