Veneziani e il suo “viaggio sentimentale” nel Sud

di Gaspare STUMPO

 

E’ STATO presentato a Cosenza, nei giorni scorsi, l’ultimo libro di Marcello Veneziani, giornalista e scrittore, direttore editoriale della rivista Il Borghese e collaboratore del quotidiano Libero. Sud. Un viaggio civile e sentimentale, questo il titolo del volume, è stato oggetto di una interessante discussione presso il  Ridotto del Teatro Rendano. L’autore ha partecipato anche alla chiacchierata sul tema ‘Veneziani e il Sud’ – organizzata presso l’enoteca ‘Cittu ci … senti alli Marzi”. Alla iniziativa marzese sono intervenuti anche Mimmo Barile e Mariano Angelitti. Il dibattito è stato coordinato da Ferdinando Perri. L’ultimo lavoro di Veneziani non è né una inchiesta, né un romanzo ambientato nel Mezzogiorno. E’ un ‘tour ideale’ tra immagini, luoghi e ricordi, che evidenzia pregi, difetti e genuinità di una terra che oggi ha bisogno di uno scatto di orgoglio per combattere i suoi atavici mali e affrontare con coraggio il futuro. Nell’occasione, Parola di Vita ha posto alcune domande all’autore.

 

 

– Dottor Veneziani, se dico Sud lei cosa risponde?

 

Io non ho idea di una esperienza del Sud, ho l’idea di molti Sud e mi sovvengono molte immagini del Sud. Naturalmente parto da quelle che mi sono più vicine, più care del Sud in cui sono nato. Le immagini sono infantili e sono legate alla Puglia, ad uno scorcio particolare di Puglia. Però subito la visione s’allarga perché ho un’idea – come dire – complessiva e unitaria del Sud, pur nella sua diversità. C’è un carattere del Sud, c’è un tratto naturale, culturale, atmosferico, climatico che mi evoca il Sud, che mi ricorda soprattutto la solarità. Se dovessi immaginare il Sud, immaginerei subito i pomeriggi infiniti del Sud: la controra, il sole, il mare. Quello è per me il Sud, poi altre cose: la campagna, alcuni paesi, le facce, le persone. La prima immagine è però solare.

 

 

Denatalità, emigrazione. Pensa che questi fenomeni possano incidere sull’identità del Sud?

 

Stanno già incidendo se consideriamo che per la prima volta nella storia il Sud ha superato in denatalità il Nord. Io ho l’impressione (e lo scrivo nel mio libro) che il Sud si stia vuotando: in parte per le fughe intellettuali, in parte per la denatalità. E lo svuotamento demografico ha come corrispettivo lo svuotamento culturale. Si svuota di contenuti il Sud. Cioè, il Sud non è più una realtà ma viene interpretato o attraverso i localismi (singole regioni, singole province) o attraverso immagini del passato. Il Sud come qualcosa che appartiene soltanto a ciò che è stato non a ciò che è. Questa è l’immagine che mi preoccupa più di tutte.

 

 

E dei nuovi fenomeni immigratori cosa può dire a proposito.

 

Al Sud l’immigrazione viene accettata con meno traumi rispetto al Nord, perché il Sud per sue tradizioni di emigrazione ha forse un’accoglienza più affabile nei confronti di chi viene da altri paesi. Ha ancora troppo viva la memoria dei propri emigrati, riesce a sopportare di più il peso della diversità anche perché larga parte di coloro che arrivano provengono dagli altri Sud. Quindi c’è una specie di consonanza pur con tutte le diffidenze, inevitabili rispetto a ceti disperati che in quanto disperati possono compiere anche azioni criminose. C’è un diverso grado di accoglienza del Sud rispetto al Nord ed è un punto in favore del Sud.

 

 

Ci sono realtà in Calabria, in  particolare nel reggino, dove l’immigrazione è vista come una ricchezza. Mi riferisco, per esempio, all’esperienza di Riace dove stati avviati progetti di accoglienza,  sostegno e integrazione a favore dei ‘migrantes’.

 

E’ un fatto avvertito in larga parte del Sud. Nel Sud non vengono rifiutati gli immigrati. Il tasso più alto di avversione agli immigrati è infatti nel Centro-Nord, soprattutto nel Nord, una realtà abituata all’immigrazione, che ha avuto prima flussi di meridionali e poi flussi dalla provincia. Questo indica anche una nostra convivialità che ci porta ad accettare l’altro con maggiore apertura: noi avevamo il senso greco che era il senso sacro dell’ospitalità.

 

In ultimo, il suo libro è considerato una sorta di ‘viaggio sentimentale’ all’interno del Sud. Cosa conferma a proposito.

 

Ho voluto che il sottotitolo del libro fosse ‘un viaggio civile e sentimentale’ – perché da una parte tento di fare un’analisi del Sud, ma dall’altra parte voglio raccontare il Sud. E lo racconto anche attraverso i sentimenti, non ultima la nostalgia per alcuni aspetti del Sud perduto. E’ un libro che non si vergogna dei sentimenti, cioè dell’attaccamento a una patria, a una famiglia, ad alcuni volti familiari. Credo che sia una ricchezza del Sud: non dovremo vergognarci e avere pudore dei sentimenti.

 

Grazie e buon lavoro.

 

 

 

Nella foto: Angelitti, Perri, Veneziani e Barile.

 

 

 

 Fonte

 

Commenti
Social Media Auto Publish Powered By : XYZScripts.com