Soveria Mannelli: 9^ edizione “Università  d’Estate”

Autorevole discussione su ‘Questione Meridionale’

 

La IX^ edizione dell’Università d’estate, svoltasi nella Villa Pellico nei giorni 28-28 e 30 agosto scorso ha riscosso apprezzamento e un grosso successo. La tre giorni, promossa da Mario Caligiuri, docente universitario all’Unical e dal direttore, Florindo Rubbettino e Mimmo Barile, ha il merito di affrontare una discussione su un argomento di grande attualità, ossia la “Questione Meridionale”. Interessanti ed esaurienti gli interventi delle personalità che nei tre giorni hanno affrontato l’argomento suddiviso in tre tematiche. Si è parlato della questione sotto l’aspetto storica innanzitutto, poi come questione meridionale con le annesse problematiche. Una occasione per tutti, studenti universitari, politici, amministratori, rappresentanti delle associazione e cittadini volta a conoscere meglio ed affrontare oggi, i problemi inerenti alla questione del Mezzogiorno.

 

Nella prima giornata il tema affrontato è stato “Le origini della questione”.

Per Maurizio Blondet, scrittore e giornalista, l’unità è avvenuta in assenza della volontà della maggioranza degli italiani. La scelta del Piemonte è stata casuale per l’emergente unificatore. Il cambiamento certamente non era nelle intenzione della monarchia borbonica; Nicola Zitara, economista ed ex parlamentare, ha evidenziato che nel 1860 il Regno di Napoli era il paese più industrializzato d’Italia grazie a Ferdinando II° e la flotta era la terza più importante del mondo, come pure la banca delle due Sicilie. Il Sud è stato il grande sconfitto nell’unità d’Italia. Lanfraco Pace, giornalista e scrittore, la questione del Mezzogiorno è più politica che economica. Il rinnovamento può partire dai Comuni, ed auspicato la secessione del Sud. Florindo Rubbettino, editore, il problema del Mezzogiorno emerge di più nei momenti di crisi, (oggi si parla di federalismo) ricordando gli intellettuali che hanno invocato “meno Stato più mercato” rivendicazione cui si sono associati anche i politici.

 

Particolarmente interessante ed attuale il tema della seconda giornata: “Le politiche”.

Per Daniele Capezzone, il compito della politica è quello di lavorare nelle situazioni negative, e sottolinea che c’è bisogno d’assetti istituzionale, perché c’è chi fa bene e chi invece arreca danni. Per il Mezzogiorno non esistono ricette personali. Il federalismo può rappresentare una opportunità che consente maggiori controlli, maggiore produttività e competitività. Carlo Carboni, professore universitario, il peso storico più importante del nostro paese è rappresentato dalla questione meridionale. Una classe dirigente quasi sempre la stessa dopo tanti anni. Ha ricordato il tema della fiducia che è alla base dei modelli di sviluppo economico. Nel Mezzogiorno sono esasperati i lidi nazionali, “l’aria” non è dappertutto. Ha ricordato la debolezza dello stato, la confusione, la inefficienza delle istituzione pubblica dovuta all’elite politica rappresenta un problema serio.

 

La giornata conclusiva è stata occasione di affrontare il tema “La storia e i problemi”.

Una ghiotta occasione per conoscere il pensiero di Enzo Ciconte, storico calabrese, ex parlamentare, consulente della Commissione antimafia, presidente dell’Osservatorio tecnico-scientifico sulla sicurezza e la legalità della Regione Lazio. Docente di “Storia della criminalità organizzata” presso la facoltà di Giurisprudenza dell’Università di ROMA 3; numerose le opere sulla ‘ndrangheta, ultima uscita ’’ ’ndrangheta” edito da Rubbettino. Mario Caligiuri, introducendo i lavori ha sottolineato che, il sud entra nell’unità d’Italia da sconfitto. Il tema odierno (‘ndrangheta) a livello politico generale è stato ampliamente sottovalutato, una mafia, ritenuta un fenomeno rurale. A livello nazionale la ‘ndrangheta, solo dopo il delitto Fortugno è diventata momento di dibattito nazionale e internazionale dopo la strage in Germania, Duisburg. A livello regionale è considerata normale, nonostante i numerosi consiglieri regionali inquisiti. Del problema non c’è un giornalismo d’inchiesta, ha sostenuto Caligiuri, che segua la vicenda con metodo. Grave anche la disattenzione in ambito culturale e didattico, In Calabria su tre università non c’è un insegnamento in Economia, Scienze politiche, Sociologia che affronti il tema della ‘ndrangheta. Partire del cuore del problema, la ‘ndrangheta è soprattutto un problema politico e come tale va affrontato. La classe dirigente, il governo devono confrontarsi sull’immediato. Una classe con omogenee responsabilità. Piero Fantozzi, studioso lungimirante una attualità sconvolgente nel 1993 scrisse, che la crisi della politica avrebbe dato spazio ai comitati d’affari, realtà emerse nelle inchieste di questi anni. Enzo Ciconte, Amareggiato e colpito dell’assenza della grande stampa su fatti successi un anno addietro a Duisburg, il grande giornalismo non si è visto. L’attività mafiosa non si è fermata nonostante i successi degli investigatori, questa continua imperterrita a fare affari, perché la sua struttura non è stata smantellata. Gli stati Uniti hanno inserito la ‘ndrangheta nella “Blak list” (lista nera) eppure nessun giornalista italiano (giornali quotati) ha parlato di questo fatto e scoperto che le indagini hanno trovato un muro in Italia, consistente nella “legislazione”. Il patrimonio delle mafie all’estero è intoccabile causa della carenza di armonizzazione dei paesi. La ndrangheta senza la politica è solo un raggruppamento criminale, ma la connivenza con i politici regionali (vedi gestione ASL) la porta ad entrare nel mondo dell’economia. “Faccio fatica a spiegare – afferma Ciconte – cos’è la mafia calabrese. Le mafie, non sono solo nelle zone deboli, ma anche nelle zone ricche e si interpone tra il capitale e il lavoro”. Proseguendo nella sua lucida analisi ha illustrato la struttura sociale familiare della ndrangheta, il ruolo della donna, il fenomeno pentiti, la base piramidale della mafia, e il valicare i confini regionali e nazionali (Canada, Stati Uniti ecc.) La mafia non ha partito politico, ma singoli esponenti filtrano con essa: nel periodo repubblicano delle continuità fra il Pci e la ndrangheta, entrambe volevano cambiare la società. La Dc ha utilizzato la ‘ndrangheta come blocco anticomunista, solo che questi o pezzi di essa hanno continuato a tenere i rapporti nel tempo. Anche la chiesa secondo il docente, ha delle responsabilità. Infine afferma che necessita una nuova stagione antimafia e giudiziaria con tolleranza zero per iniziare a sconfiggere una realtà che interessa ed investe  l’intera Europa. Infine aperto il dibattito numerose e pertinente sono state le domande poste dalla numerosa platea: clientelismo, connivenza; problema nelle are sottosviluppate; criminalità e politica;  economia e sottomissione; problema errato; struttura familiare e sociale. Lungo l’elenco degli studenti di Lettere e Filosofia, accreditati a seguire il corso, ai quali è stato consegnato l’attestato che attribuisce due crediti formativi.  

 

Pasquale Taverna

 

 

Nella foto: l’intervento del prof. Mario Caligiuri.

 

Commenti
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com