Rapporto Istat, famiglia italiana sempre in difficoltà 

di Gaspare Stumpo

POSTI DI LAVORO che si perdono, occupazioni precarie, problemi economici in aumento. La famiglia italiana è sempre più in difficoltà per via di una crisi dai contorni sempre più incerti. Nel suo Rapporto 2008 l’Istat fornisce dati molto seri circa la situazione del nostro Paese, soprattutto per quanto concerne le fasce più deboli e il Mezzogiorno, dove redditi bassi e disoccupazione continuano a provocare situazioni di profondo affanno e malessere sociale. Nelle oltre quattrocento pagine del dossier emerge – infatti – che un quinto delle famiglie italiane (6,3%) stenta seriamente ad arrivare alla fine del mese e l’identikit del ‘nuovo disoccupato’ è quello di un uomo di età compresa fra i 35 e i 54 anni, residente al centro-nord, con un livello di istruzione non superiore alla licenza secondaria, sposato o convivente, ex impiegato nell’industria. Diminuisce dunque il lavoro, aumentano gli impieghi precari e per la prima volta, dopo tredici anni, la crescita dei disoccupati risulta superiore a quella dei nuovi occupati. Tra il 2007 ed il 2008 gli uomini con una occupazione part-time, a termine o con una collaborazione sono stati 17 mila in più. Al contrario, quelli con un’occupazione a tempo pieno e con durata indeterminata risultano essere 107 mila in meno (73 mila tra i 35 ed i 44 anni). L’Italia è anche uno dei paesi dell’Unione Europea con la maggiore diffusione di situazioni di reddito relativamente basso: una persona su cinque é a ‘rischio di vulnerabilità economica’ – soprattutto nelle regioni meridionali. L’anno 2008 ha segnato pure il sorpasso, in termini di nuovi ingressi, dei cittadini extracomunitari rispetto a quelli comunitari. Nel corso del 2008 sono giunti nel nostro Paese circa 274 mila stranieri extracomunitari, contro i 185 mila provenienti dai paesi dell’area EU. Secondo l’Istat tale fenomeno deriverebbe da due cause principali: il rilascio di un consistente numero di permessi di soggiorno che si sono accumulati nei periodi precedenti, il rallentato ritmo di incremento degli ingressi di neocomunitari. Dei 3 milioni e 900 mila stranieri residenti in Italia al 1° gennaio 2009, la comunità più presente è quella romena (780 mila). Inoltre, nel 2007 sono stati celebrati oltre 34 mila matrimoni con almeno uno degli sposi straniero, il 13,8% del totale dei matrimoni registrati in Italia. La situazione di crisi dovrebbe toccare il suo punto più delicato nel prossimo mese di luglio con una successiva e lenta ripresa. I primi tre mesi del 2009 sono stati segnati, ricordiamo, da un sensibile calo del Pil dell’Eurozona (2,5% rispetto all’ultimo trimestre 2008). Il dato peggiore ha interessato la Germania (-3,8%); quindi l’Austria e l’Olanda (-2,8%), l’Italia (-2,4%), la Spagna (-1,9%) e la Francia (-1,2%). L’Unico paese dell’UE che sembra non aver subito gli effetti della recessione è la Polonia, che ha registrato una crescita trimestrale dello 0,4% e annuale dell’’1,9%. Polonia, Bulgaria e Repubblica Ceca sono infatti le uniche nazioni dove la crisi appare meno profonda rispetto alla media europea. In Italia, dunque, si assiste ad una diminuzione del Pil e a un aumento del tasso di disoccupazione con grandi, medie e piccole realtà imprenditoriali ormai al collasso. Da quanto emerge dal Rapporto Istat la percentuale di popolazione a basso reddito si attesta intorno 18,4% sulla base di valori del 2006, mentre l’incidenza massima risulta in Sicilia (41,2%), in Canpania (36,8%) e in Calabria (36,4%). Al contrario, valori nettamente meno elevati sono stati riscontrati in Valle d’Aosta (6,8%) e nelle province autonome di Bolzano (6,6%) e Trento (3,8%). Le regioni del Nord registrano infatti un livello di reddito pro capite intorno ai ventimila euro, quelle del Centro sui 18.500, mentre quelle del Sud si attestano sui 12.700 euro.

 

 

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