In Calabria maxisequestro di reperti archeologici

Operazione dei Carabinieri: sequestri e alcune denunce

 

I CARABINIERI del Nucleo tutela culturale di Cosenza e i militari del comando provinciale di Vibo Valentia  sono stati protagonisti di un maxi sequestro di oltre settemila reperti, archeologici e paleontologici. Operazione importantissima su due fronti, da una parte, contrasta l’illecito mercato dei beni archeologici in Calabria, dall’altra, proficua per la quantità e qualità di materiale sequestrato. Infatti, per quanto riguarda il sequestro dei reperti archeologici, si tratta di uno dei più consistenti compiuti in Calabria; per quanto riguarda  la paleontologia, lo si può dire tra i più grandi anche a livello europeo. L’attività investigativa ha portato anche al sequestro del Museo provinciale di mineralogia e petrografia di Nicotera e alla denuncia di tre persone per impossessamento di beni archeologici e paleontologici e, in un caso, anche per ricettazione. Si aggiunge ai tre indagati un quarto, un vibonese, per aver tentato di esportare reperti provenienti dall’area di Locri. Il dato più significativo, a detta degli esperti, è quello relativo al sito paleontologico di Cessaniti, centro del vibonese, considerato tra i più importanti d’Europa. L’attività investigativa che ha portato al maxi-sequestro dei reperti è stata caratterizzata essenzialmente da due interventi distribuiti nel corso di circa un anno. Il primo, nel novembre dello scorso anno, una perquisizione nel Museo provinciale di mineralogia e petrografia che ha portato al sequestro di 123 reperti archeologici, 593 paleontologi e di 5 cassette colme di frammenti di vasellame, in più con il sequestro della struttura museale, allestita nelle sale del Castello Ruffo (nella foto). L’attività proseguiva nel corso dei mesi fino a che, lo scorso aprile venivano eseguite due perquisizioni domiciliari con il sequestro di 6mila e 600 reperti paleontologici e archeologici. La nostra terra ricca di tradizioni è stata calpestata come spesso accade da noi stessi. 

 

Fabrizio Del Marchesato

 

 

 

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