Mangone: sul Psa nuove critiche di Giampiero Salfi

L’opposizione interviene sulla questione strumento urbanistico

 

“Ottocento giorni, quasi due anni e mezzo, metà di un’intera legislatura: sono questi i tempi resisi necessari perché l’amministrazione guidata da Raffaele Pirillo affidasse l’incarico per la redazione del nuovo strumento urbanistico”. La denuncia è del gruppo consiliare di minoranza Obiettivo Mangone, che in comunicato stampa ironizza: “meno male che tra le priorità presenti nel programma elettorale Pirillo-Arcobaleno l’elaborazione del nuovo strumento urbanistico era al primo posto!” “Non ci è dato sapere quali sono state le cause di questo enorme e colposo ritardo – continua il gruppo capeggiato da Giampiero Salfi – certo è comunque che in questi ottocento giorni sono stati commessi tanti errori: il mancato dialogo istituzionale con tutti i comuni contermini; la conseguente scelta di fare un Piano Associato con altri due comuni (Cellara e Figline) che solo parzialmente possono contribuire agli scopi prefissati dalla legge urbanistica regionale (e dal buon senso); una scarsissima predisposizione al confronto con tutte le entità politiche, amministrative, sociali presenti nel comune sulle problematiche generali relative allo sviluppo del territorio; con particolare riguardo al problema urbanistico; il mancato studio del territorio, propedeutico alla stesura del piano, che avrebbe costituito il primo passo per la costruzione di un “Quadro conoscitivo sistematico delle condizioni del territorio” condiviso e partecipato”. A dire il vero un flebile segnale di discussione c’è stato, alla fine dello scorso anno e solo per le modalità di scelta dei tecnici, precisa Obiettivo Mangone, e solo dopo altri 6 mesi è stato pubblicato il bando per la relativa selezione. ”Cose che al cittadino appaiono incomprensibili – criticano Salfi e i suoi – egli si aspetta dagli amministratori risposte oculate, certe e tempestive”. “Il nostro comune – conclude il comunicato – deve tentare di recuperare il tempo perso. Non è possibile guardare da inermi spettatori lo sviluppo inarrestabile dei paesi confinanti, rimanendo solo territorio di transito e di degrado. Dobbiamo invertire questa tendenza, e per farlo ci vuole buon senso, dialogo, progettualità, un senso di appartenenza al territorio senza steccati, ed anche il riconoscimento – quando necessario- dei propri limiti”.

A.C.

Nella foto: Giampiero Salfi.

 

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