Celebrati a Pedivigliano i funerali del prof. Angotti

Ultimo saluto all’economista scomparso nei giorni scorsi

 

ERANO in tanti ieri pomeriggio (domenica scorsa, ndr) a Pedivigliano le persone che hanno partecipato ai funerali del professore universitario Ottavio Angotti, morto all’età di 73 anni all’ospedale civile di Brescia. Lascia tre figli: Tony, Roberto e Irene. In prima fila, nella chiesa di San Pietro e Paolo dove si è svolta la cerimonia funebre, oltre a Tony, che ha accudito amorevolmente il papà nella sua sofferenza, c’era anche la sorella Irene, arrivata l’altro giorno dagli Usa, l’anziano fratello Oreste e i parenti del compianto docente. Un intero paese e molti amici giunti dalla provincia si sono voluti stringere intorno ai familiari per dare all’illustre personalità l’ultimo saluto. Molti sono in queste ore di dolore gli attestati di stima pervenuti ai familiari, non solo dalla Calabria, dall’Italia ma anche dall’estero dove il professore Angotti ha lavorato come docente universitario di diritto tributario ed economista di fama mondiale. La splendida carriera professionale, non è stata la conquista personale, ma l’affermazione di un pediviglianese nel mondo, che gli è valsa la stima e l’affetto di un intero paese, uno dei figli prediletti che resterà nei cuori della sua gente. La Messa è stata celebrata da Don Giorgio Pilis, nell’omelia, il sacerdote ha riferito di aver appreso dai familiari che Ottavio Angotti era un uomo “timoroso di Dio e devoto alla Madonna”. "Una personalità, ha aggiunto – il prelato – fortemente immersa nella fede cristiana attraverso la quale ha raggiunto non solo il successo personale, ma lavorato per la conquista del bene comune”. Al termine del sacro rito religioso, Evelina Ambrosi, avvocato, ha abbozzato affettuosamente una seppur breve ma significativa e commuovente presenza del professore Angotti. “Un uomo apprezzato e stimato che esprimeva sempre gioia ed entusiasmo, generoso e altruista. Anche dopo la sua morte – ha proseguito – è stato capace di compiere un gesto di amore e altruismo donando le sue cornee. Un uomo forte, che non si scoraggiava davanti a niente, attaccato alla sua famiglia e alle sue origini. Un uomo dolce, sensibile, paziente che riusciva con poche cose a far sentire importante chiunque. Era soprattutto un uomo di fede – ha proseguito la giovane Ambrosi- che non l’hai abbandonato, ma gli ha dato la forza di combattere il suo male. Ripeteva sempre sia fatta la volontà di Dio e sono nelle braccia della Madonna”. Avviandosi alla conclusione, ha ricordato che il professore Angotti, uomo di grande coraggio ama ripetere  “nella vita c’è sempre un piano A e un piano B. Io penso – ha detto Evelina Ambrosi- che durante la sua malattia avrà pensato: piano “A” guarigione, piano “B” essere tra le braccia della Madonna”. Nel evidenziare  le grandi doti di straordinaria intelligenza, carisma, capace di grandi slanci, ambizioso, saggio e combattivo –conclude- ricordando che il docente, aveva grandi progetti per Pedivigliano, per la Valle del Savuto e per la sua Calabria”. Il professore Angotti, lascia un vuoto incolmabile in quanti l’ho hanno conosciuto, lavorato a fianco, apprezzato la sua umanità e la sua intelligenza. Ottavio Angotti nasce in Calabria a Pedivigliano, Cosenza il nove giugno del 1936. Diplomatosi col massimo dei voti all’Istituto tecnico per ragionieri a Cosenza, dopo la guerra emigra negli Stati Uniti, in California. Si laurea all’università Award in Economia. Dopo aver ricoperto numerosi e importanti incarichi, nel 1984 è Presidente della Consolidated Savings Bank di Irvine. Negli anni novanta lavora prima in Russia e poi come Docente di Economia alla Peking University e la ShenZen University in Cina. Non ultima, promotore di viaggi studio tra le università cinesi e quella calabrese di Arcavacata. Un uomo lungimirante e competente che aveva intuito come il mercato cinese fosse una possibilità concreta  per la Calabria. Durante una nostra intervista, alla domanda se riteneva la Cina un “miracolo economico”. Rispondeva: “No. E’ un miracolo della gente che ha buona volontà di lavorare e lavorare forte”. E quale progetto ha portato con se per l’Unical? “Stiamo lavorando con l’Università della Calabria e la città di Kunming, un centro di scambi fra la Cina e il resto del mondo musulmano. I 150 mila studenti di questa università avranno la possibilità di lavorare nell’Università della Calabria, facoltà di Farmacia nel progetto di ricerca KMU su vari “medicinali”che hanno grande successo in Cina, ma che non sono conosciuti qui in Italia. Un progetto di 25 milioni di euro, sponsorizzato dai cinesi utilizzando studenti calabresi”. L’Unical, quindi candidata per un ruolo importante e di primo piano con i cinesi? “Assolutamente si. Sono sicuro che la cosa più importante che la Calabria possa fare è quella di guardare alla Cina e la Cina all’Italia e all’Europa. L’Unical sarà il ponte fra la Cina e l’Europa. La Calabria patner privilegiato della Cina”.

Pasquale Taverna

 

Nella foto: un momento der rito funebre nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo, a Pedivigliano.

 

 

 

 

 

 

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