L’anno della promozione dopo la tragedia dei bombardamenti

di Alessandra PAGANO *

NELLA STAGIONE 1936-37 il Cosenza è l’unica squadra calabrese a giocare in serie C. Una posizione importante da mantenere praticando un calcio di qualità. La società “Città di Cosenza” chiama pertanto l’allenatore ungherese Otto Krappan, che, come un moderno “talent scout” si racconta inizia a vagare per le vie della città in cerca delle nuove promesse del calcio italiano. Radunati tutti in piazza XV Marzo, sceglie alcuni studenti del liceo “Telesio”: Franco Monaco, Franco Stella, Ernesto Mancuso, il triestino Margon, Cesare Pulci e Pasquale Lorenzon, mentre dal campetto di Santa Teresa sceglie: Raffaele Bruno, Domenico Trombino, Antonio Gagliardi ed Ettore Torchiaro. Tuttavia, nonostante il gruppo sia valido e affiatato, la squadra fatica e sfondare e, in questi anni, l’obbiettivo più che la serie B è il non retrocedere. Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, il campionato non si ferma, coerentemente con la politica della “guerra lampo” e dello sportivo simbolo dell’Italia già vincitrice del conflitto. In questi tempi, Ennio Mantella, redattore de “il Littoriale” cura una rubrica dedicata agli “assi lanciati”: in sostanza allegato al giornale vi era un tagliando su cui i lettori potevano segnare il nome del campione della settimana. Più volte compare il nome dei nostri Lorenzon e Mari. Nel campionato 1942-43 i rossoblù giocano la loro ultima stagione del periodo bellico con una formazione particolare: oltre ai giocatori “tradizionali” vi sono anche dei militari. Si tratta di una formazione particolarmente dotata (si ricordano il terzino Beolchi, la mezzala Collimedaglia, il portiere Galliani) giacché il Cosenza resta imbattuto, dopo una andata zoppicante, per il resto del campionato. Il 12 Aprile 1943 Cosenza si ferma. Anche il calcio. I bombardamenti aerei americani lasciano un segno indelebile nella memoria storica della città. Alla fine del conflitto mondiale pian piano anche lo sport riprende a muoversi. Il Cosenza tuttavia deve aspettare ancora per potere riprendere le sfide. Il campo di via Roma è adibito a ricovero per gli sfollati dei bombardamenti. Alcuni giocatori, tuttavia, non demordono e, in poco tempo, grazie anche alle autorità militari, riescono ad allestire un nuovo piccolo campo di gioco di fronte al “Città di Cosenza”, chiamato il “Militare”. Per il resto ci si deve accontentare: gli spogliatoi non sono altro che delle baracche, le trasferte si fanno con un autocarro che fino al sabato trasporta tronchi e animali. Ma per la squadra ciò non conta: l’entusiasmo, la genuinità del gioco la fanno da padrone su tutto il resto. Spettacolare la stagione 1945-46: il Cosenza scala senza troppe difficoltà la classifica e nello scontro finale con il Leone Palermo, cui assistono oltre diecimila persone, viene promossa in serie B. (continua).

 

Nella foto (dalla Rete): una vecchia foto del Cosenza.

 

 

Storie di calcio 2: Cosenza 1914 * – tratto dal n° 25 del settimanale ‘Parola di Vita’ – in edicola ogni giovedì.

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