Novene prima dell’alba, focare, presepi e suoni di zampogna Å

di Gaspare STUMPO

 

LEGATA a quella tipicamente calabrese, soprattutto al tema della civiltà contadina, l’arte del presepe nella valle del Savuto è testimoniata nelle piccole e nelle grandi creazioni, negli eventi pubblici e negli spazi privati, di cui, per il 2008, abbiamo già riferito luoghi e date. Associazioni, parrocchie e famiglia ogni anno si adoperano per riproporre quanto realizzato a Greccio (Rieti) nel dicembre del 1223 per mano di Francesco di Assisi, che Giotto dipinse nella Basilica Superiore di Assisi. E questo a testimonianza del profondo senso di religiosità e del geloso rispetto verso la propria storia e le propri tradizioni.

 

 

Le focare: il fuoco porta nuova luce e nuova vita

 

 

I GIORNI del Natale sono caratterizzati da cerimonie religiose e iniziative culturali, ma anche da usanze e manifestazioni della tradizione. In molti paesi della valle del Savuto, soprattutto nei centri interni e in quelli prossimi alla montagna, è usanza accendere la focara (o focera). Si tratta di un grosso falò acceso in piazza la notte di Natale o di San Silvestro, intorno al quale la gente si riunisce in un’atmosfera di grande gioia e fraternità. La focara, la cui istituzione si perde nella notte dei tempi ed è probabilmente legata al solstizio d’inverno ed alla cultura contadina, è comune alla maggior parte dei centri della vallata. Cataste di legna vengono sistemate al centro delle piazze o nei rioni con il contributo delle famiglie. Passando per la tradizione popolare la focara di Natale oggi rappresenta la nascita di Cristo che entra nella storia ed indica la strada da percorrere. Non a caso, infatti, il fuoco viene accesso al termine della Messa di Mezzanotte. In molti casi le focare si protraggono sino all’alba e spesso sono caratterizzate da scambio di auguri, egustazione di dolci e pietanze tipiche del posto, con sottofondo musicale. Nel centro storico di Rogliano l’accensione del grande falò coincide con l’inizio della novena dell’Immacolata (Patrona della città) e da il via, simbolicamente, al resto delle iniziative natalizie. Fino a qualche decennio addietro tale rito avveniva in tutti i quartieri della cittadina, oggi avviene solo nel quartiere Spani, nei pressi del Duomo. La focara della vigilia di Natale è appannaggio invece della località Saliano, un vecchio borgo prossimo all’altopiano silano. Simili manifestazioni si segnalano anche a Bianchi, Carpanzano, Scigliano e Grimaldi. La focara natalizia è in ogni caso presente in quasi tutte le comunità del Savuto, soprattutto nelle frazioni e negli antichi rioni, dove è maggiormente avvertito il peso della tradizione. Fino a qualche tempo fa la legna veniva raccolta in campagna e trasportata in paese da nutriti gruppi di ragazzi. Oggi qualcosa è cambiato: i giovani non si prodigano come una volta e nella maggior parte dei casi sono gli adulti, soprattutto i parrocchiani, a provvedere alla raccolta e all’accatastamento della legna. Resta tuttavia sempre vivo, nelle famiglie, il senso di una tradizione che ogni anno permette di alimentare il fuoco che squarcia le tenebre della notte portando nel mondo nuova luce e nuova vita.

 

 

All’alba, novene e suoni di zampogne

 

 

IN ALCUNI PAESI del Savuto, come in molte altre parti del Mezzogiorno, la Novena di Natale viene celebrata al mattino presto, spesso accompagnata da testi e musiche popolari. Un momento molto significativo e di grande spiritualità per la comunità dei fedeli, che in questo periodo si ritrova per prepararsi all’annuncio della ‘grande gioia’. Recarsi in chiesa prima dell’alba per pregare e assistere alla funzione religiosa è per il cristiano scelta consapevole, sacrificio e dono nello stesso tempo. Alzarsi presto è faticoso, soprattutto in inverno, ma è anche un buon motivo per predisporsi al Natale. Per ‘sentire’ il Natale e ‘vivere’ la festa con animo più sereno. Un contesto di situazioni e di emozioni riscontrabile più facilmente nei piccoli paesi, dove è meglio conservata la tradizione che proviene da un passato contadino, quando totalmente diversi, da oggi, erano i ritmi e gli aspetti anche più semplici del quotidiano. Altri saperi, altri valori. Essenziali ma genuini. E dal contesto della Civiltà contadina si tramanda l’uso della zampogna. Che si lega alla religione cristiana assumendo un significato importante sia sul piano storico che antropologico. La zampogna è infatti lo strumento musicale utilizzato dai pastori che si ritrovarono davanti alla Grotta di Betlemme. A Natale gli zampognari, ancora col buio (e prima dell’inizio della Messa) diffondono dolci melodie allietando il risveglio delle persone, a partire dal giorno dell’Immacolata fino a quello dell’Epifania. Le nenie natalizie si diffondono per i vicoli e le stradine dei vecchi borghi per tutto il periodo della Novena. L’atmosfera diventa ancora più affascinante se dal cielo comincia a scendere qualche fiocco di neve a garantire candore al paesaggio. E’ questo il Natale più bello, il più atteso e, forse, il più vissuto.

 

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