Comunità  montana, a rischio ventuno posti di lavoro

 

CON LA soppressione dei fondi statali determinata dalla nuova Legge finanziaria, dal primo gennaio 2010 l’Ente montano del Savuto deve fare i conti con problemi di Bilancio. Che significa mancata erogazione degli stipendi, dei servizi e degli oneri relativi ai mutui stipulati per progetti destinati allo sviluppo del territorio. In poche parole, fine di una esperienza avviata agli inizi degli Anni Settanta con l’intenzione di valorizzare le aree montane, spesso oggetto di discussione e provvedimenti di legge. Come l’ultimo, che delega le regioni al mantenimento in vita o alla cessazione degli enti in virtù della sentenza n. 238/2009 da parte della Corte Costituzionale. Un anno prima, ricordiamo, la Regione Calabria aveva provveduto al riordino delle comunità  montane, riducendone il numero (da ventisei a venti) ma riconoscendone il ruolo strategico per la promozione di politiche in favore della montagna. Un giro di vite che aveva portato anche al taglio del numero degli amministratori e dei consiglieri, con un risparmio finanziario stimato in poco più di quattro milioni di euro. Che però non ha contribuito ad evitare la ‘scure’ del Governo e lo stop, definitivo, dei finanziamento statali. Al provvedimento schoc contemplato nel testo dell’ultima Finanziaria era seguita la manifestazione del 30 dicembre 2009 presso la sede del Consiglio regionale da parte dei presidenti e dei lavoratori, con successivo incontro fra una delegazione del sindacato confederale, i capigruppi e il presidente Bova. "La Regione Calabria – si legge in una nota della Cms – ha assunto l’impegno di adottare una soluzione ponte per reperire i fondi necessari per il pagamento degli stipendi ai lavoratori". In una lettera aperta ai parlamentari calabresi, il presidente Giovanni De Rose nelle scorse ore ha sottolineato la gravità  della situazione in cui versano i venti enti montani calabresi, e lo stato di preoccupazione dei 416 dipendenti che da tempo sono in stato di mobilità  permente. Per il presidente della Comunità  montana del Savuto è urgente "mettere in campo ogni iniziativa tendente a conseguire il trasferimento del fondo consolidato alla Regione Calabria, cancellato illegittimamente dalla legge finanziaria 2010, reperire le risorse finanziarie necessarie per il pagamento dello stipendio dei dipendenti che non possono assolutamente correre il rischio di vedere interrotta la regolare erogazione delle spettanze". "Lavoratori – ha aggiunto De Rose – che con le loro qualifiche e specificità  rappresentano una risorsa per la Regione Calabria continuando a svolgere un ruolo insostituibile e prezioso a servizio dei comuni e dei territori montani". Nel documento il presidente della Comunità  montana roglianese si è appellato alla deputazione eletta in Calabria affinchè intervenga nelle sedi parlamentari al fine di assicurare sostegno ai dipendenti e, prima di tutto – "il legittimo trasferimento del fondo consolidato da parte dello Stato alla Regione Calabria". Giovanni De Rose asssieme al vice presidente Pasquale Altomare, nel tardo pomeriggio di ieri ha partecipato, a Lamezia Terme, ad un incontro del Consiglio direttivo del Partito Democratico, durante il quale, alla presenza dei consiglieri Franco Pacenza e Liliana Frascà , è stato discussa la questione delle comunità  montane e ribadito l’appello al Governo al Governo regionale ed ai parlamentari calabresi. Per Giovanni De Rose infatti "occorre fare chiarezza. Alla montagna – ha detto De Rose – si vuole riconoscere un ruolo nella programmazione dello sviluppo del proprio territorio? Si vuole che siano gli amministratori e con essi le genti di questi territori a governare il proprio futuro? Si vuole legittimare quello spirito di identità  e di appartenenza di cui è intrisa la nostra storia?".

Gaspare Stumpo

 

 

Nella foto: il presidente della Comunità  montana del Savuto, Giovanni De Rose.

 

Fonte della notizia: Il Quotidiano della Calabria.

 

 

 

 

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