“Il ‘Buon Pastore’ nella stagione dei cambiamenti”

di Gaspare STUMPO

 

Il 27 luglio 1978 lasciava questo mondo per incontrare il Signore nella luce eterna don Rosario Salvino, sacerdote buono e generoso, protagonista di una stagione pastorale importante perché fortemente intrisa di cambiamenti. Ordinato sacerdote il 29 giugno 1947, il ‘Buon Pastore’ aveva svolto il suo ministero nel piccolo centro di Belsito e a Rogliano, nelle parrocchie di Santa Lucia e San Giorgio. Mite e semplice nelle abitudini, equilibrato nelle scelte, aveva applicato senza riserve i dettami del Concilio Vaticano II° – prestando ascolto e guidando le sue comunità alla luce delle nuove dimensioni storiche, sociali e culturali. Attento alle novità, don Salvino fu sacerdote in grado di discutere e confrontarsi con le famiglie, ma soprattutto con gli studenti alla luce del “vento sessantottino” – stimolandoli allo studio, alla partecipazione agli eventi associativi ed alla formazione permanente. Intorno a se aveva raccolto uomini e donne, giovani e meno giovani, condividendo con loro lunghi momenti di preghiera, svago e riflessione. Don Rosario preparava con cura i momenti più importanti dell’Anno Liturgico: le messe, le novene. Era attento e scrupoloso, ma soprattutto cercava di offrire ai suoi parrocchiani “l’ascolto di una parola nuova” – invitando numerosi predicatori. “Ospitava nella sua modesta casa i predicatori e, con essi, confrontava e verificava il suoi impegno cristiano e sacerdotale”. Si spense all’età di cinquantasei anni lasciando un grandissimo patrimonio di idee, ricordi e testimonianze, che rimarrà indelebile nella mente di molte generazioni. A lui, in occasione del quarto e del venticinquesimo anniversario della scomparsa, è stato dedicata una pubblicazione dal titolo “Il Buon Pastore”. “La morte – scriveva il sacerdote – è il fatto che accomuna tutti gli uomini, li unifica nella sua ombra misteriosa e li affratella realmente e definitivamente”.

 

 

A Belsito.

 

DON ROSARIO Salvino viene nominato parroco di Belsito pochi mesi dopo la sua ordinazione avvenuta 29 giugno. Il giovane sacerdote si trova ad operare in una realtà povera, fortemente lacerata dal dramma della guerra e dalla emigrazione. E’ il dicembre 1947. La parrocchia di San Giovanni Battista piange l’improvvisa morte di don Donato Fazzari. Sarà don Rosario Salvino a riprendere in mano la Comunità di fedeli, divenendo in poco tempo punto di riferimento si una società bisognosa d’aiuto. Nonostante la magrezza che caratterizzava il suo fisico don Rosario non si perde d’animo e con grande energia e determinazione inizia una lunga opera pastorale: segue e s’impegna a fare arrivare aiuti economici alle famiglie, offre una parola di conforto agli ammalati, trascorre molte ore con i giovani. Le attività del sacerdote cominciano a produrre frutti: l’Azione Cattolica cresce assieme ai gruppi di preghiera e al desiderio di conoscenza, la biblioteca si arricchisce di nuovi ed interessanti volumi, si organizzano manifestazioni culturali, la parrocchia diventa il centro degli interessi della maggior parte dei ragazzi, che lasciano la strada per diventare protagonisti di momenti ludici, ma anche di occasioni di preghiera, riflessione e confronto. Don Rosario resterà a Belsito sino al 1966.

 

 

A Rogliano.

 

SU DESTINAZIONE del Vescovo di Cosenza, mons. Domenico Picchinenna, don Rosario Salvino lascia il piccolo centro agricolo di Belsito per trasferirsi a Rogliano, suo paese di origine, per assumere l’incarico di parroco di San Giorgio e vicario economo della parrocchia di Santa Lucia. La destinazione produce nuovi stimoli nell’azione pastorale di don Rosario in un momento di cambiamenti epocali che riguarderanno anche il mondo della Chiesa, ai quali il sacerdote roglianese saprà attingere con intelligenza, interesse e capacità di rapportarsi con gli altri. Un gruppo di persone, soprattutto giovani, lo attendeva ogni giorno sotto casa per accompagnarlo nella sua consueta passeggiata all’interno del centro storico. Un segnale di stima, di affetto e di considerazione per le sue “osservazioni” e “riflessioni”. Nelle due parrocchie roglianesi don Rosario promuove la nascita di progetti importanti legati all’associazionismo cattolico, crea e sostiene i giornalini ‘Orizzonti di Luce’ (S. Lucia) e ‘Agape’ (S. Giorgio) che diventeranno fondamentali nella crescita umana e culturale di molti ragazzi e ragazze. Don Rosario Salvino era convinto che i giovani dovevano studiare, confrontarsi ed ampliare i loro orizzonti tant’è che “tutte le volte che si prospettava la possibilità di convegni, incontri e dibattiti fuori Rogliano, egli si faceva cura di mandare i più volenterosi e disponibili, pagando di persona le quote d’iscrizione e partecipazione”. Don Rosario Salvino ha rappresentato un modello di sacerdote e di educatore al passo coi tempi, popolare, la cui figura, a distanza di anni, è ancora presente nel ricordo di molti uomini e donne.

 

 

Il sacerdote che apprezzava il ruolo della stampa.

 

VERSO LA FINE degli Anni Sessanta don Rosario propone e attua l’acquisto di un ciclostile per la realizzazione dei “fogli” Orizzonti di luce, Agape e La Squilla. La stesura dei giornalini parrocchiali costituiva una occasione di confronto e di impegno, ma anche di studio e di analisi sociale. Il sacerdote coordinava ed indirizzava i giovani sui temi da trattare, li consigliava e li spronava a fare. Gli argomenti che impegnavano il gruppo in lunghe giornate di discussione erano legati all’attualità di quegli anni alla luce l’impegno cristiano, al ruolo della famiglia, al mondo del lavoro, alla storia della Comunità ma anche ad aspetti locali meno impegnativi. “Don Rosario – scrive Geppino Altomare – com’era suo costume scommetteva sui giovani ed aveva fiducia in loro; li lasciava fare, li incoraggiava, non imponeva niente, anche se vigilava; gioiva e mostrava grande interesse per quell’iniziativa, che sempre di più di rivelava un vero e proprio ‘investimento’ pastorale”. Intorno al ciclostile, che fu acquistato nel 1969 durante una gita alla Fiera di Bari, venne a crearsi una curiosità ed un entusiasmo tali da riunire ogni giorno in parrocchia decine e decine di ragazzi e ragazze. “Io non sono mai stato un giornalista o uno che spesso usa la penna; ma ho sempre ammirato coloro che scrivono”. “La stampa – affermava il sacerdote rivolgendosi ai suoi allievi – è la palestra in cui si comunicano i propri pensieri, è un confronto aperto di opinioni, può fare tanto bene. Ed ecco perché ho incoraggiato, sostenuto l’iniziativa di un giornalino, in cui potete esprimere tanta parte di voi, potete esercitarvi nell’ars scribendi, per diventare scrittori della verità e del bene”.

 

 

Il ricordo di un confratello.

 

PARLARE di Don Rosario Salvino non mi è facile … Mi permetta di rievocare, con l’aiuto della memoria, alcuni momenti vissuti insieme perché appartenuti a quella, allora splendida, realtà pastorale, che era la parrocchia di San Giorgio. La differente età e la non vicinanza fisica non ci hanno consentito molto di vivere insieme … Quando lui si approssimava al Sacerdozio, io ero seminarista da poco … Quel che ci ha accomunato, pur in maniera diversa ed in momenti differenti, è stata l’educazione morale insieme con la formazione morale, impartiteci da quell’indimenticabile e pastoralmente instancabile parroco, che fu Don Luigi Conforti. Ricordo vivamente, nonostante il mezzo secolo di distanza, la sua prima Messa solenne celebrata in quel di San Pietro, nel lontano 23 dicembre 1956: particolare curioso, era vicino a lui sorridente e affettuoso, pimpante e rubicondo, Don Francesco Stefanizzi (chi non lo ricorda ancora come l’apostolo degli zingari?). Qualche anno dopo mi invitò a predicare per la festa di San Giovanni in Belsito, di cui da tempo era parroco, dandomi preziosi consigli perché … continuassi ad esercitarmi con profitto nel … mestiere (sic!) di predicatore! Posso, pertanto, dire che Don Rosario ha lasciato in me un vivissimo ricordo per la sua innata modestia, per il suo intenso spirito di pietà, per la sua non appariscente, forse, ma soda e sostanziosa preparazione teologica, culturale, per il suo sapiente spirito di adattamento alla vita della Chiesa nata dal Concilio Vaticano Secondo: è stato per me, allora giovane sacerdote, certamente di stimolo, di sollecitazione all’impegno, di esempio di vita sacerdotale. Lo ricordo così nelle brume del tempo, ahimè, andato via così velocemente. Don Rosario Salvino merita di essere ricordato perché davvero è stato autentico Sacerdote di Cristo.

 

Don Saverio Spadafora

 

da ‘Il Sole 2 Ecclesia’ – Luglio 2003

 

 

Nella foto: Rogliano, immagine storica di don Rosario Salvino con un gruppo di allievi.

 

Fonte

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