Il testo del discorso del Capo dello Stato all’Università 

Unical, il Presidente della Repubblica inaugura Anno Accademico

 

Pubblichiamo, di seguito, il testo del discorso del Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, all’Università della Calabria.

 

UN FERVIDO AUGURIO a lei, Magnifico Rettore, al Senato Accademico, agli studenti e al personale dell’Università per l’anno che vi attende. E un omaggio affettuoso alla signora Giana Andreatta. Sono troppi, per poterli richiamare, i motivi e gli aspetti per i quali il paese, la sua vita democratica, la sua capacità di risposta alle sfide del nostro tempo, soffrono della mancanza di una personalità come quella di Nino Andreatta. Non solo sentono acutamente la sua mancanza quanti di noi lo hanno conosciuto, ne hanno condiviso gli affetti familiari, hanno come me coltivato la sua amicizia traendone indimenticabili frutti: per quel che ci riguarda, sentiamo la sua mancanza, più semplicemente, come persona di prorompente talento, di forte carattere, di straordinaria generosità e finezza umana. Ma c’è piuttosto da dire quanto prezioso per l’Italia sarebbe oggi il suo contributo: il contributo della sua competenza e della sua fantasia, della sua passione e del suo coraggio, del suo senso dell’interesse pubblico, al servizio di visioni anticonvenzionali dei problemi dell’economia e di scelte limpide e rigorose. Ma qui vorrei sottolineare due profili essenziali per la motivazione dell’omaggio che questa mattina gli rende l’Università della Calabria. Il primo è quello dell’esempio che più di ogni altro egli ha concorso a dare di come si possa far nascere in condizioni ambientali difficili, una Università campione, una università di eccellenza per qualità culturale, per proiezione internazionale, per radicamento nella realtà regionale, per serietà degli studi e, anche, per capacità di autogoverno e di uso oculare delle risorse. Non si faccia mai di tutta l’erba un fascio quando si parla criticamente di sistema universitario italiano; non si confonda, in particolare, il fenomeno deteriore, che purtroppo si è verificato, della proliferazione delle sedi, con la creazione della prima Università che abbia avuto la Calabria e con la quale si è colmata una penalizzazione storica di cui soffriva la regione: la si è colmata nello spirito non di una concessione al localismo ma della dotazione di un Ateneo di avanguardia come fattore di avanzamento economico, sociale e culturale. L’altro profilo che motiva l’omaggio di questa mattina a Nino Andreatta è quello della passione di un uomo del Nord per il Mezzogiorno. Passione che faceva tutt’uno, direi, con il sentimento di un dovere nazionale. Il sentimento e la passione che spinsero dopo l’unità di Italia Franchetti e Sonnino ad affiancarsi a Giustino Fortunato nelle analisi che fondarono il meridionalismo liberale, e che videro via via illuminati uomini del Nord impegnarsi in prima persona nell’azione per la rinascita del Mezzogiorno nei primi decenni del secolo scorso. In questo solco va collocata la figura di Nino Andreatta e va collocato il suo impegno in Calabria, per la fondazione dell’Università della Calabria nello spirito che ho ricordato. Non occorre dire quanto ci sarebbe bisogno che quella tradizione riprendesse vigore. Sarebbe una risposta eloquente a deleterie contrapposizioni tra Nord e Sud, a vecchie e nuove sordità verso le esigenze del Mezzogiorno, e anche a ogni forma di scoramento, di inerzia e stanca gestione dell’esistente in queste stesse regioni. L’esperienza di questa università per come venne pensata e varata da Nino Andreatta e per come è cresciuta in più di trent’anni, è motivo di fiducia per tutti noi.

 

Giorgio Napolitano

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