Colosimi: descrizione dell’opera ‘Spazi Conquistati’

di Pasquale TAVERNA

 

LA SCULTURA si compone di due parti: una sfera che ricopre uno spazio orizzontale e sinteticamente rappresenta il globo terrestre, e poggiata su di essa una forma che in uno sviluppo di linee e volumi verticali, si protende verso il cielo. Nel globo sono evidenziati due punti dorati, ad indicare la posizione della Melilla spagnola e di quella italiana. Inoltre esso è solcato da una forma stilizzata che richiama alla memoria un antico aratro, simbolo di civiltà in quanto oggetto di attività fortemente prolifica e produttiva, quale la coltivazione, con conseguente raccolto. Nel caso il raccolto non è altro se non il gemellaggio tra le due Melille, frutto di volontà positiva e di desiderio di varcare i confini naturali del proprio paese per rincorrere sogni di terre lontane ed aspirazione di conoscenza. Infatti dal globo si innalzano delle forme fortemente evocative di architettura spaziali ed invisibili, che i gabbiani, con le loro ali spiegate, tracciano durante i loro voli libranti e le loro picchiate, creando compenetrazioni di forme interne ed esterne, spazi labirintici mossi da movimenti e contro-movimenti. Il librarsi di queste forme verso l’infinità del cielo porta con sé un significato pienamente simbolico: due civiltà, due culture, due modi di vivere si incontrano, si fondono e danno vita ad un percorso in ascesa, che porta i soggetti dell’esperienza a staccarsi delle proprie radici, ad avere una visione più ampia e consapevole dell’altro, ad arricchirsi di nuovi saperi, a crescere e a maturare, sia dal punto di vista umano sia culturale. Perciò quelle ali tese non sono altro che simbolo di principi universali, quali: libertà, positività, evoluzione, maturazione, uguaglianza, comprensione e conoscenza. Queste forme orizzontali e verticali si impongono e si impossessano dello spazio circoscritto, con preciso equilibrio di ritmi. Esse lottano per equilibrarsi e coesistere in uno spazio che è immensità d’orizzonte, violenza di luci, morsura d’aria, e i vuoti e i pieni ingabbiano lo spazio e l’aria circola attraverso essi. La cromia del ferro è arricchita da punti lucenti, grazie ala scossa e caricata da espressività, captando l’occhio che ama rilassarsi su queste superfici per poi cercare nuove e magiche qualità aeree. L’opera si può vedere da vicino e da lontano, e anche chi passa velocemente può cogliere la pesantezza e la leggerezza. I materiali usati, il ferro e l’ottone, due metalli che tra loro si respingono e dunque difficili da modellare, ma grazie all’abilità e alla tenacia del maestro artigiano Gaetano Guzzo (collaboratore) è stato possibile ottenere quasi lo stesso risultato materico che, nella realizzazione delle opere fuse in bronzo, si ottiene plasmando la cera o l’argilla.

 

Nella foto: la scultura di Miniaci il giornod ella inaugurazione a Colosimi in occasione della festa delle Due Melille.

 

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